RIFORMA PENSIONI/ Il “testa o croce” da evitare per il dopo-Quota 100

- Mario Cardarelli

Si è riacceso il dibattito in tema di riforma pensioni visto che Quota 100 andrà a esaurirsi e occorrerà trovare una misura di flessibilità

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Tito Boeri (Lapresse)

L’approssimarsi della futura conclusione di Quota 100 ha riacceso un dibattito trasversale sulla riforma delle pensioni tra componenti accademiche rappresentative, come può essere quella di Tito Boeri con il suo intervento apparso su Repubblica, e componenti politiche come quella di Tommaso Nannicini senatore Pd o di Matteo Renzi senatore di Italia Viva amanti dei social. È un dibattito trasversale che pone in evidenza come si cerchi la cosiddetta quadra tra flessibilità, anticipazione e definitiva uscita per vecchiaia con relative soglie e modalità di accesso. 

Il tutto pervaso da minacce salviniane, linee di difesa elettorale pentastellate,  condivisioni sindacali e da LiberieUguali,  forzate accettazioni renziane e blandimenti – tipo Quota 100 non si tocca – utili alla tenuta della maggioranza di governo fino all’auspicato 2022. Un percorso questo reso impervio da una miriade di altri problemi per i quali non si può non esprimere un senso di comprensione alla fatica di Sisifo che Conte sta vivendo con grande dignità e determinazione nel suo ruolo. 

Ognuna di queste posizioni può essere ben seguita nel tempo sulla sezione Lavoro del Sussidiario. Comunque vada, trovarsi in un altro Paese dà – per la distanza – una visione diversa del problema che con differenti modi, ma dati simili, viene finora affrontato anche in Francia.  Già, perché l’ombra di Oltralpe non solo pesa sulla Questione Libia, ma anche su quella pensioni. Ma se nella generalità della questione la citazione francese non è peregrina, tuttavia fermarsi alla frontiera dopo Bordighera è meglio.

Ci sono due fronti del problema, che in fin dei conti è un problema di stabilità, da vedere attraverso le lenti della sostenibilità. Lenti perché il problema non si affronta con un monocolo, ma con un occhiale bifocale per vedere meglio dati e percorsi. I dati di quota 100 sono stati commentati in più modi da Boeri a Tridico per finire a Cazzola. È  inequivocabile che la conferma di quota 100 e del Reddito di cittadinanza strada facendo fa perdere loro utilità sia per il costo che per i risultati ottenuti, compresi risparmi che non sono stati girati in manovra di bilancio. 

Coloro che continuano a sostenere nell’ordine la cancellazione della Fornero, l’annullamento della speranza di vita come vettore di trascinamento dell’uscita di vecchiaia e il gioco di dadi nella scelta degli addendi età contributi per l’anticipazione tra 100 e 104, non capiscono che i prima citati due fronti del problema vanno a ricongiungersi, in modo diverso ma ineluttabile, su una linea del tempo che unisce la data dell’anticipo del pensionamento a quella dell’uscita definitiva per vecchiaia.

Su questa linea del tempo che necessariamente è collettiva, sostenibilità e stabilità sono due facce di quella medaglia che di volta in volta Boeri e Salvini tirano in alto con commenti quasi patetici  che trovano radice sia nella scienza coartata e fleshata dell’uno che nel populismo un po’ ignorante dell’altro. Ma così si finisce per fare testa e croce. Quella che invece ci vuole è una ratio condivisa derivante da un’analisi a tutto campo sull’intera previdenza e parimenti sull’assistenza da cui lo stesso Boeri rifugge coprendosi dietro practices disegnate in contesti diversi anche se poi condivise internazionalmente. Questa analisi onesta (che potrebbe partire da una definizione dubbiosa in un famoso articolo scritto a doppia mano da Onorato Castellino ed Elsa Fornero) forse anche scomoda  per i dati scaturenti  potrebbe essere pure invisa a livelli accademici e politici. 

In tempi lontani (a partire dal 2013) e non sospetti, attraverso la proposta di Riformare la Riforma, la chiesi pubblicamente agli enti preposti dall’Inps all’Ufficio Parlamentare del Bilancio, alla Ragioneria Generale dello Stato. Lo scopo era ed è evidenziare la ratio necessaria per quanto, come e quando intervenire nel far fronte a quanto espresso dalla società civile e tradotto dalla politica. Qual è la soglia di equilibrio del sistema che, tenendo conto di tutti i fattori in gioco assicuri in modo dinamico (poiché non può essere data come unica e immutata) sostenibilità e stabilità del sistema pensionistico e delle sue prestazioni basilari? Smentendo o confermando anche per un euro di differenza un percorso su cui si concentra (quando non si accanisce in modo fazioso) un confronto necessario.

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