Riforma pensioni/ Il rischio di taglio degli assegni di vecchiaia

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, tra le raccomandazioni europee da seguire per il Recovery plan c’era un taglio generalizzato degli assegni di vecchiaia

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(LaPresse)

IL RISCHIO DI TAGLIO DELLE PENSIONI DI VECCHIAIA

Come noto, il Recovery Plan dell’Italia dovrà tener conto anche delle Raccomandazioni della Commissione europea all’Italia degli ultimi due anni. In questo senso Gianfranco Polillo, in un articolo pubblicato su formiche.net, evidenzia che in tema di riforma pensioni “la Commissione non aveva raccomandato di ‘attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica e creare margini per altra spesa sociale’”, come si legge nella Linee guida per il Recovery Plan trasmesse dal Governo al Parlamento. Bruxelles aveva invece chiesto “un taglio generalizzato delle pensioni di vecchiaia, per fare cassa e quindi finanziare altre spese. Una prospettiva non solo ben più preoccupante, ma in aperta violazione del principio del ‘legittimo affidamento’, che costituisce uno dei cardini principali del diritto europeo. E comunque non proprio un assist per la campagna elettorale”. Di certo un’annotazione non proprio rassicurante su quello che potrebbe accadere.

LA NOVITÀ DEL DECRETO AGOSTO

Una novità importante in tema di riforma pensioni potrebbe arrivare con il Decreto agosto. Come spiegano Ferdinando Uliano e Valerio D’Alò (Fim), Pietro Locatelli (Fiom), Luca Colonna e Andrea Farinazzo (Uilm), è stato infatti presentato un emendamento per riconoscere ai lavoratori del settore rotabile ferroviario, esposti a fibre di amianto, il beneficio pensionistico previsto dalla Legge di Bilancio 2016, purché in possesso, alla data del 30 giugno 2020 “dei requisiti contributivi maturati entro il 2019, nonché dell’idonea certificazione emessa da Inail ed Inps”. Come riporta il sito di Sky Tg24, i sindacalisti chiedono “a tutte le forze politiche presenti in Parlamento di approvare senza indugio l’emendamento proposto, avviando la soluzione dell’annosa vertenza e consentendo l’accesso al pensionamento dei primi 250 lavoratori esposti all’amianto”. Il che rappresenterebbe “una prima importante tappa, per poi concentrarsi sulla legge di bilancio 2021 per quanti matureranno il requisito nel corso dell’anno corrente”.

IL COLLEGAMENTO TRA RIFORMA PENSIONI E REFERENDUM

In un intervento pubblicato su redacon.it si affronta il tema del referendum costituzionale del 20-21 settembre riallacciandolo agli argomenti di riforma pensioni. Infatti, l’autore Alberto Tondelli evidenzia che pur essendo vero che i risparmi di spesa che si avranno per via del taglio del numero di parlamentari sono piuttosto modesti, è “altrettanto vero che questo piccolo gruzzolo potrebbe essere impegnato per una piccola integrazione delle pensioni minime” e che non sono certi sporadici i casi in cui si parla dei privilegi dei parlamentari. “Cosa rispondono i mille Parlamentari a tutti quei pensionati, disoccupati e famiglie che vedono sempre più allontanarsi quel minimo di tranquillità economica alla quale hanno diritto dopo una vita di lavoro e dopo il contributo dato al nostro Paese per la ricostruzione postbellica?”, aggiunge Tondelli, secondo cui deve essere ben chiaro che in tema di riforma pensioni bisognerà fare in modo che le regole dei politici siano uguali a quelle degli altri cittadini.

