RIFORMA PENSIONI/ Cna chiede minime a 680 euro

- Lorenzo Torrisi

Giovanni Giungi è stato rieletto Presidente dalla Cna pensionati e, come spiega wereporter.it, ha subito avanzato una richiesta in tema di riforma pensioni

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LaPresse

CNA PENSIONATI CHIEDE MINIME A 680 EURO

Giovanni Giungi è stato rieletto Presidente dalla Cna pensionati e, come spiega wereporter.it, ha subito avanzato una richiesta in tema di riforma pensioni. “Vorremmo che la nostra pensione minima, che attualmente è di 502 euro, fosse rivalutata come in tutti i Paesi europei, portandola a 680 euro. Sono le cose minime che chiediamo”, ha detto Giugni, aggiungendo che “d’altronde la nostra popolazione anziana, che ha passato un periodo nero negli ultimi due anni, di qui al 2050 crescerà a dismisura. Abbiamo bisogno di tutelarli, perché se avranno una vita più lunga da vivere, ma non avranno le economie per potersi sostenere, non sarebbe un gran vivere”. Intanto Roberto Calderoli, come riporta Adnkronos, promette battaglia per smantellare il Reddito di cittadinanza e usare le risorse “per incentivare il lavoro, ma quello vero, per esempio aiutando le imprese che assumono o che salvano i posto di lavoro, e per difendere le attuali pensioni, per difendere la sacrosanta quota 100. Basta dare soldi a nullafacenti o furbetti, aiutiamo i nostri lavoratori e i nostri pensionati”.

PENSIONI QUOTA 41, LA SPESA CALCOLATA DALL’INPS

Intervenendo in Audizione alla Camera, il presidente Inps Pasquale Tridico ha spiegato che in merito ad una possibile riforma pensioni col metodo di Quota 41 arriverebbe a costare nel 2022 4,33 miliardi di euro. La spesa sarebbe però destinata a crescere ulteriormente negli anni a venire, fino a 9,75 miliardi per poi scendere solo attorno al 2031 a 9,2 miliardi di euro.

È stata confermato dalle ultime anticipazioni date dall’ANSA come nella prossima Manovra al momento dovrebbero essere 5 i miliardi stanziati dal Governo per il capitolo pensioni: di questa somma, parte servirà per la attutire la fine di Quota 100 continuano però a consentire alcune forme di uscita anticipata (Ape Sociale e requisiti ridotti rispetto allo “scalone” della legge Fornero). (agg. di Niccolò Magnani)

IL PAPER DEL FMI

Mentre si attende la Legge di bilancio per capire quali misure di riforma pensioni vorrà approvare il Governo, un paper del Fondo monetario internazionale evidenzia che la crisi determinata da Covid “potrebbe richiedere maggiori sforzi alle future riforme pensionistiche” e che “le misure per incoraggiare il pensionamento tardivo e gli strumenti per integrare i regimi pubblici possono sostenere l’adeguatezza delle pensioni” in linea con l’esigenza di contenere il debito pubblico. Come riporta Adnkronos, secondo il Fmi i Governi dovranno “garantire equità e sistemi pensionistici sostenibili nel mondo post-Covid-19”, soprattutto alla luce del fatto che “i costi della crisi sono pesati in gran parte sulle spalle delle generazioni più giovani, anche in termini di cicatrici e perdite di capitale umano”. Un’analisi che sembra quindi sconsigliare l’adozione di misure che vadano troppo in favore dei lavoratori vicini all’età pensionabile agevolando il loro ingresso in quiescenza a carico del bilancio pubblico.

LE PAROLE DI ACQUISTO E MICELI

Il segretario della Uil di Agrigento, Gero Acquisto, insieme al Coordinatore Ital Uil, Giovanni Miceli, evidenziano la necessità di interventi rapidi in tema di riforma pensioni in quanto, come riporta siciliatv.org diventa difficile dare certezze ai lavoratori sul loro futuro previdenziale. “Riceviamo centinaia di persone confuse riguardo l’accesso alla pensione e fare una consulenza  è diventato difficile. Le scelte pensionistiche dei nostri assistiti sono sempre scelte di vita personali, familiari, economiche e di prospettiva. Si tratta quindi di una fase di vita cruciale per centinaia di migliaia di italiani”, spiega Acquisto, secondo cui “è essenziale tutelare il diritto alla pensione ed è oltremodo impellente, nel farlo, cercare di favorire il diritto al lavoro dei giovani, le due cose sono strettamente correlate. Tante volte sulla carta è stato annunciato il cosiddetto ricambio generazionale, ahimè, con risultati deludenti”. Vedremo se questa volta le cose andranno in maniera diversa.

RIFORMA PENSIONI, LE RISORSE NELLA MANOVRA

Nel parere sulla Nadef espresso dalla commissione Lavoro della Camera, come spiega Il Sole 24 Ore, si chiede al Governo di “introdurre nella prossima Legge di bilancio disposizioni, anche di carattere transitorio, volte a garantire a specifiche platee di lavoratori l’accesso anticipato con requisiti ridotti rispetto a quelli previsti a regime” dalla Legge Fornero. Il quotidiano di Confindustria evidenzia che per il capitolo previdenza nella manovra dovrebbero essere stanziati 4-5 miliardi di euro, “una dote che dovrebbe essere ripartita più o meno equamente, a meno di non impossibili ripensamenti dell’ultima ora, tra la rivalutazione da garantire ai trattamenti nel 2022” e “le misure per rendere, almeno in parte, più morbido il ritorno in versione integrale alle regole introdotte dalla legge Fornero”.

IL PROBLEMA DELLE RIVALUTAZIONI

Sembra da escludere una proroga di Quota 100 come chiede la Lega. “Diverso il discorso per il Fondo nazionale per la flessibilità in uscita, proposto sempre dal Carroccio per garantire il pensionamento anticipato con 62-63 anni, che potrebbe trasformarsi in uno degli elementi di trattativa tra maggioranza e governo per la gestione del dopo Quota 100. Che nelle intenzioni del Pd e del ministero del Lavoro, dovrà essere prioritariamente concepita all’insegna della tutela dei lavoratori fragili o impegnati in attività gravose”. C’è da dire, tuttavia, che la scorsa settimana era emerso che solo per l’indicizzazione delle pensioni occorrerebbero circa 4 miliardi di euro. Dunque ci sarebbero pochissime risorse per misure all’insegna della flessibilità.

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