RIFORMA PENSIONI/ Cida al lavoro su proposta post-Quota 100

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità sta lavorando a una proposta per sostituire Quota 100

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CIDA AL LAVORO SU PROPOSTA POST-QUOTA 100

In un intervento su formiche.net, Mario Mantovani, Presidente della Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, commenta il risultato dell’incontro tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni tenutosi la scorsa settimana. Dal suo punto di vista, una maggior flessibilità in uscita “rimane una misura necessaria senza dimenticare che alcuni strumenti già esistono, ma vanno migliorati e resi più efficienti con l’obiettivo di consentire una flessibilità stabile, razionale e sostenibile”. Mantovani spiega anche che la Cida sta “elaborando una proposta concreta per superare quota 100, che ha prodotto non pochi effetti distorsivi sul mercato del lavoro, determinando carenze di personale nella pubblica amministrazione, scuola e sanità, senza garantire i livelli di nuove assunzioni che erano state immaginate. Una proposta per contemperare età anagrafica e anzianità contributiva che introduca maggiori livelli di flessibilità in uscita, senza penalizzare eccessivamente il reddito da pensione e senza determinare squilibri nel mercato del lavoro”.

IL FRENO DI GUALTIERI AI PROGETTI DI RIFORMA PENSIONI

Secondo quanto riporta metronews.it, Roberto Gualtieri, intervenendo ieri ad Assisi al Cortile di Francesco, ha spiegato che Quota 100 è stata concentrata “su una platea molto ristretta” e che “fortunatamente è costata meno del previsto”.  Resta tuttavia da capire “cosa fare dopo” in tema di riforma pensioni, ma proprio per questo “c’è un tavolo guidato dal ministero del Lavoro che deve affrontare la questione di come governare il salto nel rispetto della sostenibilità della finanza pubblica e del sistema pensionistico”. Il Sole 24 Ore ricorda in questo senso che la scorsa settimana l’esecutivo, tramite la ministra Catalfo, ha dato disponibilità a inserire nella prossima Legge di bilancio “proroga e rafforzamento di Ape sociale, prolungamento di Opzione donna e quota 41 per i lavoratori precoci”. Tuttavia, “su questo pacchetto, che, a seconda della configurazione, potrebbe valere anche più di 500 milioni, il ministero dell’Economia si mostra per il momento molto cauto”. E a farne le spese potrebbe essere l’ampliamento di Quota 41. Anche perché negli altri due casi si tratta di prorogare misure già in essere.

RIFORMA PENSIONI, I FONDI DA REPERIRE

In un articolo sul Giornale viene ricordato che le modifiche su cui Governo e sindacati si stanno confrontando in materia di riforma pensioni potrebbe portare a una spesa pensionistica che “nel 2022 potrebbe attestarsi attorno ai 5-6 miliardi di euro complessivi”. Tuttavia, il Tesoro “non dispone di risorse sufficienti per pianificare queste modifiche, tant’è che nella manovra 2021, che dovrebbe costare tra i 25 e i 30 miliardi, si pensa di inserire tra le entrate anche la prima tranche di aiuti del Recovery fund (15-20 miliardi di euro)”. E non bisogna dimenticarsi, aggiunge il quotidiano milanese, che è difficile che “la Commissione possa approvare spese per pensioni anticipate in un Paese che nel 2020 dovrebbe registrare un calo del Pil del 9% nonostante il titolare del Tesoro abbia promesso per il terzo trimestre un rimbalzo ‘impetuoso’”. L’esecutivo dovrà quindi reperire risorse per gli interventi previdenziali, magari attingendo dai risparmi di Quota 100 o da quelli del Reddito di cittadinanza, considerando che i due strumenti attingono al medesimo fondo costituito nel 2018.

LE BATTAGLIE A LIVELLO LOCALE

Come noto i sindacati hanno presentato delle loro richieste al Governo in tema di riforma pensioni. A livello locale le organizzazioni che rappresentano i lavoratori e i pensionati sono impegnati anche in piccole “battaglie” non meno importanti per la vita di tutti i giorni, specie degli anziani. Come spiega La Nazione, per esempio, a Spoleto la sede dell’Inps oltre a non essere facilmente raggiungibile (causa ztl), essendo in pieno centro storico, è ancora chiusa e ciò causa diversi disagi ai cittadini. I sindacati temono tra l’altro che gli uffici non riapriranno. In provincia di Grosseto, come riporta ilgiunco.net, lo Spi-Cgil segnala invece che ci sono uffici postali che non hanno ancora riaperto. Cosa che obbliga i pensionati residenti a ritirare il proprio assegno presso un altro ufficio con spostamenti che possono risultati poco pratici o anche complessi da organizzare. Per questo il sindacato dei pensionati chiede a Poste Italiane di rivedere le proprie decisioni e al Sindaco di Grosseto di attivarsi.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI FERRARI (FIPAC)

Sergio Ferrari, Presidente della Federazione dei pensionati di Confesercenti, ricorda che ancora non sono stati fatti passi avanti sull’aumento delle pensioni di invalidità stabilito con il Decreto agosto dal Governo, in seguito anche alla sentenza della Corte Costituzionale. Sono quindi stati stanziati 132 milioni di euro per quest’anno e 400 per il prossimo, ma “l’Inps non ha ancora dato istruzioni al riguardo, lasciando nel limbo persone inabili al lavoro e le loro famiglie”. Secondo il Presidente della Fipac, quindi, “ci sono due questioni per noi fondamentali: che vengano immediatamente saldati anche gli arretrati, visto che la misura dovrebbe essere retroattiva al 20 luglio e che l’aumento venga riconosciuto a tutti, non solo a chi ne fa richiesta. Molte di queste famiglie infatti possono non essere informate o non avere il modo di provvedere alla compilazione della domanda”.

L’INVITO ALL’INPS

Si è parecchio discusso, in tema di riforma pensioni, nelle scorse settimane degli assegni di invalidità. Anche per questo Ferrari promette che la Fipac continuerà a vigilare “affinché gli invalidi civili totali si vedano riconosciuto questo aumento quanto prima. Essendoci una sentenza che ha giudicato troppo bassa la somma erogata dall’Inps ed avendo il Governo previsto i fondi invitiamo l’Istituto ad emanare l’apposita circolare, dando il via effettivo all’aumento. È un diritto costituzionale ed anche un dovere morale assicurare a queste persone un importo con cui sopravvivere”, soprattutto in un momento così difficile come quello che il Paese sta attraversando.

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