SINDACATI IN PIAZZA

A ridosso delle Elezioni e due giorni dopo l’incontro con il Governo per dirimere la road map sulla nuova riforma pensioni, i sindacati nazionali scendono nelle piazze d’Italia con lo slogan “Ripartire dal Lavoro”. Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato una giornata di mobilitazione nazionale per chiedere una maggiore partecipazione attiva dei sindacati alla costruzione del futuro del Paese post Covid. Nella nota di presentazione, le tre sigle rilanciano «La proroga degli ammortizzatori e del blocco dei licenziamenti non produrrà gli effetti desiderati se il Paese non sarà in grado di ripartire attraverso una progettualità e una visione che concentri la propria azione sul lavoro, sulla persona e di conseguenza sulle necessarie riforme, a partire da quella  fiscale». Cgil, Cisl e Uil chiedono di essere coinvolti nei progetti del Recovery Fund dei prossimi mesi: «servono nuove risposte in particolare per giovani, donne e pensionati che in questi mesi hanno pagato, più di altri, la mancata pianificazione di misure in grado di garantire un supporto concreto. Il Paese ha bisogno di ricomporre un tessuto sociale che l’emergenza Covid ha messo e sta mettendo tutt’ora a dura prova, a partire dal sistema sanitario». (agg. di Niccolò Magnani)

L’INTRECCIO TRA ELEZIONI REGIONALI E PENSIONI

Anche se dal comitato che sostiene la candidatura di Vincenzo Ceccarelli per un seggio da consigliere regionale in Toscana si spiega che “in queste elezioni non si compiono scelte sulle tasse, sulle politiche migratorie o sulla riforma delle pensioni”, il collega di partito Nicola Ciolini, anch’egli in corsa nel Pd per il Consiglio regionale toscano, evidenzia la necessità di dare “un segnale importante e concreto per ripartire: ridurre le tasse su lavoro e pensioni e rilanciare consumi e occupazione. La Regione può e deve dare l’esempio”. Anche il voto locale, dunque, sembra avere un’importanza per le vicende legate al tema previdenziale, sul quale ha insistito non poco nei suoi comizi per sostenere i candidati locali della Lega anche Matteo Salvini. Intanto l’Inps fa sapere che “con il mese di agosto si registra un incremento dei nuclei beneficiari di Reddito/Pensione di Cittadinanza di oltre il 23% rispetto al corrispondente dato del mese di gennaio 2020 (1,304 milioni di famiglie vs 1,059 milioni del mese di gennaio) e un aumento del 20% del numero di persone coinvolte, che sono passate da 2,562 milioni di gennaio a 3,081 milioni registrate nel mese di agosto”.

RIFORMA PENSIONI, LE RICHIESTE DELLA CIDA

Il Presidente della Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, Mario Mantovani, avverte il Governo che se della misura che dovrà sostituire Quota 100 si parlerà in un nuovo incontro a fine mese con le parti sociali sulla riforma pensioni, “è bene chiarire subito che è prioritario definire meccanismi di flessibilità in uscita che risolvano il problema dello ‘scalone’ determinato dalla fine di ‘quota 100’. E consentano di evitare ulteriori squilibri e diseguaglianze, scartando soluzioni eccessivamente onerose per chi sceglie di lasciare prima il lavoro; ad esempio abolendo il divieto di cumulo fra redditi da pensione e da lavoro”. Per il numero uno della Cida è poi importante cercare di aumentare il ruolo della previdenza complementare nel sistema.

IL RUOLO DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Dal suo punto di vista, infatti, essa potrebbe rappresentare “uno strumento di flessibilità in uscita, diventando una risorsa per quelle figure professionali (come i dirigenti) sempre più caratterizzate da carriere discontinue, consentendo di ‘colmare’ eventuali periodi di vuoti contributivi o di contribuzione figurativa”. In questo senso, secondo Mantovani, sarebbe quindi “utile alzare il limite della deducibilità fiscale degli investimenti in previdenza complementare, da anni fermo ad un ‘tetto’ di poco superiore ai 5mila euro”. Resta poi importante separare previdenza e assistenza, dato che mostrerebbe “la sostenibilità della spesa pensionistica una volta depurata della componente assistenziale, che non può non ricadere nella fiscalità generale”.

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