Riforma pensioni/ Proietti: serve flessibilità diffusa a 62 anni

- Lorenzo Torrisi

Mancano poche ore alla ripresa del confronto tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni. Domenico Proietti ricorda le richieste della Uil

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LE PAROLE DI PROIETTI

Mancano poche ore alla ripresa del confronto tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni e Domenico Proietti fa sapere di attendersi dall’esecutivo alcune risposte chiare, in particolare “sulla proroga dell’ampiamento della platea delle categorie dell’Ape sociale, con attenzione agli effetti sull’occupazione generati dalla crisi; sulla proroga di opzione donna; sul completamento della salvaguardia degli esodati; sul rafforzamento della quattordicesima per le pensioni e sul riaccendere i riflettori per promuovere le adesioni ai fondi pensione”. Secondo il Segretario confederale della Uil, è necessario poi “affrontare il tema di una flessibilità più diffusa intorno ai 62 anni che potrà essere utile a gestire la fase di ristrutturazione produttiva post-Coronavirus; valorizzare ai fini previdenziali il lavoro di cura e la maternità delle donne; tutelare le future pensioni dei giovani e migliorare il meccanismo della rivalutazione per le pensioni in essere”. In sindacalista ricorda che questi temi saranno anche al centro delle manifestazioni di Cgil, Cisl e Uil in programma venerdì su tutto il territorio nazionale.

IL CHIARIMENTO ADE PER I DIPENDENTI PUBBLICI

In tema di riforma pensioni val la pena segnalare la notizia riportata da pensionioggi.it, relativa al contenuto della risoluzione 51/E del 9 Settembre 2020 con la quale l’Agenzia delle Entrate risponde a un quesito proposto da una Pa in relazione alla nuova disciplina fiscale di favore introdotta con la legge di bilancio per il 2018 per i dipendenti pubblici. Il portale specializzato spiega infatti che in base a tale risoluzione non sono previste agevolazioni fiscali “per le prestazioni integrative erogate in forma di rendita periodica per gli ex dipendenti pubblici sui montanti maturati sino al 31 dicembre 2017”. In buona sostanza, quindi, non c’è possibilità, per le prestazioni di previdenza complementare dei dipendenti pubblici, che i montanti maturati dall’1/1/2007 al 31/12/2017 siano soggetti “a tassazione con una ritenuta a titolo di imposta del 15%, che si riduce di 0,3 punti percentuali per ogni anno eccedente il 15° anno di partecipazione al fondo pensione, con un limite massimo di riduzione di 6 punti”.

QUOTA 102, BRAMBILLA FISSAVA COSÌ LE PRIORITÀ

Era il 9 settembre scorso quando Alberto Brambilla (ex consigliere economico Lega e presidente di Itinerari Previdenziali) parlava della Quota 102 come potenziale nuova riforma pensioni da adottare come naturale successione alla riforma Lega-M5s. Il tema cardine è la flessibilità in uscita, con Brambilla che fissava così però i punti essenziali e irrinunciabili: «necessario eliminare l’indicizzazione sulle pensioni anticipate, basate sull’anzianità contributiva e non sull’età. Non esiste al mondo un sistema previdenziale che indicizza l’anzianità di servizio». Non solo, per l’economista è essenziale un’uscita dal mondo del lavoro a 64 anni di età con 37-38 anni di contributi, senza meccanismi di penalizzazione. Nella lunga intervista a Pmi.it Brambilla aggiungeva inoltre questa sottolineatura importante: «è difficile per le nuove generazioni raggiungere 42 anni di anzianità contributiva» e per questo la Quota 102 potrebbe risultare una possibilità, «introdurre la possibilità di ritirarsi in anticipo, a 64 anni (qui, applicando gli scatti di aspettativa di vita), con un minimo contributivo di 37 o 38 anni». (agg. di Niccolò Magnani)

