RIFORMA PENSIONI/ Ghiselli e le misure urgenti per la previdenza

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le parole di Roberto Ghiselli a commento dei dati della Cgia di Mestre e sulla necessità di riaprire il confronto Governo-sindacati

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GHISELLI E LE MISURE URGENTI SULLE PENSIONI

Roberto Ghiselli bolla come “del tutto priva di fondamento”, l’affermazione secondo cui, il numero di pensionati in Italia ha superato quelli degli occupati. “E questo anche considerando l’impatto di Quota 100 – le circa 150mila pensioni liquidate nel 2019 sono state la metà di quelle previste – e il calo delle persone occupate registrato negli ultimi mesi a causa del Covid-19”. Secondo il Segretario confederale della Cgil, “il sistema previdenziale italiano è più che in equilibrio e lo sarà anche nei prossimi anni, confermando nel 2035, secondo le previsioni della Ragioneria Generale dello Stato, la stessa incidenza sul Pil del 2020”. Dati questi che, per Ghiselli, “confermano la tenuta del sistema e che rafforzano la richiesta del sindacato al Governo di riaprire il tavolo per una riforma previdenziale basata su maggiore flessibilità in uscita, sul riconoscimento del lavoro gravoso, di cura e delle donne, sulla tutela dei lavori poveri e discontinui. Nonché per varare misure urgenti per accompagnare le persone dal lavoro alla pensione, per risolvere il problema degli esodati e favorire da subito l’uscita anticipata di chi è disoccupato, invalido e degli addetti ad attività particolarmente esposte al contagio”.

IL PROBLEMA DEI GIOVANI

In un articolo recentemente pubblicato sull’Huffington Post, Riccardo Maggiolo segnala che “i giovani sono stati tra i più colpiti da questa crisi e quelli che pagheranno più il conto quando il banco salterà (e, come si sarà capito, manca poco). Sono quelli oggi perlopiù costretti in un presente di precarietà e condannati a un futuro senza pensione. Quelli, per capirci, che dovranno tra qualche anno pagare la pensione dei loro genitori con il loro lavoro, con sempre meno possibilità di assicurarsi un futuro, di fare progetti di impresa e familiari, di investire e di studiare. Di sperare”. Il fondatore del Progetto Job Club non manca di evidenziare che ci sono state anche rassicurazioni sul fatto che le pensioni in essere “non sono in pericolo”. Il punto è che se nel picco della quarantena si diceva che tutto sarebbe cambiato, in realtà non è cambiato nulla, “l’Italia è oggi sempre più ‘La terra dei nostri padri’, e per nulla quella dei nostri figli. Se la dovrebbero quindi prendere, quei figli, prima che questa matrigna li soffochi definitivamente”.

FURLAN REPLICA A SALA

Con un post pubblicato sulla pagina Facebook della Cisl, Annamaria Furlan commenta le dichiarazioni di Beppe Sala riguardanti gli stipendi nel pubblico impiego uguali su tutto il territorio nazionale quando il costo della vita è invece molto diverso tra Nord e Sud del Paese, tra grandi e piccole città. “Al sindaco Sala vogliamo ricordare che oggi più di ieri il tema da affrontare è come unire il nostro Paese e non dividerlo ulteriormente. Bisogna superare gli enormi divari infrastrutturali e dei servizi sociali tra le regioni del Nord e quelle del Sud ed alzare tutti i salari e le pensioni con una tassazione inferiore ed attraverso una contrattazione dinamica che sia nel pubblico impiego sia nei settori privati punti ad aumenti salariali nazionali, aziendali e territoriali legati alla produttività, alla qualità, all’efficienza, alla sicurezza del lavoro”, scrive Furlan, facendo quindi capire che sarebbe il caso di battersi per aumentare i salari, come pure le pensioni, tagliando le tasse.

PROIETTI DIFENDE QUOTA 100

Continua a far discutere la richiesta di Mark Rutte, rivolta a Giuseppe Conte, riguardante la riforma pensioni. “Ci saremmo aspettati che il Premier olandese rassicurasse Conte che il suo paese non sarebbe più stato un paradiso fiscale che sottrae all’Italia qualche miliardo di tasse all’anno. Invece ha avuto l’ardire di chiedere l’abolizione di quota 100”, è il commento di Domenico Proietti, Segretario confederale della Uil, che tiene a evidenziare che “Quota 100 non si tocca. Anzi, occorre una flessibilità d’accesso alla pensione più diffusa. In Italia si va in pensione quattro anni dopo la media europea: noi proponiamo di riallineare il nostro sistema a quanto avviene in Europa”. Sebastian Kurz, Cancelliere austriaco, intervistato dal Fas, dà però man forte a Rutte: “In Italia già nel passato programmi di stimolo promossi dall’Europa non hanno avuto il successo sperato. Il Paese ha ora come prima bisogno di combattere l’economia illegale e ha sistemi poco competitivi, dalle pensioni al mercato del lavoro”, sono le sue parole riportate dall’Ansa.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GELMINI

Hanno fatto una certa impressione i dati della Cgia di Mestre secondo cui a maggio il numero di pensioni erogate ha superato quello degli occupati, anche per effetto della misura di riforma pensioni approvata dal Governo Conte-1 nota come Quota 100. Per Maristella Gelmini, “è rischio la tenuta del sistema pensionistico e complessivamente del welfare state: solo una vera ripartenza economica, solo lo sviluppo delle imprese, eviterà il tracollo, anche se il Governo non pare averlo compreso”. La Capogruppo alla Camera di Forza Italia, secondo quanto riporta Askanews, sottolinea che “l’ha capito benissimo invece il Movimento 5 Stelle: quello che non hanno saputo realizzare i suoi ministri, lo sta facendo il Covid, con la complicità dell’inconcludenza dell’esecutivo. La decrescita felice, la fine del lavoro: era il sogno di Beppe Grillo e rischia di diventare l’incubo degli italiani”.

LE PAROLE DI BAULI

L’Arena riporta invece il commento di Michele Bauli, Presidente di Confindustria Verona, secondo cui è “essenziale far lavorare sempre più giovani, allineando le competenze chieste dalle imprese con il mondo della formazione e dell’orientamento”. Dal suo punto di vista, inoltre, “serve arginare l’esodo di chi esce non sempre per propria volontà. Penso ad esempio alle 37mila mamme la maggior parte con figli sotto l’anno che nel 2019 hanno lasciato il posto. Una scelta forzata e una dispersione di potenziale per la nostra economia”. Numeri riferiti ovviamente al territorio veronese, ma che non cambiano il quadro di un problema presente in tutto il Paese.

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