RIFORMA PENSIONI 2023/ Quota 103, +10% in busta paga per chi sceglierà di non usarla

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, chi avendo maturato i requisiti per Quota 103 sceglierà di rimanere a lavorare avrà un guadagno in busta paga

Euro_banconote_monete_lapresse (LaPresse)

QUANTO AVRÀ IN PIÙ CHI RESTA AL LAVORO

Intervistato da Milano Finanza, Antonello Orlando, esperto di previdenza della Fondazione studi del Consiglio nazionale consulenti del lavoro, ricorda che accedendo a Quota 103 scatta un tetto alla pensione massima erogabile pari a circa 36.643 euro lordi annui fino al compimento dell’età di pensione di vecchiaia. Dunque questo tetto può durare anche cinque anni. Quanti resteranno al lavoro, anziché andare in pensione pur avendo maturato i requisiti per Quota 103, esonereranno “il proprio datore di lavoro a versare i contributi pensionistici, pari a una spesa del 23,81% della retribuzione lorda percepita. L’opzione ha una durata variabile in quanto potrà essere attivata dalla prima decorrenza utile di Quota 103. Durante tale periodo il datore di lavoro corrisponderà al lavoratore circa il 10% in più di retribuzione, pari alla quota di contributi normalmente trattenuta al lavoratore. Un decreto attuativo atteso entro l’inizio del prossimo mese di febbraio chiarirà le modalità attuative di questo bonus in busta paga”.

LA RIFORMA PENSIONI E IL TAGLIO DELLE ACCUSE: LA DIFESA DEL GOVERNO

Dopo la forte polemica sorta ieri per le dichiarazioni della Premier Giorgia Meloni sui motivi che hanno portato il Governo a togliere il taglio delle accise operato dal Governo Draghi, il tema della riforma pensioni torna ad essere toccato dagli esponenti della maggioranza come “motivazione” (non certo l’unica) per le scelte politiche operate in sede di Manovra 2023. Raggiunto dal Tg2, il vicepresidente vicario di Fratelli d’Italia al Senato, Raffaele Speranzon, spiega perché si è preferito far tornare le accise sui carburanti piuttosto che operare altri tagli.

«Fratelli d’Italia con coerenza ribadisce la volontà di intervenire sulle accise e lo farà nel corso di questa legislatura. In questo momento abbiamo fatto una scelta di buon senso, decidendo di destinare 10 miliardi di euro, un terzo della manovra finanziaria, per aumentare gli stipendi dei lavoratori attraverso il taglio del cuneo fiscale e le pensioni, a partire dalle più basse, e per sostenere le famiglie in difficoltà», spiega Speranzon. Ieri la Premier Meloni aveva sottolineato come «Invece di spalmare 10 miliardi abbiamo deciso di concentrare le risorse su chi ne aveva più bisogno. Abbiamo fatto una scelta che rivendico e che è di giustizia sociale». (agg. di Niccolò Magnani)

LE PAROLE DI REALFONZO E VISENTIN

In vista dell’incontro sulla riforma delle pensioni tra Governo e sindacati di settimana prossima, Riccardo Realfonzo, Presidente del Fondo Cometa, strumento di previdenza complementare dei metalmeccanici, propone, come riporta Askanews, “che venga varata dal governo una strategia finalizzata a tenere il risparmio dei lavoratori all’interno del nostro Paese. Questa non è una competenza di un cda di un fondo pensione, ma è una competenza di politica economica. È necessario che ci siano dei meccanismi di garanzia che permettano ai fondi pensione di investire nel Paese salvaguardando i rendimenti per gli aderenti”. Federico Visentin, Presidente di Federmeccanica intervenuto alla inaugurazione della nuova sede del Fondo Cometa a Milano, da parte sua ha spiegato che “investire come Fondo sulle imprese in crescita, con l’accompagnamento, per esempio, della Cdp per avere l’aiuto delle loro garanzie, può essere un processo condiviso per stimolare la crescita delle imprese Riteniamo che questo percorso sia una delle chiavi fondamentali per mantenere sempre più forte la manifattura in Italia”.

LE PAROLE DI BENAGLIA

Roberto Benaglia, Segretario generale della Fim-Cisl, ha ribadito “la necessità di innovare la previdenza complementare puntando su alcune priorità: la prima, favorire iniziative legislative già dal prossimo tavolo tra governo e sindacato, premiando e favorendo dal punto di vista fiscale la previdenza complementare, rilanciare il tema del silenzio assenso, soprattutto per favorire l’adesione dei giovani lavoratori al Fondo e infine, puntare sulla contrattazione come strumento di tutela – specie nella precarietà e nella discontinuità lavorativa che caratterizza una buona parte dei lavoratori, spesso giovani e donne – in maniera da consentire loro di avere una continuità di previdenza complementare che possa tutelarli sul piano pensionistico”. Il sindacalista si è anche augurato che il Fondo di previdenza complementare dei metalmeccanici Cometa “continui a sostenere sempre più l’obiettivo sociale del Fondo che è quello di costruire un pilastro importante e solido di sostegno – accanto al pilastro pubblico della previdenza – dando un’integrazione economica alle pensioni sempre più solida”.

RIFORMA PENSIONI, IL PUNTO DELL’USB PENSIONATI

Secondo l’Usb Pensionati, con la Legge di bilancio in tema di riforma delle pensioni il Governo mostra di rinunciare “a mettere mano all’intero sistema uscito dalle riforme Dini e Fornero con la modifica strutturale sia del diritto che della misura”. Con Quota 103, per esempio, “dopo Quota 100 e 102, non viene abrogata la ‘legge Fornero’ e si conferma l’età anagrafica di 67 anni come requisito per il pensionamento, insieme con la sua revisione periodica in funzione dell’aspettativa di vita che anche nella nuova tabella per il 2023 e 2024 individua in 71 anni il tetto per la definizione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo utili per il calcolo dell’importo della pensione. Argomento che non viene affatto toccato dall’intervento del Governo”.

LA CRITICA SULLA RIVALUTAZIONE DEGLI ASSEGNI

Secondo l’Usb Pensionati, “otre alla modifica del meccanismo automatico di rivalutazione delle pensioni il Governo ha deciso di intervenire per aumentare il valore delle pensioni minime inferiori o pari al trattamento minimo (525,38) solo per gli anni 2023 e 2024, riconoscendo per il 2023 un’ulteriore quota percentuale di rivalutazione pari a 1,5% elevati a 6,4% per i soggetti di età pari o superiore ai 75 anni e di 2,7% per l’anno 2024, rispetto al valore del trattamento minimo in vigore prima dell’applicazione delle nuove disposizioni. L’aumento del 6,4% delle pensioni minime valido solo per gli ultrasettantacinquenni e solo per l’anno 2023 porta il valore della pensione minima a 597,33 euro”, “valori assolutamente inaccettabili, che si limitano a mantenere solo una parzialissima difesa del potere di acquisto, rispetto al reale costo della vita”.

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