RIFORMA PENSIONI/ I numeri utili per capire gli effetti delle Quote

- Giuliano Cazzola

L’Inps ha reso noti i dati sui flussi di pensionamento relativi al 2021 e al 2022. Si tratta di numeri molto utili per capire gli effetti dei mutamenti delle regole

mortalità covid pensioni Inps (Lapresse)

RIFORMA PENSIONI. Il Coordinamento statistico-attuariale dell’Inps, con una rilevazione in data 2 gennaio, ha reso note le statistiche del monitoraggio dei flussi di pensionamento alla decorrenza, per il 2021 e 2022, relativo a tutte le più importanti gestioni private e pubbliche. Il confronto tra i dati dei due anni è interessante, perché, in linea di massima, consente di osservare gli effetti dei mutamenti delle regole intervenute. È opportuno, per meglio valutare tali effetti, riassumere – come fa l’Inps – le regole stabilite.

Riguardo i requisiti delle pensioni di vecchiaia, si sottolinea che negli anni 2021 e 2022 l’età minima di accesso alla pensione di vecchiaia era di 67 anni, per entrambi i generi e i settori lavorativi dipendenti privati e autonomi. Per quanto riguarda i requisiti della pensione anticipata, negli anni 2021 e 2022 erano 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, indipendentemente dall’età. Sono questi i requisiti ordinari del trattamento anticipato che rimarranno congelati, salvo modifiche, fino a tutto il 2026. Ma nel 2021 esistevano una serie di ulteriori possibilità di uscita anticipata dal lavoro, tra cui la “Quota 100” (62 anni di età e 38 di anzianità contributiva) introdotta in via sperimentale per gli anni 2019-2021 dal Decreto Legge n. 4/2019 e confermata per il 2020 dalla Legge 160/2019 (Legge di bilancio 2020).

Venuta a scadenza Quota 100 alla fine del triennio, nel 2022 fu introdotta dalla Legge di bilancio n. 234/2021 la cosiddetta “Quota 102”, che riconosceva la possibilità di pensionamento anticipato a 64 anni di età e 38 di anzianità contributiva; fu prorogata Opzione donna prorogata per tutto il 2022 e confermati i canali di uscita più favorevoli per i lavoratori precoci e per gli addetti a mansioni “gravose” e a lavori usuranti. Ma Quota 102 ha determinato una riduzione del numero delle pensioni. Nell’anno 2022 si è registrato in tutte le gestioni – a eccezione degli assegni sociali per i quali si registra un aumento del 5% – un numero di pensioni liquidate mediamente inferiore del 9% rispetto al corrispondente valore nel 2021.

Dall’analisi degli indicatori statistici, l’Inps osserva infine che: a) il rapporto tra le pensioni di invalidità e quelle di vecchiaia nell’anno 2022 è inferiore a quello registrato nell’anno 2021 e pari al 22%; b) le pensioni anticipate rispetto a quelle di vecchiaia che nel 2021 arrivavano al 41% in più per il totale delle gestioni, nell’anno 2022 si sono attestate al 23% in più rispetto a quelle di vecchiaia; c) la percentuale delle pensioni femminili su quelle maschili presenta nell’anno 2022 un valore leggermente superiore a quello del 2021 attestandosi al 128% (126% nel 2021); d) a livello territoriale il peso percentuale delle pensioni liquidate a residenti nel Nord Italia resta praticamente invariato: 48% nel 2021 contro il 49% nel 2022; e) infine, le pensioni liquidate con “Opzione Donna” nell’anno 2022 sono aumentate del 15% rispetto all’anno 2021 raggiungendo la quota di 24 mila pensioni liquidate.

Quest’ultimo dato ci induce a segnalare subito che – a seguito delle condizionalità introdotte nella legge di bilancio per 2023 per potersi avvalere di quest’opzione – è la stessa relazione tecnica a prevedere nell’anno in corso una drastica riduzione a 2,9mila pensioni. A questo proposito sono sorti comitati che rivendicano il ripristino della normativa previgente, riallacciandosi all’avventura degli esodati di cui alla riforma Fornero. Il caso delle 20mila “esodate” di Opzione donna presenta, tuttavia, un profilo diverso.

Gli “esodati” in seguito alla riforma Fornero erano persone che erano uscite dal mercato del lavoro dopo aver negoziato extra liquidazioni con le imprese corrispondenti agli anni che li separavano dalla pensione. Poiché l’età del pensionamento, dal 2012, si era spostato in avanti, questi soggetti lamentavano una condizione che li vedeva senza lavoro e retribuzione e privi di pensione. Alla situazione si mise riparo, nel tempo, con ben nove sanatorie a tutela di situazioni che andavano ben oltre la fattispecie degli “esodati”. Venendo ai vincoli introdotti per Opzione donna nell’anno in corso le nuove “esodate” sono – quanto meno in prevalenza – lavoratrici che – rebus sic stantibus – sarebbero potute andare in quiescenza quest’anno, mentre non sono in grado di avvalersi delle nuovo condizionalità previste.

Ma come da sempre accade l’asino casca sui trattamenti di anzianità: è questa la fattispecie per cui sono state individuate e modificate le quote nel 2021 e nel 2022, con l’aggiunta di un’ulteriore via d’uscita sperimentale (la pensione anticipata flessibile o Quota 103) per l’anno in corso, in attesa che si compia la profezia di “una riforma strutturale che superi definitivamente la riforma Fornero” (visto che siamo in tempi di ricorrenze per me questa espressione ha il medesimo tono della “soluzione finale”).

Andiamo allora a vedere le carte. Nel totale delle gestioni le pensioni anticipate sono state 295.072 nel 2021 (per un importo mensile medio di 1.959 euro) e 241.339 nel 2022 (per un importo di 1.907 euro). Va notato, però, che nel 2022 vi è stato, nel complesso di tutte le tipologie di pensioni, una riduzione delle erogazioni rispetto al 2021: 888.972 trattamenti (importo medio 1.198 euro mensili) nel 2021 contro 779.791 nel 2022 (importo medio 1.153 euro).

È interessante osservare i differenziali tra le diverse tipologie di pensioni. Nel caso del lavoro dipendente, fatto uguale a 100 il numero delle pensioni di vecchiaia, quello dei trattamenti di anzianità è pari a 149 nel 2021 e a 140 nel 2022. Quanto alla suddivisione di genere, nel complesso gli uomini sono passati da 174.446 pensioni anticipate nel 2021 (2.110 euro medi mensili lordi) a 143.040 nel 2022 (2.082 euro medi); le donne da 120.626 pensioni anticipate nel 2021 (1.742 euro mensili) a 98.299 nel 2022 (1.651 euro). Il calo è stato consistente in ambedue le fattispecie. Quanto all’età media alla decorrenza, nel 2021 gli uomini sono andati in pensione anticipata a 61,6 anni, le donne a 60,9; nel 2022 gli uomini a 61,3, le donne a 60,8 anni.

È appena il caso di accennare che la maggioranza dei trattamenti anticipati sono erogati al Nord e che in larghissima percentuale in ambedue gli anni sono state calcolate col sistema misto (retributivo/contributivo). Le pensioni anticipate, in rapporto ai totali, sono il 34% nel settore dipendente privato, il 26% in quello degli autonomi e il 53% nei comparti pubblici.

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