Riforma pensioni/ I rischi per le adesioni alla previdenza integrativa

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, la crisi può pesare sulle adesioni alla previdenza complementare, importante però per costruirsi un futuro più sicuro

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Image by Steve Buissinne from Pixabay

I RISCHI PER I FONDI PENSIONE

In un articolo sul sito di Ipsoa vengono analizzati alcuni passaggi della relazione annuale della Covip, riguardante quindi la previdenza complementare che non è stata recentemente oggetto di interventi nell’ambito delle misure di riforma pensioni. “I fondi pensione possono contribuire ad aumentare l’inclusione previdenziale di diverse categorie di lavoratori, in un sistema pensionistico concepito come unitario ma articolato su più pilastri. Tuttavia, la crisi conseguente all’emergenza epidemiologica da Covid-19 ha eroso nei primi tre mesi del 2020 buona parte dei rendimenti maturati nell’anno precedente. Il rischio è che la crisi non solo riduca la propensione all’adesione a fronte di altre urgenti esigenze sopravvenute, ma determini addirittura la fuoriuscita dal sistema dei lavoratori (magari perché divenuti disoccupati) o ne ridimensioni la partecipazione, ad esempio per la necessità di fronteggiare un calo di reddito”, si legge nell’abstract dell’articolo. I rendimenti dei fondi pensioni hanno comunque ancora una volta battuto la rivalutazione del Tfr.

RIFORMA PENSIONI, IL LIBRO DI COTTARELLI

In un articolo su globalist.it viene ricordato che pochi mesi fa è uscito il libro di Carlo Cottarelli “Pachidermi e pappagalli. Tutte le bufale sull’economia a cui continuiamo a credere”, in cui si parla anche di riforma pensioni. Infatti, “è forte la percezione che in passato le manovre di aggiustamento dei conti pubblici abbiano penalizzato i pensionati, ossia, che a pagare il conto siano sempre i pensionati o che i pensionati siano il bancomat del governo. Percezione alimentata dalle ripetute riforme che dal 1995 (dalla riforma Dini) hanno prolungato l’età lavorativa e ridotto i benefici pensionistici (per esempio, per il calcolo della pensione, col passaggio dal metodo retributivo al meno generoso metodo contributivo) per contenere l’aumento della spesa derivante dalle pressioni demografiche (l’aumento della speranza di vita e il calo della natalità)”.

L’ETÀ EFFETTIVA DI PENSIONAMENTO

Per Cottarelli, “queste misure di riforma hanno quasi esclusivamente riguardato i benefici per i lavoratori che non erano ancora pensionati, non chi era andato già in pensione, i cui ‘diritti acquisiti’ non potevano essere toccati”. Nell’articolo viene ricordato che “secondo dati Ocse (l’ultimo si riferisce al 2016), in Italia l’età effettiva di pensionamento è di 62,1 anni per gli uomini e di 61,3 anni per le donne. Queste età sono di 2-3 anni più basse delle età di pensionamento effettivo per la media Ocse sia per gli uomini (65,1 anni per la media Ocse) che per le donne (63,6 anni)”. Numeri e considerazioni di cui tener conto nel dibattito relativo alle misure previdenziali che prosegue in questi mesi.

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