Riforma pensioni/ Il rischio per i fondi sull’esonero contributi autonomi

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, rischiano di non bastare i fondi stanziati per gli esoneri contributivi di professionisti e autonomi se non verranno integrati

prelievo forzoso coronavirus inps
Immagine di repertorio - Pixabay

IL RISCHIO DEI FONDI PER L’ESONERO DEI CONTRIBUTI

Sul sito di Norme & Tributi Plus, facente capo al Sole 24 Ore, viene segnalato l’allarme lanciato dal Presidente della Cassa Forense Nunzio Luciano lanciato nel corso di un forum online sulle prospettive di riforma pensioni dei legali a proposito del fondo per l’esonero dei contributi previdenziali per autonomi e professionisti, previsto dalla Legge di Bilancio. Luciano evidenzia che “la norma è corretta e ben ha fatto il Governo ad elaborarla per venire incontro ai colleghi più deboli”. Il problema è che “il ministero del Lavoro in questi giorni sta chiedendo all’Adepp (l’Associazione enti previdenziali privati) i dati sui professionisti potenzialmente interessati, invertendo il rapporto, prima si sarebbe dovuto chiedere alle Casse la platea dei soggetti e poi definire la somma da erogare”. Per questo, ha aggiunto, “la mia preoccupazione è che la somma stanziata di 1miliardo potrebbe anche essere completamente insufficiente”, spiegando che per le sole casse privatizzate ci sarebbero circa 400 milioni, una cifra che per la metà potrebbe essere assorbita solo dagli avvocati.

L’INTEGRAZIONE ENPAM PER I FAMILIARI DELLE VITTIME DEL COVID

Come spiega quotidianosanita.it, è appena entrata in vigore una misura di riforma pensioni varata dall’Enpam in base alla quale i familiari di medici e dentisti deceduti a causa del Covid-19 potranno ricevere una pensione maggiorata attraverso l’attribuzioni di contributi aggiuntivi fino a 20 anni, “per fare in modo che la pensione spettante a vedove e orfani sia calcolata sull’importo a cui il familiare deceduto avrebbe avuto diritto al termine della propria carriera”. Questa misura può portare anche al raddoppio dell’assegno che si avrebbe avuto in base all’importo effettivamente maturato. Il Presidente dell’Enpam. Alberto Oliveti, ha spiegato che “il numero di vittime tra i medici e gli odontoiatri, già impressionante di per sé, non rende nemmeno il dramma dei casi individuali. Si pensi a quale disagio può andare incontro la famiglia di un collega strappato dal virus quando gli mancavano ancora 20 anni per andare in pensione. Ci sembra doveroso nei confronti di chi ha messo a rischio la propria vita per curare gli altri, che i familiari possano contare sul supporto della categoria”.

L’ELABORAZIONE ELEXIA SU REDDITI, PENSIONI E IRPEF

In un articolo pubblicato sul sito del Corriere della Sera vengono riportati i risultati di un’elaborazione svolta da Elexia, secondo cui “i cittadini che dichiarano un reddito lordo oltre i 120 mila euro sono appena lo 0,8% degli oltre 41 milioni di contribuenti italiani, percepiscono l’8% del reddito complessivo, ma versano ben il 16%, dell’Irpef nazionale”. Come spiega Nicola Cinelli, managing partner di Elexia, “i dati sfatano un mito diffuso: i proventi dei super-contribuenti non derivano dai patrimoni, ma vengono da lavoro e pensioni, che rappresentano la fonte primaria per oltre il 90% dei soggetti”. Da notare che, “secondo l’elaborazione di Elexia attualmente un reddito di 120.000 euro lordi da lavoro o pensione è assoggettato a circa 50.000 euro di Irpef, nazionale e locale, pari al 42%, la pressione è di circa il 60% per professionisti e lavoratori autonomi con partita Iva mentre sullo stesso importo incassato come dividendi o interessi, l’esborso è di 31.200 euro (aliquota del 26%) che scende a 25.200 euro, nel caso di un reddito di 120 mila euro da locazioni abitazioni con cedolare secca del 21%. Se l’introito deriva da cedole sui titoli di Stato l’imposta scende a 15.000 euro (aliquota 12,5%)”.

