RIFORMA PENSIONI/ Cavallaro (Cisal): mandiamo in pensione le norme in vigore

- Lorenzo Torrisi

“È ora di mandare in pensione le norme in vigore per una vera riforma delle pensioni”. Così il Segretario Generale della Cisal, Francesco Cavallaro

Pensioni_Fornero_Cartello_Lapresse
Lapresse

CAVALLARO: MANDIAMO IN PENSIONE LE NORME IN VIGORE

“È ora di mandare in pensione le norme in vigore per una vera riforma delle pensioni”. Così il Segretario Generale della Cisal, Francesco Cavallaro, interviene in un dibattito che nelle ultime settimane vede il rincorrersi di diverse proposte e richieste. Come riporta agenpress.it, dal suo punto di vista “è necessario intervenire radicalmente sull’attuale disciplina abrogando quegli interventi, tra i quali sicuramente il calcolo contributivo, che oggi costringono i lavoratori a proseguire l’attività fino all’ultimo giorno per poi ritrovarsi con una pensione ‘da fame’”. In questo, dunque, Cavallaro sembra concordare con le istanze della Cgil. Anche se c’è da dire tuttavia che il sistema contributivo non è certamente una novità degli ultimi anni. Per il leader della Cisal è poi importante che l’età pensionabile venga “fissata a 62 anni dando libertà ai lavoratori, dopo il raggiungimento dell’età minima, di poter scegliere il momento opportuno per collocarsi in quiescenza in base alle loro esigenze”. Anche perché “più è lontana la pensione per i lavoratori, più tardi i giovani si affacceranno al mondo del lavoro”.

CAPONE BOCCIA LA PROPOSTA DI TRIDICO

Paolo Capone boccia la proposta di riforma pensioni di Pasquale Tridico, spiegando che “riduce il livello di tutele economiche e finirebbe per introdurre un regime penalizzante per i lavoratori, pertanto va assolutamente respinta”. Il Segretario generale dell’Ugl ribadisce “l’importanza di una riforma strutturale fondata sulla flessibilità in uscita per i lavoratori che hanno effettuato almeno 41 anni di versamenti, raggiungendo, in alternativa, i 62 anni di età e i 20 di contributi. Non sono accettabili compromessi al ribasso sulla pelle dei cittadini italiani, soprattutto in vista del prossimo blocco dei licenziamenti che acuirà una crisi sociale drammatica, basti pensare alle 96 mila mamme che hanno perso il lavoro durante la pandemia, come denunciato nel rapporto di Save the Children. Ci opporremo categoricamente al ritorno alla Legge ‘Fornero’ e all’applicazione di misure lacrime e sangue auspicate da Bruxelles. È il momento di fare sentire forte e chiara la voce dei lavoratori senza chiedere elemosine, ma pretendendo ciò che spetta di diritto dopo anni di sudore e di sacrifici”.

MISIANI: SERVE MECCANISMO DIVERSO DA QUOTA 100

Secondo Antonio Misiani, una volta terminata Quota 100 a fine anno per la riforma pensioni occorre “introdurre un meccanismo diverso, più equo e sostenibile rafforzando gli strumenti di flessibilizzazione dell’età di pensionamento per favorire i lavori usuranti e gravosi”. Secondo quanto riporta La Stampa, per l’ex viceministro dell’Economia va anche prestata particolare attenzione “ai carichi di cura delle donne”. Il quotidiano torinese cita anche il capogruppo di Forza Italia in commissione Lavoro alla Camera, Paolo Zangrillo, secondo cui la prossima riforma delle pensioni “deve essere equa e sostenibile. Occorre tener conto del contesto generale e prendere atto che non tutti i lavori sono uguali, e poi c’è il tema delle donne, col problema delle carriere discontinue legate alla maternità”. Intanto, come ricorda Ansa, è tornata a riunirsi la commissione tecnica incaricata di studiare la gravosità delle occupazioni dopo la modifica della sua composizione. Tra i nuovi componenti c’è anche l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano.

LE PAROLE DI DIDONÈ

Emilio Didonè evidenzia che il Covid è arrivato inaspettato, ma “ha semplicemente esaltato problematiche che noi già denunciavamo. Gli affollamenti ai pronto soccorsi c’erano già due-tre anni fa, così come le liste d’attesa. Nel 2011 questo Paese ha scelto di dimezzare i letti, passando da 6,7-7 ogni 1000 a 3,6. Quel Governo tecnico non toccò solo le pensioni, ma anche la carne viva, la sanità. Con la pandemia, c’è stata un’esplosione di questi problemi”. Il Segretario generale della Fnp-Cisl della Lombardia, come riporta corrieredelleconomia.it, spiega anche che con l’invecchiamento della popolazione “questo Paese deve assumersi la responsabilità politica dell’invecchiamento, organizzando i servizi sanitari e sociali”. Senza dimenticare, in questo periodo in cui si parla tanto di riforma pensioni, che c’è stato uno scambio generazionale: “I pensionati hanno supportato figli e nipoti con le pensioni, ma io ho ricevuto molte telefonate da questi giovani che non potevano andare a trovare i nonni. Questo scambio deve continuare perché non è vero che i vecchi portano via qualcosa ai giovani”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI CACOPARDO

In un intervento pubblicato su Italia Oggi, Domenico Cacopardo critica le richieste di Maurizio Landini in tema di riforma pensioni, spiegando che significano “affossare i conti dell’Inps e mettere in discussione la solvibilità dello Stato in questa materia. C’è da chiedersi se coloro che formulano simili proposte siano in sensi e se sappiano cosa dicono e quali ne siano le conseguenze”. L’ex Consigliere di Stato evidenzia in particolare che la rivendicazione del Segretario generale della Cgil sul superamento del metodo contributivo è “una richiesta irresponsabile di un sindacato alla ricerca di spazi di manovra e di presenza politica. Ci sono tante ragioni per le quali il metodo contributivo va difeso con decisione. Esso è la condizione necessaria e imprescindibile per l’equilibrio della gestione pensionistica”.

LA CRITICA ALLA CGIL

Per Cacopardo, “immaginare, nel momento in cui il bilancio dello Stato si aggrava di oneri non previsti e derivanti dalla pandemia e dal servizio del debito ulteriore che stiamo accendendo possiamo reintrodurre l’età pensionabile di 62 anni e il metodo retributivo rappresenta un’ennesima follia, una delle tante che hanno messo in crisi il sindacato e allontanato i lavoratori”. L’ex magistrato ci tiene anche a precisare di aver militato in anni lontani nella Cgil e dal suo punto di vista “il ruolo del sindacato, quello che il sindacato si conquistò in decenni di battaglie politiche e sociali, è essenziale e, perché sia essenziale, è necessario un sindacato non radicale ma un sindacato contrattualista e riformista”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA