Riforma pensioni/ Perché dobbiamo tagliare gli assegni in Italia?

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, un taglio degli assegni sarebbe giustificato nel momento in cui i giovani vengono penalizzati dalla crisi

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La sede dell'Inps (LaPresse)

PERCHÈ OCCORRE TAGLIARE LE PENSIONI

In un articolo su financecue.it si è cercatp di rispondere alla domanda “Perché dobbiamo tagliare le pensioni?”. Spesso, viene spiegato, si pensa infatti che siano i pensionati, tramite interventi di riforma pensioni, a rischiare di più in Italia. In realtà, “nel nostro Paese più sei anziano e meglio stai. Le categorie più a rischio sono gli under-35 che si trovano più frequentemente in condizioni di povertà assoluta”. Basti pensare che “tra il 2000 e il 2018 l’importo medio delle pensioni è salito del 70% mentre quello dei salari solo del 35%. Considerando che le pensioni sono finanziate con trasferimenti da parte dei salari è ancora più evidente che la situazione non sia sostenibile”. Tanto più ora che c’è una crisi alle porte e “il nostro Paese subirà una contrazione del Pil del 12% (forse di più) e il peso cadrà tutto sui lavoratori del settore privato perché i dipendenti pubblici e i pensionati non avranno alcuna riduzione nelle proprie entrate. Addirittura se l’anno si chiudesse in deflazione avrebbero avuto un aumento reale delle proprie entrate”.

IL PROBLEMA DELLA SOSTENIBILITÀ DELLE PENSIONI

In un articolo sul Giornale, Carlo Lottieri commenta i dati diffusi dalla Cgia di Mestre sul sorpasso del numero di pensioni erogate rispetto al numero di occupati nel nostro Paese avvenuto a maggio, complici anche gli effetti della riforma pensioni con Quota 100. “Con pochi lavoratori attivi e forti incentivi ad emigrare, quanti sono a carico del sistema previdenziale patiranno le conseguenze negative di tali politiche assistenziali. Se nessuno lavora, infatti, chi pagherà le pensioni? Come sempre, per giunta, la situazione è drammatica ovunque, ma particolarmente nel Sud, se si considera che tutte le regioni meridionali hanno un saldo negativo”, scrive Lottieri, secondo cui per cercare di migliorare la situazione “bisognerebbe favorire l’occupazione: maschile e femminile, qualificata e no, del Nord e del Sud, giovane e anziana. E allora si dovrebbero abbassare le tasse, liberalizzare il mercato del lavoro, garantire la libertà d’impresa, eliminare il reddito di cittadinanza e ogni altro incentivo a non lavorare. Non aspettiamoci nulla di questo, però, da quanti ci governano ora”.

ITALIA VIVA CONTRO QUOTA 100

È ancora Quota 100 il punto di scontro sul tema pensioni tra Governo e opposizioni e anche all’interno dello stesso esecutivo: mentre M5s difende la riforma pensioni adottata con la Lega, quantomeno fino alla scadenza naturale a fine 2021, è Italia Viva che con Matteo Renzi da tempo chiede venga stoppata la riforma che anticipa l’uscita dal lavoro. Dopo i dati Istat preoccupanti sulla natalità in drastico calo in Italia, il partito dei renziani con il deputato Mattia Mor scrive sui social «L’Istat ci dice che negli ultimi 5 anni la popolazione italiana residente è diminuita di 551k unità. O mettiamo in campo delle politiche di rilancio concrete e lungimiranti, o sarà difficile invertire il trend con pensioni anticipate e assistenzialismo». Italia Viva non ci sta dunque alla “difesa” di Salvini e M5s alla riforma pensioni, rilanciando invece un’intensificazione dell’Ape Social e un adeguamento dell’Italia alle normative europei sul campo previdenziale.

SALVINI DIFENDE QUOTA 100 IN AULA AL SENATO

Nel suo intervento al Senato ieri, Matteo Salvini ha criticato aspramente le misure del Governo degli ultimi mesi e in particolare ha detto che già solo l’annuncio della proroga dello stato di emergenza, su cui l’esecutivo non ha ancora preso una decisione chiara, “sta causando un danno di decine di miliardi di euro all’economia italiana”. Il leader della Lega, come riporta il sito di Libero, ha parlato anche della riforma pensioni con Quota 100, misura che parte della maggioranza vorrebbe cancellare. “Sapete che senza Quota 100 avremmo avuto molti più pensionati morti per coronavirus? Se qualcuno pensa tra i banchi del Pd di tornare alla legge Fornero faremo le barricate dentro e fuori dal Parlamento, perché alla legge Fornero non si torna per quello che mi riguarda”, ha detto Salvini. A Palazzo Madama si avvicina intanto il voto sul decreto rilancio, provvedimento di cui Fratelli d’Italia, per voce del capogruppo in commissione Bilancio, Nicola Calandrini, apprezza solo la misura, introdotto con emendamento a prima firma Giorgia Meloni, che prevede l’aumento degli assegni di invalidità.

I RIMBORSI PREVISTI IN GRECIA

Come riporta l’Agenzia Nova, in base a una sentenza del Consiglio di stato greco, i pensionati “che hanno visto ridurre la propria pensione tra giugno 2015 e maggio 2016 avranno diritto a un rimborso”. La decisione è stata presa in seguito ad alcuni ricorsi presentato a seguito di un’altra sentenza del medesimo Consiglio di stato che nello scorso ottobre “ha ritenuto incostituzionale il ricalcolo della cosiddetta legge Katrougalos sulle pensioni in base agli importi pagati entro il 31 dicembre 2014”. “Il Consiglio ha anche ammesso che i pensionati che hanno presentato ricorso in tribunale fino a giugno 2015 avranno anche diritto a pagamenti retroattivi, respingendo coloro i cui ricorsi riguardano il periodo successivo a maggio 2016”. Intanto, restando all’estero, in tema di riforma pensioni va segnalato che Emmanuel Macron, durante l’intervista televisiva per la festa del 14 luglio, ha spiegato che la riforma delle pensioni che intendeva varare dovrà essere rimessa in discussione e rinegoziata visto che nel frattempo è scoppiata la crisi.

RIFORMA PENSIONI, LA RICHIESTA DI DAMIANO

In attesa che Governo e sindacati riprendano il confronto sulla riforma pensioni, Cesare Damiano vorrebbe che l’esecutivo si occupasse di “un problema che riguarda i lavoratori italiani e albanesi”. Infatti, ricorda l’ex ministro del Lavoro, “in Italia risultano 5 milioni e 200 mila stranieri. Al primo posto oltre un milione e 200 mila rumeni e, al secondo posto, 441 mila albanesi per i quali non è stata stipulata una convenzione, che esiste ad esempio per tutti paesi della ex Jugoslavia, che consenta di cumulare i contributi previdenziali per il lavoro svolto in Italia e Albania. Questo impedisce a questi lavoratori, ad esempio, di poter andare in pensione anticipata con Quota 100”, non potendo arrivare ai 38 anni di contributi necessari per accedere alla quiescenza.

ITALIANI E ALBANESI PENALIZZATI

Secondo Damiano, “perpetrare queste assurde ingiustizie, in un momento come l’attuale significa penalizzare i più deboli e spendere più risorse pubbliche per il Reddito di cittadinanza. Inoltre, questa carenza nelle norme sulle pensioni penalizza i quasi 200 mila albanesi da tempo cittadini italiani e tutti gli italiani che lavorano in Albania, mentre gli extracomunitari degli Stati convenzionati, che abbiano maturato i giusti contributi, possono andare in pensione anticipata”. A essere danneggiati sono quindi anche gli italiani, non pochi, che si sono trasferiti in Albania. Per questo secondo l’esponente del Pd sarebbe il caso di stipulare una convenzione anche con Tirana. “Chiediamo al Governo di risolvere questo problema, anche perché non comprendiamo quali potrebbero essere le controindicazioni o gli ostacoli”, aggiunge Damiano.

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