LE PAROLE DI GHISELLI

Manca poco alla ripresa del confronto tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni e Roberto Ghiselli, intervistato da pensionipertutti.it, dice di aspettarsi proposte concrete dall’esecutivo. Da parte sua il sindacato chiederà di prorogare Opzione donna e Ape social, estendendo la possibilità di accesso a quest’ultima ai disoccupati e ai lavoratori più esposti al rischio contagio “come tutti gli operatori della sanità e dei servizi alla persona, dell’istruzione, della vendita al dettaglio”. Il Segretario confederale della Cgil spiega inoltre che “sui lavori gravosi chiederemo anche la riduzione da 36 a 30 anni minimi di contributi in modo da far rientrare molte categorie caratterizzate dal lavoro discontinuo, come gli edili. Per i precoci inoltre andrebbe rimosso il requisito di avere maturato un anno di contributi prima dei 19 anni di età, confermando il nostro obiettivo dei 41 anni per tutti”. Dal sindacalista arriva anche la conferma di voler un intervento per rendere più facile il ricorso all’isopensione e ai contratti di espansione per favorire il ricambio generazionale nel mercato del lavoro.

RIFORMA PENSIONI, L’IPOTESI DI QUOTA 102

Si avvicina l’incontro tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni e, secondo quanto riporta Il Messaggero, l’esecutivo sarebbe pronto a presentare una proposta basata su Quota 102, da raggiungere con 64 anni di età e 38 di contributi. Si tratterebbe quindi di una sorta di Quota 100 vista al rialzo e che comporterebbe anche una penalizzazione pari a circa il 3% del montante contributivo per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 previsti per il pensionamento di vecchiaia. Secondo il quotidiano romano, “tale meccanismo, peraltro, potrebbe divenire anche uno strumento da utilizzare insieme agli ammortizzatori nella gestione delle crisi aziendali dei prossimi mesi, soprattutto dopo che sarà stato spento l’attuale stop ai licenziamenti”. Occorrerà vedere quale sarà nel caso la reazione dei sindacati, considerando che comunque mediamente i beneficiari perderebbero il 5% del loro assegno. Un importo di non poco conto, ma che potrebbe essere accettato nel momento in cui si desiderasse raggiungere il traguardo pensionistico anticipatamente.

RIFORMA PENSIONI, L’EFFETTO DEL SISTEMA CONTRIBUTIVO

Secondo Nicola Salvagnin, ci troviamo dinanzi a un “momento buono per riformare il sistema di welfare italiano”, che dovrà adattarsi ai cambiamenti demografici in atto, a partire dalle pensioni. Posto che il sistema contributivo diventerà sempre più prevalente, dal suo punto di vista sarebbe il caso, in materia di riforma pensioni, eliminare i requisiti anagrafici e contributivi per l’accesso alla quiescenza, lasciando ai lavoratori la scelta sul da farsi in base all’importo pensionistico che andranno a incassare, che potrebbe essere facilmente calcolato con i sistemi informatici al momento disponibili. Un altro intervento importante, secondo quanto si legge in un articolo riportato dall’agenzia Sir, riguarda la separazione dell’assistenza sociale dalla previdenza.

I LAVORI FERMI DELLA COMMISSIONE TECNICA ASSISTENZA-PREVIDENZA

Una richiesta, quest’ultima, fatta anche da tempo dai sindacati. Resta in tal senso da capire se riusciranno a partire e ad arrivare a compimento i lavori della commissione tecnica preposta a studiare tale separazione. Nelle scorse settimane, infatti, Domenico Proietti aveva evidenziato che ancora le attività della commissione non erano iniziate. Anche per quella chiamata a rivedere le categorie di lavori gravosi che dovrebbero avere diritto ad agevolazioni per l’accesso alla pensione. Il Segretario confederale della Uil aveva anche ricordato che la colpa di tali ritardi non erano da attribuire al ministero del Lavoro. Vedremo come questa vicenda sarà affrontata nell’ambito del confronto tra Governo e sindacati che ripartirà tra poche ore.

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