Riforma pensioni/ Gualtieri: obiettivo è evitare lo scalone

- Lorenzo Torrisi

Roberto Gualtieri è tornato a parlare di riforma pensioni. Il ministro dell’Economia ha preso ancora di mira Quota 100 e Salvini

Roberto Gualtieri
Roberto Gualtieri (LaPresse)

GUALTIERI: OBIETTIVO È EVITARE SCALONE

Roberto Gualtieri è tornato a parlare di riforma pensioni. Askanews riporta infatti alcune sue dichiarazioni rilasciate a Carta Bianca, la trasmissione in onda su Rai 3. Il ministro dell’Economia ha ricordato che Quota 100 finirà al termine del 2021 e “questo significa che saranno state utilizzate molte risorse per una platea molto limitata di persone. Quando invece il sistema pensionistico deve innanzitutto avere una sua sostenibilità finanziaria e deve anche saper dare risposta a tanti problemi a cui quota 100 non ha dato risposta: i problemi dei giovani, delle donne, dei lavoratori discontinui e gravosi. Per questo c’è un tavolo sulla riforma pensionistica che è molto complesso”. Gualtieri ha spiegato che “uno degli obiettivi del tavolo è quello di evitare lo scalone. Potrà definite soluzioni tanto più ambiziose quanto più la situazione della finanza pubblica lo consentirà”. E ha poi aggiunto che “la riforma di Salvini ha dato una falsa soluzione. Sta andando a esaurimento. Fortunatamente l’hanno usata meno persone del previsto. Però a rappresentato un costo”.

LE PAROLE DI BITTI (UGL)

Oggi si è svolto, nell’ambito del confronto tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni, il tavolo relativo alla previdenza complementare. Fiovo Bitti, Segretario confederale dell’Ugl, al termine della riunione ha detto che “la previdenza complementare è una parte importante dell’intero sistema, con la quale il lavoratore sacrifica una parte del suo reddito attuale per garantirsi un beneficio nel futuro, anche per contrastare la progressiva perdita di potere d’acquisto della pensione pubblica”. Dal suo punto di vista “serve un vero sostegno fiscale, una nuova campagna informativa per accompagnare i lavoratori ad una scelta consapevole e una revisione delle regole sulla quota di Tfr da destinare alla previdenza complementare”. Occorre inoltre “attenzione anche al pubblico impiego, oggi fortemente penalizzato, mentre i fondi negoziali si lasciano preferire ad un eventuale fondo pubblico presso l’Inps, ferma restando la necessità di togliere ogni eventuale blocco nell’accesso alla governance”.

LA RICHIESTA DELLA UIL

Domenico Proietti ha ribadito la propria valutazione positiva circa le linee di politica fiscale che il Governo sta portando avanti, all’insegna della lotta all’evasione e di una maggior equità, ma ha anche evidenziato la necessità di collegare questo tema con quello della riforma pensioni. “Sono anni che sosteniamo la necessità di ridurre le tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. Questo provvedimento è un primo passo importante per circa 16 milioni di lavoratori e chiediamo che venga esteso anche ai pensionati, che pagano il doppio delle tasse dei loro colleghi europei. Bisogna rendere strutturale anche la parte del taglio delle tasse attraverso le detrazioni da 28.000 a 40.000 euro”, ha detto infatti il Segretario confederale della Uil durante l’audizione alla commissione Finanze del Senato relativa al decreto fiscale. Per la Uil occorre quindi realizzare “una più complessiva riforma fiscale e introducendo misure specifiche per assicurare un sistema fiscale equo e giusto ai cittadini italiani ed eliminando le inique discriminazioni presenti tra i contribuenti”.

IL TAVOLO SULLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Oggi è in programma un nuovo tavolo tra Governo e sindacati nell’ambito del confronto sulla riforma pensioni riguardante la previdenza complementare. Il sito del Sole 24 Ore riporta le parole della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, secondo cui “è fondamentale che nell’intervenire sul sistema pensionistico nel suo complesso si segua un approccio organico, che tenga conto delle interrelazioni tra i diversi pilastri pensionistici. Ad esempio, la dimensione della contribuzione alla previdenza complementare dipende anche da quella sul primo pilastro e non si può non tenerne conto dovendo valutare la sostenibilità del sistema nel suo complesso. Un altro esempio è l’età di accesso alle prestazioni: quella della previdenza complementare dipende da quella di primo pilastro. Quindi modificare quest’ultima ha un effetto sugli orizzonti di investimento dei fondi pensione e quindi sulle prestazioni stesse”. Anche perché “l’eccesso di volatilità normativa nuoce alle decisioni di investimento”.

CALENDA SU ASSEGNI INVALIDITÀ

Si è parlato più volte della necessità di un intervento di riforma pensioni per gli invalidi. Filomena Calenda, Consigliera regionale del Molise, ricorda che “queste persone vivono con una misera pensione di 285 euro al mese. È da troppo tempo che si attende un provvedimento equo e giusto”. L’esponente leghista, come riporta isnews.it, evidenzia che “diversi anni fa fu presentata in Senato una proposta di legge di iniziativa popolare che raccolse oltre 400mila firme, ma che è rimasta lettera morta”. Inoltre, l’Associazione mutilati e invalidi civili “ha fatto pervenire anche all’attuale governo una serie di richieste concrete per garantire l’aumento, in modo da tener fede a quanto annunciato in campagna elettorale. Dopo mesi di ripetute promesse, però, tutto è rimasto invariato, disattendendo le aspettative di quanti avevano sperato in un miglioramento delle loro condizioni. Ancora una volta a rimetterci sono coloro che, invece, avrebbero più bisogno di aiuto e sostegno. Speriamo di poter dare agli invalidi civili delle risposte concrete in tempi celeri, altrimenti sarò pronta ad unirmi all’azione di protesta per garantire a tutti il diritto di vivere dignitosamente”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI RAGAZZINI

Secondo Piero Ragazzini, in tema di riforma pensioni “il rischio più grave è che si crei una nuova ingiustizia tra coloro che hanno potuto usufruire dell’opportunità rappresentata da quota 100 per andare in pensione in modo un po’ più flessibile, rispetto a quelli che, maturando i requisiti dopo il 2021, ricadrebbero interamente nelle rigidità delle regole Fornero. Accanto a ciò non è da escludere che possano crearsi nuovamente situazioni critiche come avvenne anni fa per gli ‘esodati’”. Intervistato da interris.it, il nuovo Segretario generale della Fnp-Cisl evidenzia che “il governo non può pensare di anticipare” la fine di Quota 100 “al 31 dicembre di quest’anno, creando ulteriori problemi a chi ha già deciso di andare in pensione con questa norma. Quindi quota 100 deve arrivare alla sua naturale scadenza del 2021”.

LE PROPOSTE DELLA CISL

Ragazzini ribadisce quindi le proposte della Cisl in tema di riforma pensioni: flessibilità a 62 anni “senza ricalcolo contributivo e, in alternativa, con 41 anni di contributi senza limiti di età, oltre alla stabilizzazione dell’Ape sociale. In più, bisogna tutelare le donne e quindi secondo noi, consentire di andare in pensione con un anticipo di 12 mesi per figlio”. Il sindacalista ricorda anche la necessità di istituire una pensione di garanzia per i giovani, di rilanciare la previdenza complementare e di pensare anche a chi è già in quiescenza con la reintroduzione della rivalutazione piena degli assegni, “restituendo subito a tutti i pensionati quanto perduto in questi anni”.

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