RIFORMA PENSIONI/ Il nuovo attacco a De Luca sulle minime a 1.000 euro

- Lorenzo Torrisi

Francesco Pionati torna all’attacco di Vincenzo De Luca sulla misura che integra le pensioni a 1.000 euro per due mensilità

Vincenzo De Luca
Vincenzo De Luca (LaPresse, 2020)

IL NUOVO ATTACCO A DE LUCA DI PIONATI

Francesco Pionati torna all’attacco di Vincenzo De Luca. “Un altro mese è passato e un’altra bugia di De Luca è venuta alla luce: degli aumenti delle pensioni minime a mille euro, promesse in pompa magna a marzo, non c’è ancora nessuna traccia. Per il governatore sceriffo continua la fase calante: tra licenziamenti, aziende che non riaprono e incapacità a gestire la fase due, De Luca appare sempre più come un collezionista di illusioni e prese in giro ai danni dei cittadini più bisognosi”, sono le parole del Segretario nazionale di Alleanza di Centro riportate da ottopagine.it. Come noto, intanto, il decreto rilancio ha disposto il blocco dei pignoramenti sulle pensioni, ma, come precisa gazzettadisalerno.it, in un articolo a cura dell’avvocato Andrea Tanga, “il blocco vale solo per il pignoramento dello stipendio e delle pensioni e non anche per le altre tipologie di pignoramento, e cioè nel caso in cui l’ordine di pignoramento sia rivolto alla banca e non al datore di lavoro o all’ente pensionistico”.

LE PENSIONI DEI LAVORATORI DELLO SPETTACOLO E DEGLI SPORTIVI

L’Osservatorio statistico dell’Inps fa sapere, come riporta Askanews, che allo scorso primo gennaio si contavano 55.768 pensioni a carico del fondo lavoratori dello spettacolo e 2.548 del fondo degli sportivi professionisti. Complessivamente, per queste pensioni si spendono 977,6 milioni di euro l’anno, “di cui il 93,4% (913,5 milioni di euro) in carico al fondo dei lavoratori dello spettacolo e il 6,6% in carico al fondo degli sportivi professionisti”. Rispetto allo scorso anno, “mentre la gestione dei lavoratori dello spettacolo ha visto salire il numero delle prestazioni e dell’importo complessivo annuo rispettivamente dello 0,2% e dello 2,3%, la gestione degli sportivi ha fatto registrare un incremento numerico delle pensioni del 7,2% e un incremento dell’importo complessivo annuo in pagamento del 8,6%”. Da notare anche che “la percentuale dei maschi sul totale per le pensioni di vecchiaia e di invalidità delle pensioni per i lavoratori dello spettacolo supera il 62%, mentre per il fondo degli sportivi professionisti è sostanzialmente pari al 100%”.

I DATI SULLE PENSIONI DEI DIPENDENTI PUBBLICI

Dai dati dell’Osservatorio statistico dell’Inps sulla Gestione delle pensioni dei dipendenti pubblici emerge, come riporta Askanews, che allo scorso 1° gennaio il numero di pensioni superava quota 2,99 milioni, in aumento del 2,6% rispetto all’anno precedente. “L’importo complessivo annuo delle pensioni è di 75.131 milioni di euro, con incremento percentuale del 4,3% rispetto al 2019 quando l’importo risultava di 72.028 milioni di euro”. Inoltre, “la distribuzione delle pensioni per categoria e classi di importo mensile mette in evidenza che il 16,1% delle pensioni pubbliche ha un importo mensile inferiore ai 1.000 euro, il 47,2% tra 1.000 e 1.999,99 euro e il 27,1% di importo tra 2.000 e 2.999,99; infine, il 9,5% ha un importo dai 3.000 euro mensili lordi in su”. Infine, “le pensioni liquidate sono aumentate nel 2019 rispetto all’anno precedente del 10,3%, passando da 149.905 nel 2018 a 165.327 nel 2019; gli importi medi mensili, che nel 2018 erano pari a 2.079,71 euro, sono pari a 2.069,50 nel 2019, con un decremento percentuale dello 0,5%”.

QUANTO CALERANNO LE PENSIONI SECONDO EPHESO

Sul Il Sole 24 ore di oggi Silvin Pashaj del centro Epheso traccia un interessante studio circa il possibile calo delle pensioni a causa del coronavirus e della contrazione del Pil inevitabile nei prossimi anni, immaginando però anche una ripresa dopo il periodo di stagnazione. A fronte di un crollo così imponente del Pil italiano, l’effetto che si rischia più immediato è la rivalutazione dei contributi accreditati all’andamento dell’economia in generale (PIL) «scaricando sempre sul pensionato l’effetto recessivo delle eventuali contrazioni economiche». Al netto di cio. i calcoli effettuati da Epheso spiegano che con l’attuale congettura e con gli interventi giù posti in atto nella riforma pensioni precedente, «deterioramento delle prestazioni non prima del 2023 e il periodo di recupero di una caduta dell’ordine del 10% potrà protrarre il blocco delle rivalutazioni per 4 – 6 anni consecutivi». Per gli scenari specifici e i calcoli dettagli con tanto di esempi di lavoratori verso la pensione, rimandiamo allo studio Epheso a questo indirizzo. (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI TREU

Tiziano Treu interviene sul tema di riforma pensioni riguardante la possibilità che la crisi da coronavirus porti a un taglio dei futuri assegni. “Il problema del montante in realtà si è già vissuto nel 2009  (e nel 2015, con il governo Renzi, ndr). Allora per esempio, invece di calcolare un anno di coefficiente, ne furono calcolati due e tutto sommato si è riusciti a superare il problema. Ora però non lo so cosa succederà. Il 2020 sarà un anno terribile”, spiega il Presidente del Cnel a Formiche.net. “Il Governo interverrà, spero lo faccia, ma non oggi, di sicuro occorrerà trovare un meccanismo, un rimedio, perché un taglio simile alle pensioni sarebbe una conseguenza non certo accettabile. La volta scorsa è stata trovata una soluzione, ma ho paura che questa volta non sarà facilissimo. Una cosa è certa, bisogna evitare conseguenze negative sulle pensioni”.

IL SISTEMA PENSIONISTICO SOTTO STRESS

“C’è sempre tempo per farsi del male, una soluzione comunque va trovata, non oggi ma va trovata”, aggiunge Treu, facendo capire che c’è ancora del tempo per pensare alla soluzione ottimale al problema che dovrebbe presentarsi nel calcolo degli assegni. Più in generale, per l’ex ministro del Lavoro, “certamente il nostro sistema pensionistico è sotto stress, come del resto tutto il Paese. Il sistema pensionistico era solido, però alla lunga se il Paese non cresce si va in sofferenza. L’Inps sta erogando molte prestazioni in questo periodo, per fortuna rientrano nel perimetro dell’assistenza e non della previdenza”.

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