Riforma pensioni, allarme Scuola/ “Quota 100, 40mila senza cambi” (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Allarme scuola sulla riforma pensioni: con la Quota 100 via 40mila docenti ma non sono stati sostituiti da insegnanti in ruolo. Manca la stabilizzazione

Protesta contro la Buona Scuola
LaPresse

ALLARME SCUOLA SULLE PENSIONI

Non è certo una novità l’allarme lanciato da diversi settori lavorativi nel nostro Paese in vista delle prossime due annate dopo l’ondata di pensioni prodotte dalla riforma di Quota 100: la Scuola però rappresenta forse l’ambito maggiormente in tensione perché più “colpito” dal ricambio generazionale cha al momento è avvenuto solo a metà. C’è solo uscita ma manca l’entrata dei giovani in ruolo: secondo le stime basate sui dati INPS, con l’inizio del prossimo anno scolastico saranno circa 40mila i docenti in meno in tutta Italia, sostituiti al momento da un “esercito” di precari che non riusciranno al momento a raggiungere la tanto agognata stabilizzazione. Secondo Roberto Della Ragione – portavoce del Coordinamento nazionale docenti Gae-Gm-vincitori di concorso – «già nella Manovra di Bilancio 2018 non erano stati inseriti i fondi per programmare la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto e visto l’andamento della discussione istituzionale, si rischia di fare il bis con la Legge di Bilancio 2019». (agg. di Niccolò Magnani)

GELMINI “RISPARMI PENSIONI VADANO ALLE FAMIGLIE”

Secondo la presidente dei deputati di Forza Italia Mariastella Gelmini i risparmi che la Quota 100 (e il Reddito di Cittadinanza) avanzeranno alla fine del 2019 dovranno essere girati alle famiglie: l’appello al Governo, con relativa critica, viene lanciato dalla ex assessore di Regione Lombardia durante la trasmissione “Zapping” su Radio1. Secondo la Gelmini «Si destinino subito i soldi risparmiati per reddito di cittadinanza e quota 100 per il finanziamento di misure di sostegno economico delle famiglie, della genitorialità e delle zone terremotate. Forza Italia presenterà emendamenti puntuali al Decreto sui saldi approdato alla Camera per realizzare questi obiettivi». Non solo, dopo la bocciatura dell’OCSE Economic Outlook 2018 in riferimento alla riforma pensionistica italiana, la stessa Gelmini rincara la dose «la pensione quota 100, e questo nessuno lo dice, non è una misura strutturale, è prevista solo per il 2019 e chi ne usufruirà avrà un taglio al proprio assegno pensionistico del 20-30%. La flat tax non esiste. Questa è una manovra che nasce non per far crescere e far sviluppare il Paese, ma per far crescere da qui alle europee il consenso nei confronti dei partiti che sostengono questo governo». (agg. di Niccolò Magnani)

FLOP IN SICILIA PER QUOTA 100

Il via libera dato dall’Ars nello scorso giovedì ha reso noto il “flop” finora della riforma pensioni a livello regionale per la Sicilia: con la Quota 100 approvata anche all’interno del Palazzo Regionale il piano di pensionamenti potrebbe non essere di successo come si augurava invece il Governo alla vigilia del varo di questa riforma. Il motivo è presto che detto: dal 2015 al 2018 la Regione Sicilia paga più pensioni che stipendi e con i 17mila già pensionati ora se ne aggiungeranno altri (pochi a dir la verità) che escono tramite la Quota 100 nelle prossime settimane. Il problema è doppio: da un lato le pensioni in Sicilia per il reparto pubblico dei regionali costa sempre di più e dall’altro invece i dipendenti sono diminuiti senza adeguato turn over. Il problema è strutturale e non è certo solo Quota 100 ad aver dato la “spallata” decisiva verso il caos rapporto pensioni-dipendenti, bensì una gestione non oculata negli ultimi 5-10 anni. Secondo Palazzo dei Normanni, Quota 100 impatterà sull’organico della Regione per circa 100 dipendenti nei prossimi 3 anni, ovvero trenta dipendenti all’anno poco più di nulla nell’esercito dei 14mila regionali (il dato più alto di tutta Italia). (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, LA PDL MURELLI

In tema di riforma pensioni va registrata l’assegnazione alla commissione Lavoro della Camera della Proposta di legge, a prima firma di Elena Murelli, deputata della Lega, riguardante, tra le altre cose, l’introduzione di un riconoscimento, ai fini previdenziali, dei lavori di cura svolti dalle donne e la proroga di Opzione donna. Orietta Armiliato, sulla pagina Facebook del Comitato Opzione donna social, ha riportato le dichiarazioni in merito di Domenico Cosentino, Presidente del Patronato Inapi: “Bene così, riscontriamo con piacere nella proposta di legge a prima firma Elena Murelli passi avanti importanti verso una giusta previdenza che tenga conto delle maggiori difficoltà delle donne nel raggiungere la quiescenza, era ora che ci si rendesse conto che le donne sono in credito”.

IL COMMENTO DI COSENTINO

“Ora si proceda in questa direzione valorizzando il lavoro di cura fatto a titolo gratuito da quelle lavoratrici che sono multitask e che spesso si sostituiscono, dopo il lavoro, ad un welfare italiano ancora troppo assente. Tutto quel lavoro in più fatto ‘dietro le quinte’ che assicura il benessere della famiglia, venga finalmente riconosciuto anche ai fini previdenziali con misure che non siano a ‘scadenza come il latte’, ma che valgano per le donne di oggi e di domani”, prosegue il post di Orietta Armiliato, che certamente non farà mancare degli aggiornamenti sul tema, a partire da quando la Pdl Murelli verrà calendarizzata tra i lavori della commissione Lavoro della Camera, in modo che possa andare avanti nel suo iter che potrebbe arrivare fino al voto in aula.

© RIPRODUZIONE RISERVATA