RIFORMA PENSIONI/ L’importanza della previdenza complementare per i giovani

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, diventa sempre più importante, specialmente per i giovani, poter contare su un cuscinetto rappresentato dalla previdenza complementare

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LaPresse

RIFORMA PENSIONI, L’IMPORTANZA DELLA COMPLEMENTARE

In un articolo pubblicato sul sito di Repubblica viene ricordato che, a causa sia delle diverse misure di riforma pensioni adottate negli anni che del contesto demografico, in Italia “chi oggi lavora andrà in pensione sempre più tardi e con una rendita ridotta rispetto alle aspettative. Diventa perciò importante crearsi un futuro previdenziale”. Il problema è che “oggi, su un totale di circa 23 milioni di occupati, sono poco più di 8 milioni gli italiani che aderiscono a una o più forme pensionistiche (dati Covip), cioè un terzo del totale. Soltanto 34 italiani su 100 stanno mettendo da parte dei risparmi per integrare la propria pensione futura, ma anche quelli previdenti non stanno facendo abbastanza. Si iscrivono tardi, versano poco e alla fine preferiscono ritirare il capitale in un’unica soluzione, piuttosto che ottenere una rendita vitalizia. Il problema interessa soprattutto le nuove generazioni, che avranno una pensione pubblica molto più bassa rispetto ai loro genitori (solo il 25% dei giovani lavoratori e il 20% delle giovani lavoratrici ha un fondo pensione)”.

FONDI PENSIONE, LA SCOMMESSA PER I GIOVANI

Secondo il Focus del Corriere Economia di fine 2020, una delle principali sfide per i giovani dopo la crisi economica del Covid-19 (tutt’ora in corso purtroppo, ndr) riguarderà il nodo delle pensioni: in attesa di una riforma strutturata che possa rivoluzionare il sistema previdenziale da anni in crisi, l’ipotesi dei fondi pensione torna di stretta attualità. «L’idea di un piano finanziario lungo 57 anni (e altrettanti Natali) può sembrare ridicola. Oppure spaventare. Invece è una strada facilmente percorribile, se si immagina che il progetto sia iniziato da genitori, o nonni, per essere portato avanti dall’erede. Il caso preso in esame è quello di un bambino di 10 anni. Ipotizzando che l’obiettivo sia quello di ottenere una rendita finanziaria vitalizia di 400 euro al mese dopo la pensione e che il primo assegno dell’Inps arrivi a 67 anni, occorre accantonare 968 euro l’anno, da suddividere, eventualmente, in versamenti mensili da 81 euro», scrive il CorSera rifacendosi ai calcoli di Andrea Carbone di “Progetica”, «se si deducono i versamenti in fase di accumulo, al momento della pensione c’è un prelievo che parte da un massimo del 15% e si riduce dello 0,30% per ogni anno successivo al 15°, fino ad un minimo del 9%. Se invece non si sfrutta il beneficio fiscale, a fine carriera, non c’è alcuna decurtazione». (agg. di Niccolò Magnani)

GLI INCROCI TRA MES E RIFORMA PENSIONI

In un articolo pubblicato su articolo21.org si parla di come il Mes rappresenti “un tabù storico per i grillini. Ricorda le condizioni capestro imposte dall’Unione europea alla Grecia per il suo utilizzo. Grandi prestiti arrivarono ad Atene in crisi ma i draconiani parametri al deficit pubblico comportarono tagli paurosi a stipendi, pensioni e ospedali. Il ‘no’ al Mes è nato con il M5S, accanto a quelli alla Tap (il metanodotto pugliese) e alla Tav (l’alta velocità Torino-Lione). Questi ‘no’ poi si trasformarono in dolorosi ‘sì’ per le esigenze di governo. Da quelle retromarce iniziò la frana elettorale cinquestelle. Ma c’è dell’altro. I pentastellati cadono in un nuovo incubo. E se qualcuno nel governo ora chiederà i prestiti del Mes per rafforzare la sanità pubblica in affanno contro il Covid-19?”. Ma anche il Mes vero e proprio di cui è stata ormai sancita la riforma avrebbe conseguenze per le pensioni. Giorgia Meloni ha detto infatti che “il Mes è una trappola per topi. Un modo per commissariare l’Italia e per provare una specie di cura greca: taglio dei servizi, taglio dei salari, taglio delle Pensioni, introduzione della patrimoniale”.

GLI EMENDAMENTI ALLA MANOVRA

Prosegue l’iter parlamentare della Legge di bilancio e, come spiega Il Sole 24 Ore, non mancano emendamenti riguardanti le misure di riforma pensioni. Il Pd, in particolare, tra le altre cose ha chiesto una proroga fino al 2023 dell’isopensione, che consente un anticipo fino a sette anni dell’ingresso in quiescenza in caso di crisi aziendale. Sembra anche che possa essere ridotto il costo a carico delle imprese per questa misura, con un maggior impiego della Naspi a carico dello Stato. C’è poi più di un emendamento che mira a cercare di agevolare il pensionamento dei cosiddetti “lavoratori fragili”, specie in un momento in cui l’emergenza Covid non può dirsi ancora superata. Dal Movimento 5 Stelle arriva invece un emendamento per favorire gli investimenti di casse di previdenza privatizzate e fondi pensione nell’economia reale tramite un credito d’imposta pari all’8% per cinque anni in caso di acquisto di azioni, obbligazioni o partecipazioni in piccole e medie imprese con al massimo 250 dipendenti.

RIFORMA PENSIONI, LE RICHIESTE PER L’INPGI

Come riporta primaonline.it, i consiglieri di maggioranza del cda dell’Inpgi in una nota si dicono sconcertati per l’esito dell’ultimo tavolo con il Governo, “nel corso del quale sembrano venute meno le ipotesi di soluzioni strutturali allo squilibrio dei conti previdenziali”. Dal loro punto di vista i giornalisti possono fare la loro parte, come già fatto con misure di riforma pensioni che si sono susseguite negli ultimi 20 anni chiedendo sacrifici, “ma nessun ulteriore taglio sarà risolutivo senza un intervento serio sull’allargamento della platea, soluzione già individuata dal legislatore come l’unica in grado di dare una risposta strutturale e definitiva al vero problema dell’Inpgi”. Un intervento non facile da realizzare, anche per l’opposizione di alcune delle categorie dei comunicatori.

GLI EMENDAMENTI ALLA LEGGE DI BILANCIO

Come spiega Il Sole 24 Ore, il Pd ha presentato ben due emendamenti alla Legge di bilancio riguardanti l’Inpgi. “Si prevede con il primo la fiscalizzazione dell’intera spesa per ammortizzatori sociali che verrà sostenuta tra il 2021 e il 2025 dall’Istituto e, con il secondo, l’estensione anche agli iscritti a Inpgi degli sgravi e gli incentivi disposti per le altre categorie. Questi interventi impegnerebbero una spesa cumulata di circa 96 milioni nel prossimo quinquennio e vanno letti nella prospettiva di un futuro intervento più strutturale per ridare all’Istituto un equilibrio di bilancio capace di garantire la sostenibilità delle pensioni in futuro”. Vedremo se questi emendamenti saranno approvati e che impatto avranno sui conti dell’Inpgi.

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