RIFORMA PENSIONI/ Ultime notizie. Quota 100 e il dubbio sul riscatto agevolato

- Lorenzo Torrisi

La riforma pensioni con Quota 100 ha introdotto un riscatto agevolato della laurea. Ma c’è ancora un dubbio al riguardo che l’Inps dovrebbe dissipare

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IL DUBBIO SUL RISCATTO AGEVOLATO

La riforma pensioni con Quota 100 ha introdotto un riscatto agevolato della laurea. Non è ancora chiaro però se tale provvedimento riguardi solamente gli anni di corso dopo il 1996. Un lettore del sito di Repubblica ha quindi chiesto all’esperto di pensioni se l’Inps si sia pronunciata in merito, visto che alcuni suoi anni di studi sono antecedenti all’entrata in vigore del sistema contributivo. Il testo della risposta a cura della Fondazione studi consulenti del lavoro è il seguente: “L’Inps non ha ancora espresso un parere circa la possibilità di riscattare con metodo agevolato (art. 2 c. 5quater Dlgs. 184/1997) anche per gli anni precedenti al 1996. Visto il tenore letterale della norma, nel caso di opzione per il metodo contributivo, il riscatto risulta richiedibile in modalità agevolata. Qualora questa tesi dovesse trovare conferma anche in via di prassi, nel suo caso sarà necessario dapprima riscattare una settimana di corso legale di studi collocata prima del 1996 in modo da potere esercitare l’opzione contributiva.Successivamente dovrà presentare domanda per esercitare l’opzione per il metodo di calcolo contributivo e, in ultima battuta, potrà presentare domanda per il riscatto agevolato per i restanti anni di corso legale di laurea”.

QUOTA 100, IL PUNTO SULLE DOMANDE

Con l’occasione del Rapporto Inps è stato possibile avere un aggiornamento su Quota 100, la novità principale della riforma pensioni. Complessivamente, alla fine di giugno, sono state “poco meno di 155.000 le domande arrivate: la gran parte è stata presentata nelle regioni del Nord (40%) e del Mezzogiorno (35%), prevalentemente da uomini e da assicurati delle gestioni private. Mediamente l’importo della pensione mensile per le domande accolte è pari a circa 1.900 euro, con scostamenti che dipendono dal genere e dall’area. Il 33% delle domande è stata presentata da iscritti alle Gestioni Pubbliche. Il 46% di questi si collocano nel Mezzogiorno, il 33% nel Nord, poco più del 20% nelle regioni del Centro Italia. La distribuzione per età evidenzia una concentrazione tra i 63 e i 64 anni, senza differenze significative tra uomini e donne. Infine, il dettaglio sui singoli fondi mostra che tra i privati circa un terzo e a carico delle gestioni autonome e circa il 10% ha utilizzato il cumulo tra più gestioni; per le donne eÌ soprattutto il settore pubblico a pesare”.

L’IMPEGNO SULLE PENSIONI D’INVALIDITÀ

Lorenzo Fontana è passato dall’essere ministro per le Politiche per la famiglia a diventare responsabile del dicastero per i Rapporti con l’Ue. In un’intervista a La Verità ha voluto ricordare l’impegno del Governo per una riforma pensioni con riferimento agli assegni di invalidità. “Tante cose sono state finite, altri progetti a cui abbiamo lavorato in questi mesi a giorni vedranno il compimento. Il potenziamento delle pensioni di invalidità rimane un obiettivo fondamentale, che necessita dell’impegno di tutto il governo e che sono sicuro sarà portato avanti. Conto inoltre che vada in porto il nostro progetto dell’assegno unico familiare mensile: un beneficio economico di grande sostegno per il ceto medio volto a invertire il drammatico calo demografico che interessa da anni il nostro Paese”, ha detto Fontana. Dunque da parte della Lega, considerando anche le parole di Matteo Salvini sul tema, sembra esserci la volontà di intervenire effettivamente per aumentare gli importi delle pensioni di invalidità. Resta da capire con quale tempistica ciò avverrà.