CONTRATTO DI ESPANSIONE E CIG

Tra le misure di riforma pensioni contenute nella Legge di bilancio, come noto, c’è anche la proroga e l’ampliamento del contratto di espansione, che può garantire uno scivolo di 5 anni per quei lavoratori più vicini a maturare i requisiti pensionistici, purché le imprese, sopra i 250 dipendenti, si impegnino in piani di riconversione e assunzione di giovani. Il Sole 24 Ore segnala però che quelle aziende che hanno più di 250 dipendenti, ma meno di 500, stando alle norme approvate non sembrerebbero poter godere dell’accesso alla cassa integrazione per finanziare la riqualificazione dei lavoratori, a differenza delle imprese più grandi. Una differenza di non poco conto, considerando appunto che tramite il ricorso alla Cig le società con più di 500 addetti possono in parte recuperare i costi che invece graverebbero in misura maggiore sulle aziende più piccole. Dato che la Legge di bilancio è stata già approvata in via definitiva non sembrano possibili modifiche alla norma, perlomeno non in tempi brevi.

I PREPENSIONAMENTI IN INTESA SANPAOLO

Complice la scadenza di Quota 100 a fine anno, da diverse parti è stato previsto un aumento del ricorso alla misura di riforma pensioni del Governo Conte-1 quest’anno. Intanto, come ricorda Repubblica, dai dipendenti di Intesa Sanpaolo, complice la fusione con Ubi Banca, sono arrivate “7.200 richieste di pensionamento o accesso al Fondo esuberi a fronte di 5.000 pattuiti. Ma la banca ha accolto tutte le richieste”. Inoltre, “ha deciso, in parallelo, di assumere 1.000 persone oltre alle 2.500 previste dai patti di settembre. I due fatti, e più il secondo, sono stati letti come ‘segnale positivo e forte per il settore e per il Paese’ dalle sigle sindacali Fisac Cgil, Fabi, First Cisl, Uilca, Unisin, che avevano chiesto a Intesa di rispettare il rapporto 2 a 1 tra uscite e assunti, (già una prassi per il gruppo). ‘Diamo ulteriore impulso al ricambio generazionale e al sostegno dell’occupazione e continuiamo a investire sui giovani, punto di forza del Paese – ha detto l’ad della banca, Carlo Messina – . Nel contesto di notevole complessità vogliamo dare un segnale concreto di ottimismo verso il futuro’”.

RIFORMA PENSIONI, LA NONA SALVAGUARDIA DEGLI ESODATI

In un lungo approfondimento dedicato alle misure di riforma pensioni contenute nella Legge di bilancio, Mara Guarino e Alessandro Pulcino, sulle pagine de ilpuntopensionielavoro.it si soffermano anche su alcuni temi poco trattati dai media. Per esempio, evidenziano che la manovra viene incontro “anche a circa 2.400 esodati – assicurati nel 2011 privi di occupazione o firmatari di accordi che già ne prevedevano l’uscita dal mercato del lavoro – che potranno beneficiare di una nuova salvaguardia, la nona dall’approvazione della legge Monti-Fornero. Verrà pertanto loro consentito di beneficiare delle vecchie disposizioni in materia di requisiti d’accesso e decorrenza della pensione, pur non avendo ancora maturato il diritto al trattamento pensionistico al momento dell’entrata in vigore della riforma”.

L’IMPORTO DEGLI ASSEGNI

Si parla anche del contributo di solidarietà sugli assegni sopra i 100.000 euro lordi l’anno, che cesserà “al 31 dicembre 2021, anziché al termine del 2023, così come previsto dalla normativa che lo aveva originariamente introdotto”, grazie anche alla sentenza della Corte Costituzionale in materia. Si ricorda infine che con la mensilità di gennaio è stato effettuato il conguaglio per la rivalutazione delle pensioni in base all’inflazione effettiva del 2020, pari allo 0,5% contro lo 0,4% già applicato lo scorso anno: “Tradotto in pratica, se il conguaglio di inizio anno varrà, a seconda dell’assegno interessato, al massimo poche decine di euro, per effetto del tasso inflazione definitivo 2020 gli importi cresceranno stabilmente di circa 1-2 euro mensili. In ogni caso, ben poca cosa insomma”.

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