RIFORMA PENSIONI/ Le ipotesi di intervento per il Governo Draghi

- Lorenzo Torrisi

Mario Draghi non ha parlato alle Camere di riforma pensioni, ma si possono ipotizzare tre linee di intervento sulla previdenza

sondaggi politici
Mario Draghi al Bundestag nell'ottobre 2012 (LaPresse)

RIFORMA PENSIONI, LE IPOTESI DI INTERVENTO

In un articolo sul Sole 24 Ore viene ricordato che Mario Draghi, nel suo discorso programmatico alle Camere, non ha toccato i temi di riforma pensioni. Tuttavia, vista la scadenza di Quota 100 a fine anno, il suo Governo dovrà intervenire in materia. Il quotidiano di Confindustria ipotizza quindi tre strade. La prima è quella di una riforma strutturale “da amalgamare alla Legge Fornero”, per la quale serve però un robusto sostegno omogeneo della maggioranza. La seconda è quella di “agire sulle soglie di pensionamento e coefficienti di trasformazione, rimanendo nel solco ‘contributivo’, per addolcire il più possibile l’impatto” del cosiddetto “scalone” che scatterebbe a fine anno. La terza è quella di una sorta di Testo unico sulle pensioni “che riguardi sia il primo pilastro, con l’introduzione anche di una pensione di garanzia”, sia sul secondo pilastro incentivando la previdenza complementare. Secondo Il Sole 24 Ore, Draghi attenderà anche le indicazioni della Commissione europea dato che ad aprile si chiude la consultazione pubblica sull’invecchiamento demografico.

LA SPINTA DELLA COVIP SULLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

In un articolo pubblicato su ilpuntopensionielavoro.it, Niccolò De Rossi ricorda che tra le proposte di riforma pensioni recenti c’era quella di “riaprire un semestre di silenzio assenso per dare una spinta alle nuove adesioni alla previdenza complementare, intenzione naufragata poi in un nulla di fatto”. Nel frattempo, però, la Covip ha stabilito nuove Regole in materia di trasparenza e raccolta delle adesioni, che rappresentano “un ulteriore passo verso il completo recepimento delle disposizioni della Direttiva europea IORP II”, “con il chiaro obiettivo di migliorare la fruizione delle informazioni ma soprattutto di dare una spinta per incrementare l’adesione a quella copertura pensionistica integrativa che dimostra di funzionare bene ma soprattutto di essere essenziale per il futuro, in particolare dei più giovani. Se il sistema direttamente coinvolto dà costantemente segnali di maturità, probabilmente anche la politica dovrebbe ricordarsi di fare la sua parte e ascoltare maggiormente le richieste che arrivano dai soggetti direttamente coinvolti nel panorama della previdenza complementare italiana”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI BORGHI A DRAGHI

Nel suo intervento in aula di ieri, nel giorno in cui la Camera ha votato la fiducia al Governo Draghi, Claudio Borghi Aqulini si è rivolto al Premier parlando anche di riforma pensioni, dicendo che “Quota 100 è stata venduta molto male dal punto di vista della conoscenza, confidiamo su di lei per spiegare che se il sistema è contributivo, non si regala niente a nessuno con flessibilità per andare in pensione. È solo una questione attuariale, le chiediamo di spiegarla bene questa cosa perché spesso all’estero è stato percepito come un regalo”. Il deputato della Lega torna quindi su un tema caro al suo partito. Tuttavia, come ha evidenziato nei giorni scorsi il capogruppo del Carroccio a Montecitorio Molinari, Draghi ha detto chiaramente già durante le consultazioni che non intende andare verso una proroga di Quota 100. Resta valido comunque il ragionamento secondo cui cui, nel momento in cui si utilizza il sistema contributivo, non si stanno facendo “regali” ai pensionandi e dunque si può pensare una qualche misura di flessibilità pensionistica.

L’ASSEGNO STRAORDINARIO DI INTEGRAZIONE AL REDDITO

In un articolo contenuta nella Guida “Pensioni 2021” a cura del Sole 24 Ore viene ricordato che “tra gli strumenti più diffusi di prepensionamento c’è l’assegno straordinario di integrazione al reddito”, finanziato dal datore di lavoro esodante e corrisposto dai fondi di solidarietà bilaterali. Tale assegno, “in linea generale, è riservato ai dipendenti che maturino i requisiti di accesso a pensione di vecchiaia o anticipato entro cinque anni dal momento della risoluzione del rapporto di lavoro”. Fino a fine anno, l’assegno straordinario potrà essere utilizzato anche per l’accesso a Quota 100, “ma solo in presenza dell’impegno all’assunzione di nuovi dipendenti”. Nell’articolo viene anche evidenziato che occorre un accordo sindacale per utilizzare questa misura e che deve esserci l’adesione volontaria dei lavoratori. Inoltre, i comparti in cui vi si fa più ricorso sono “quelli del credito e credito assicurativo, quello assicurativo, il fondo Poste Italiane e quello delle Ferrovie dello Stato”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI PROIETTI

Mario Draghi, nel suo discorso programmatico alle Camere, non ha parlato di riforma pensioni. E secondo Domenico Proietti sarebbe stato meglio che il Premier avesse affrontato anche i temi previdenziali, che sono anche “decisivi per il futuro dei lavoratori delle lavoratrici dei giovani e delle donne”, soprattutto perché a fine anno scadrà Quota 100 ed “è quindi indispensabile affrontare per tempo e in maniera strutturale il tema dei criteri di accesso alla pensione. Parallelamente bisogna rafforzare l’Ape sociale una misura che si è dimostra utile per molti cittadini ma che deve essere ulteriormente potenziata, soprattutto in questo periodo nel quale un ampliamento delle categorie gravose meritevoli di tutela e l’inserimento delle categorie dei lavoratori fragili, inabili al lavoro e di quelli maggiormente esposti al rischio covid aiuterebbero nella gestione dell’attuale crisi”.

GLI INTERVENTI PREVIDENZIALI NECESSARI

Il Segretario confederale della Uil, intervistato da pensionipertutti.it, spiega anche di ritenere necessario un intervento “per garantire future pensioni adeguate ai giovani con una misura che tenga in considerazione i periodi di formazione e di disoccupazione. Molto importante per garantire una pensione serena ai lavoratori è la previdenza complementare che dovrà essere rilanciata e sostenuta”, senza dimenticare che è “doveroso varare una misura in favore delle donne sanando tutte le disparità di genere ancora presenti nel nostro sistema previdenziale e valorizzando ai fini previdenziali il lavoro di cura anche al di fuori del rapporto di lavoro, che è svolto in particolare dalle lavoratrici”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA