Riforma pensioni/ Inps: ‘boom’ per pace contributiva e riscatto laurea

- Lorenzo Torrisi

Nell’attesa di una nuova riforma pensioni, all’Inps perviene un “boom” di domande per pace contributiva e riscatto ordinario-agevolato per la laurea

Nunzia Catalfo
Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro (LaPresse)

PENSIONI, BOOM RICHIESTE DI RISCATTO LAUREA

Secondo i dati forniti dall’Inps al Sole 24 ore, sono circa 29mila le domande presentate da marzo a dicembre 2019 per il riscatto ordinario della laurea, quasi 35mila per quello “agevolato” e 5mila domande anche per la pace contributiva: in attesa di una riforma pensioni che provi a stravolgere e rivoluzionare lo stallo previdenziale in questo Paese, i cittadini provano ad “anticipare” le mosse utilizzando le due misure messe a disposizione dal Governo Conte-1 per il recupero di anni e contributi ai fini della pensione. Si tratta di un numero “triplo” rispetto a quanto visto nel 2018: come riporta il Sole 24 ore, «Sono in tutto 67.680 le domande arrivate all’Inps da marzo a dicembre 2019 per il recupero di anni e contributi ai fini della pensione». Fino a due anni fa arrivavano 2.320 richieste al mese, mentre ora la media è cresciuta fino a 6.321 del 2019. Va ricordato come la pace contributiva sia una misura ancora sperimentale: le domande vanno presentate entro e non oltre il 31 dicembre 2021, con il “costo” rateizzabile in massimo 10 anni. (agg. di Niccolò Magnani)

IL METODO CHE IL GOVERNO VUOLE SEGUIRE

Francesca Puglisi conferma l’intenzione del Governo di mettere mano alla riforma pensioni. “Una volta terminata la sperimentazione di Quota 100 nel 2021 vogliamo rivedere la Fornero prevedendo forme di flessibilità in uscita. Chi ha iniziato a lavorare nel 1996 andrà già in pensione con un metodo pienamente contributivo, quindi è auspicabile prevedere forme flessibili in uscita”, spiega il sottosegretario al Lavoro in un’intervista all’agenzia Dire. L’esponente del Pd ci tiene anche a evidenziare che “questo governo si è dato un metodo: non siamo la Francia di Macron. Ogni riforma o provvedimento lo discutiamo ascoltando prima gli organi datoriali e i sindacati”. Parole che fanno chiaro riferimento all’incontro in programma il 27 gennaio tra il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e i sindacati confederali proprio sulla riforma delle pensioni. “Credo che sia il giusto modo per lavorare e mantenere un alto livello di coesione sociale in Italia che è necessaria per lo sviluppo del Paese”, aggiunge Puglisi.

LE PRIORITÀ SECONDO FURLAN

In un articolo pubblicato su Il Dubbio, Annamaria Furlan evidenzia che non si può ridurre il dibattito sulla riforma pensioni solamente a come cambiare Quota 100. “Sul tema della previdenza bisogna riprendere il confronto così come lo avevamo impostato con il Governo Gentiloni”, sottolinea la Segretaria generale della Cisl a dieci giorni circa dall’incontro con la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo e gli altri leader sindacali proprio sul tema della previdenza. Furlan ricorda anche quelli che sono i punti importanti su cui discutere in materia previdenziale: “puntare ad una flessibilità del sistema, rendere strutturale l’Ape sociale, individuare i lavori usuranti e gravosi, separare la previdenza dall’assistenza, costruire una pensione di garanzia per i giovani, riconoscere almeno un anno di contributi per ogni figlio per le donne madri”. Per la sindacalista è importante che in questo 2020 ci sia “un cambio di passo concreto ed una vera capacità di scelta del governo”. Non solo per quel che riguarda la previdenza.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GNECCHI

Marialuisa Gnecchi, in un articolo su pensionipertutti.it, ricorda che gli interventi di riforma pensioni succedutisi negli anni hanno lasciato le donne in credito. Certo, ricorda l’ex deputata, con l’Ape social “si sono pensati 2 anni di riduzione dei contributi necessari per tener conto dei figli, ma i lavori di cura vanno valorizzati in modo significativo”. Dal suo punto di vista, “l’obiettivo da raggiungere sarebbe la pari responsabilità professionale e familiare tra uomini e donne” e “fino a quando questo obiettivo non sarà raggiunto, bisogna compensare le donne di tutto il lavoro gratuito che svolgono per la società e la famiglia”. Quindi, “vanno studiate misure a loro favore che vadano a incidere sull’età per la pensione di vecchiaia, che è il canale di uscita delle donne, e che permettano di aumentare la misura della pensione con il riconoscimento della contribuzione figurativa per i lavori di cura, oltre a quello che esiste già”.

LE MISURE PER LE DONNE

Per Gnecchi se con l’Ape social si è dato “un effettivo riconoscimento dei lavori familiari e professionali di cura”. occorre ora “proseguire individuando altre mansioni e lavori a prevalenza di presenza femminile”, in modo che anche per questi ci sia un riconoscimento ai fini pensionistici. Altra misura da varare sarebbe eliminare le disparità che oggi pesano sul lavoro part-time verticale dal punto di vista del conteggio dell’anzianità contributiva. Dato che spesso sono le donne a svolgere attività a intervalli, sarebbe importante non penalizzare, come ha già sancito una sentenza europea, chi ha questo tipo di contratto dal punto di vista del futuro pensionistico.

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