ALLARME SANITÀ CON PENSIONI QUOTA 100

Non è certo la prima volta che scatta l’allerta dal mondo della Sanità in merito ai tanti aderenti alla riforma pensioni di Quota 100 che di fatto ha reso gli ospedali molto più vuoti tanto oggi quanto soprattutto nei prossimi mesi: secondo l’allarme lanciato dalla Fiaso – Federazione Aziende Ospedaliere – sono migliaia i medici, gli infermieri e gli altri operatori sanitari che hanno lasciato il lavoro prima della pensione “normale” approfittando della misura lanciata dal Governo. I numeri sono imponenti visto che a maggio 2019 i pensionamenti con Quota 100 sono stati 5.325, il 30% di quelli complessivi. «Quota 100 rischia di far aumentare del 24% i pensionamenti anticipati del personale sanitario. accentuando le criticità già esistenti e mettendo in discussione l’offerta assistenziale, al punto da porre le aziende sanitarie nella condizione di dover individuare soluzioni per scongiurare l’interruzione di pubblico servizio», spiega il Presidente Fiaso Francesco Ripa di Meana. (agg. di Niccolò Magnani)

TRIDICO E IL FONDO INPS

Nel presentare il Rapporto annuale dell’Inps, Pasquale Tridico ha proposto una riforma pensioni per fare in modo che l’Istituto da lui presieduto possa istituire un fondo pubblico per la previdenza complementare, così anche da incentivare l’uso di questo strumento da parte degli italiani, le cui iscrizioni ai fondi pensionistici non sono alte come in altri paesi. Camillo Linguella, in un intervento su finanza.com, fa la seguente annotazione: “A parte il fatto che in questi anni i fondi complementari si sono comportati egregiamente affrontando una crisi economica con nervi saldi e portando a casa perfomance di tutto rispetto, da anni i fondi vogliono investire nell’economia reale, ma di questa scelta, di questa volontà che è stata annunciata, di questo fondo ‘alternativo’, di questo nuovo indirizzo dei compiti istituzionali che si vogliono dare all’Inps, di fare il dominus di tutta la previdenza, di primo e di secondo pilastro, di chi è la competenza?”. Una domanda non certo priva di fondamento. Vedremo se il Presidente dell’Inps tornerà sull’argomento.

DE PALO E LE PENSIONI

La crisi demografica dell’Italia ha conseguenze che sono legate anche alla riforma pensioni. Lo evidenzia anche Gianluigi De Palo in un’intervista all’agenzia Sir, nella quale spiega che “il drastico calo delle nascite non è una questione meramente statistica, ma va a incidere anche sul sistema delle pensioni, del welfare e della sanità, che oggi è gratuita ma sarà a pagamento, e la cosa grave è che si stanno spopolando interi paesi con migliaia di persone che cercano lavoro all’estero. Stanno diminuendo, inoltre, le classi scolastiche”. Il Presidente del Forum delle Associazioni familiari aggiunge quindi che “oggi come oggi, fare un figlio è un modo di seminare futuro, perché quel bambino messo al mondo pagherà la pensione di chi oggi afferma queste cose. Il figlio non pagherà la pensione solamente a suo padre o a sua madre, ma a tutti. Per questo insistiamo molto nel far passare il concetto che i figli sono un bene comune. Non è una questione ideologica. O legata esclusivamente ai valori della Chiesa cattolica”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI MANTOVANI

Continua a far discutere la riforma pensioni che è intervenuta anche sulle indicizzazioni con un blocco parziale. “Le cifre parlano chiaro: la reiterata, mancata o parziale indicizzazione delle pensioni al costo della vita non è altro che un’altra versione del pensionato-bancomat che i governi recenti e passati hanno introdotto. Alla quale va poi a sommarsi l’abusato contributo di solidarietà, una forma sussidiaria e a nostro parere incostituzionale di prelievo fiscale che, in quanto tale, dovrebbe essere applicato a tutti i cittadini compresi nelle categorie individuate e non solo ai pensionati ‘colpevoli’ di ricevere una pensione medio-alta commisurata a una vita contributiva corrispondente”, ha detto Mario Mantovani, Presidente della Cida, che ha commentato uno studio di Alberto Brambilla e Antonietta Mundo anticipato da L’Economia, l’inserto del Corriere della Sera.

I PENSIONATI PIÙ COLPITI

Secondo quanto riporta Labitalia, Mantovani ha in particolare evidenziato come nello studio viene dimostrato “che proprio quei pensionati che i contributi e le imposte le hanno pagate per tutta la vita, e grazie ai quali percepiscono pensioni pari o superiori a 4 volte il trattamento minimo, cioè 2.052 euro lordi al mese, sono quelli più colpiti dalla parziale indicizzazione dei loro emolumenti al costo della vita. Una palese ingiustizia, sia perché va a colpire persone che hanno contribuito attivamente alla crescita ed allo sviluppo del Paese, sia perché il tutto viene camuffato da operazione di equità sociale e di sanatoria di presunti privilegi”.

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