RIFORMA PENSIONI/ Cazzola: sui giovani meglio Fornero dei sindacati

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le parole di Giuliano Cazzola sugli interventi necessari per tutelare i giovani e chi si trova nel sistema contributivo pieno

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CAZZOLA: SUI GIOVANI MEGLIO FORNERO DEI SINDACATI

Nell’intervista a pensionipertutti.it, Giuliano Cazzola spiega che in tema di riforma pensioni, per quanto riguarda “il trattamento di garanzia resto affezionato alla proposta che fece Stefano Patriarca, un grande esperto, mio caro amico, prematuramente scomparso: a) Introdurre anche nel sistema contributivo l’integrazione ad un minimo previdenziale come nel retributivo; b) Struttura del trattamento: pari all’attuale minimo comprensivo dell’assegno sociale (circa 650 euro mensili) percepibile all’età di vecchiaia con 20 anni di contributi, crescente per ogni anno di contribuzione successivo al 20°: ad esempio 30 euro mese per anno con un massimo di 1.000 euro. Questa ipotesi determinerebbe un tasso di sostituzione per una carriera piena (40 anni di contributi) pari al 65% della retribuzione media netta”. L’ex deputato ritiene anche che per quanto riguarda il futuro previdenziale dei giovani ha ragione Elsa Fornero nell’evidenziare l’importanza di investire sul lavoro, anche perché “ho sempre avuto delle perplessità su sindacati che si preoccupano dei giovani quando saranno pensionati”.

VACCINI, PENSIONI SANITARI A RISCHIO

La denuncia arriva dall’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna, Raffaele Donini, intervenuto in Assemblea Legislativa all’interrogazione della consigliere Giulia Pigoni (Lista Bonaccini): sono a rischio le pensioni per i sanitari pensionati che si sono resi disponibili in servizio per somministrare i vaccini anti-Covid. «Ad oggi in Emilia-Romagna non abbiamo carenza di personale vaccinatore. Ma occorre comunque potenziare la rete, in vista dell’arrivo di un maggior numero di dosi», ha spiegato l’assessore annunciando di aver richiesto al Governo una riforma specifica che possa rivedere la norma che ad oggi «ostacola il reclutamento da parte delle aziende sanitarie di operatori sanitari in pensione disponibile a tornare in servizio per fare i vaccini». La norma ad oggi ostacola la chiamata in servizio dato che porterebbe il congelamento dell’assegno pensionistico: «Si tratta di “problemi reali e condivisi dalla Regione – conclude Donini rispondendo alla collega consigliere – la norma introduce elementi di incertezza, che possono rendere difficile alle aziende reclutare personale. Per questo, attraverso la Conferenza delle Regione è stato presentato un quesito specifico al Governo per ottenere una revisione della normativa». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI CAZZOLA

Secondo Giuliano Cazzola, dopo la scadenza di Quota 100 a fine anno “non c’è un salto nel buio. Rimarrebbero due possibilità di andare in quiescenza per tutti quelli che sono nel sistema misto: la vecchiaia (67 anni e 20 di contributi); la vecchiaia anticipata (42 anni e 10 mesi e un anno in meno per le donne) almeno fino a tutto il 2026. Resterebbe appeso fino ad allora il che fare dell’adeguamento automatico all’attesa di vita. Ma ci sarebbe il tempo per pensarci visti anche gli effetti della pandemia sui tassi di mortalità”. Intervistato da pensionipertutti.it, l’ex deputato evidenzia anche che “uno spazio equipollente a quota 100 potrebbe essere coperto, per molti casi di bisogno effettivo, dall’Ape sociale, una prestazione-ponte che richiede 63 anni di età e, a seconda delle condizioni protette, 30 o 36 anni di contributi. E che consentirebbe di anticipare l’uscita dal lavoro fino a 43 mesi prima della maturazione del diritto alla pensione”. Cazzola dice anche di avere “il dubbio che il silenzio di Draghi sulle pensioni risponda alla soluzione che io prospetto”.

LE FERIE E IL PENSIONAMENTO ANTICIPATO

Una sentenza del Tar del Lazio fa chiarezza su un punto importante per quanti intendono accedere alla pensione anticipata. Infatti, come riportato ilpersonale.it, è stato respinto il ricorso di alcuni agenti di polizia penitenziaria che avevano chiesto il pagamento sostitutivo di ferie non fruite all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, anche a causa del periodo di malattia sopravvenuto prima del loro collocamento a riposo che avrebbe reso impossibile per loro fruire delle ferie spettanti. Il Tar “ha respinto le ragioni delle richieste di pagamento sostitutivo delle ferie pregresse non fruite all’atto del pensionamento anticipato, a nulla rilevando la giustificazione della malattia sopravvenuta prima della scelta del pensionamento, trattandosi di risoluzione del rapporto di lavoro ad iniziativa unilaterale del dipendente che ha, di fatto, impedito allo stesso di potere fruire delle ferie pregresse in caso di pensionamento ordinario”. In altri termini, “la cessazione del rapporto di lavoro è dovuta a un evento (pensionamento) riconducibile alla volontà dei dipendenti”.

RIFORMA PENSIONI, I CHIARIMENTI SUL CONTRATTO DI ESPANSIONE

Il contratto di espansione, una delle misure di riforma pensioni che è stata potenziata con la Legge di bilancio 2021, contiene una specifica norma per evitare nuovi casi di esodati come quello verificatosi nel 2012 dopo la Legge Fornero. Come viene spiegato in un approfondimento curato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, riportato da kongnews.it, “grazie alla estensione operata dall’Istituto in virtù della lettura teleologica data dal Ministero del Lavoro del comma 9 dell’articolo 41, in nessun caso i requisiti per il diritto alla pensione (di vecchiaia o anticipata), vigenti al momento dell’adesione alle procedure di prepensionamento del contratto di espansione, possono essere modificati da leggi o atti aventi forza di legge successivi, costituendo una vera e propria clausola di garanzia anti-esodati”.

LA CONVENIENZA RISPETTO ALL’ISOPENSIONE

Nel documento viene anche spiegato che “un accompagnamento a pensione deve esaurirsi prima della materiale decorrenza della pensione, dunque nei 60 mesi di durata massima dello scivolo dovrà essere computata anche la finestra pari a 3 mesi per la pensione anticipata”. Per le aziende non è previsto “alcun versamento di ticket Naspi visto che l’indennità di disoccupazione non è dovuta al lavoratore, ma solo utilizzata quale mero parametro convenzionale per quantificare lo sconto sui costi di prepensionamento riconosciuto all’impresa esodante a carico dello Stato”. Da tenere anche presente che “la futura prestazione pensionistica degli accompagnati a pensione di vecchiaia nel contesto del contratto di espansione sarà inevitabilmente meno conveniente rispetto a quella dei lavoratori accompagnati a pensione con contratto di espansione”.

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