RIFORMA PENSIONI/ Tridico: si va verso flessibilità dentro modello contributivo

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le parole di Pasquale Tridico, Presidente dell’Inps, secondo cui il tavolo Governo-sindacati va verso la flessibilità all’interno di un modello contributivo

Pasquale Tridico, presidente INPS
Pasquale Tridico, presidente INPS (Lapresse, 2020)

LE PAROLE DI TRIDICO SULLA FLESSIBILITÀ

Anche se i sindacati non sembrano essere molto soddisfatti al riguardo, la prossima settimana dovrebbe tenersi un nuovo confronto tra Governo e parti sociali nell’ambito della trattativa sulla riforma delle pensioni da attuare a partire dal 2023 annunciata dal Premier Draghi. Secondo Pasquale Tridico, “il tavolo che si aprirà sulla riforma delle pensioni, sulla base di quello che abbiamo sentito, va nella direzione indicata dall’Inps, ovvero la flessibilità all’interno di un modello contributivo”. Il Presidente dell’Inps, stando a quanto riporta Adnkronos, ha anche evidenziato che “le soluzioni di flessibilità e quindi di uscita anticipata rispetto ai 67 anni, ci possono essere e sono compatibili con la sostenibilità finanziaria. Dobbiamo superare le gabbie rigide delle quote, che irrigidiscono il sistema’’. Va ricordato che Tridico ha avanzato una sua proposta di anticipo pensionistico ribattezzata Ape contributiva, che non ha incontrato però il gradimento dei sindacati. E nemmeno dell’esecutivo, a quanto pare. A meno che non arrivi proprio al prossimo tavolo di confronto.

IL MONITO DEI SINDACATI CALABRIA

«C’è da affrontare una manovra inadeguata e dobbiamo farlo unitariamente – ha tuonato Angelo Sposato della Cgil Calabria – non si può consentire a lavoratori di 67 anni che lavorano sulle gru, nelle acciaierie e sui ponteggio di continuare a rischiare la vita. Ci vuole una riforma delle pensioni vere perché quota 41 non è assolutamente sufficiente»: questo emerge dalla riunione delle sigle sindacali in vista della giornata di manifestazione contro il Governo fissata per l’11 dicembre prossimo a Catanzaro.

I segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil seguono il monito dato dagli stessi sindacati a livello nazionale nell’ultimo tavolo con l’esecutivo: la riforma delle pensioni adottata in Finanziaria non convince e si cercherà di ottenere il massimo nel prossimo tavolo con il Ministero della Lavoro proprio sul tema della riforma strutturale della previdenza. «Nel sud, e in Calabria, in quanti hanno alle spalle 41 anni di lavoro. Ai giovani poi bisogna dare prospettive, lavoro e politiche attive. Senza pensioni di garanzia non ci andranno mai», concludono Angelo Sposato, Santo Biondo e Tonino Russo. (agg. di Niccolò Magnani)

I VANTAGGI DELLA RIFORMA DELL’IRPEF PER I PENSIONATI

Come spiega Il Sole 24 Ore, la riforma dell’Irpef su cui il Governo ha trovato una quadra porterà dei benefici anche ai pensionati. Infatti, è stata portata a 8.500 euro la no tax area. “In pratica, chi ha un reddito fino a questa soglia si vedrà riconosciuto uno sconto d’imposta di 1.955 euro, esattamente pari all’Irpef lorda”, spiega il quotidiano di Confindustria, il quale evidenzia che ai pensionati “andrà uno sconto medio leggermente più basso di quello riservato ai dipendenti (227,20 contro 243 euro), per i quali la detrazione da lavoro assorbirà anche il bonus 100 euro ‘Renzi-Gualtieri’. La riduzione media dei pensionati sarà comunque più alta di quella di cui beneficeranno gli altri lavoratori non dipendenti (204,40 euro)”. Il Sole 24 Ore ricorda anche che se questa riforma verrà approvata entrerà in vigore dal prossimo 1° gennaio, ma l’effetto concreto “si vedrà per la prima volta nelle pensioni e nelle buste paga di marzo 2022, anche per consentire l’allineamento dei software gestionali”.

LE PROTESTE DEI SINDACATI DI BASE

Come riporta Il Giornale, la giornata di martedì 7 dicembre rischia di essere piuttosto caotica a Milano. Nel giorno in cui festeggia il suo Santo Patrono, il capoluogo lombardo non solo dovrà fare i conti con i tifosi del Liverpool in trasferta, ma anche con la protesta annunciata dalla Cub davanti al Teatro della Scala, dove si terrà la Prima. Il sindacato di base invita alla protesta “i cittadini e i lavoratori di tutte le categorie nel giorno in cui Milano si mette in vetrina e si fa bella per dire no alle politiche economiche del Governo. Pensioni, sanità, scuola, precariato, casa rimangono problemi del tutto irrisolti”. Nel fine settimana a Cagliari, come riporta cronachenuoresi.it, avevano già protestato sotto il consiglio regionale “i Cobas Sardegna Usb Confederazione Cobas Nazionale, insieme a Cagliari SocialForum e Collettivo Comunista (marxista-leninista) di Nuoro”. Tra le ragioni della protesta contro il Governo Draghi anche le scelte in tema di riforma delle pensioni, “perché si abolisce Quota 100 e si aumenta l’età pensionabile, sia con Quota 102, sia con l’Opzione donna”.

RIFORMA PENSIONI, L’ANALISI DI MAZZAFERRO

In un articolo pubblicato su lavoce.info, Carlo Mazzaferro ricorda che presto riprenderà il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni, partendo da un situazione “evidentemente molto attenta agli obiettivi di contenimento della spesa pensionistica aggregata e desiderosa di assicurare che il sistema pubblico possa offrire, anche in futuro, trattamenti adeguati e non troppo distanti da quelli realizzati con il sistema retributivo”. Tuttavia, tutto ciò ha un costo sociale, ovvero “quello di aver sacrificato una reale flessibilità sull’altare del rigore finanziario e di avere in maniera rigida ipotizzato un pensionamento in età molto avanzate per una parte importante della popolazione occupata”.

L’OPZIONE SULLA FLESSIBILITÀ SCARTATA DALL’ITALIA

L’economista evidenzia quindi che “Norvegia e Svezia, che – come l’Italia – hanno adottato il sistema contributivo, hanno scelto età centrali di pensionamento più basse (65 e 64 rispettivamente) e hanno ammesso la possibilità di anticipare o ritardare l’uscita dal mercato del lavoro senza vincoli particolari. Perché non considerare questa opzione anche per il nostro Paese?”. Mazzaferro sottolinea anche che “l’età di pensionamento è cresciuta e non in maniera trascurabile” e che “se non si può escludere che, almeno in parte, l’aumento dell’età di pensionamento effettiva sia stato una conseguenza dell’irrigidimento progressivo delle condizioni normative imposte dalle varie riforme degli ultimi decenni, è tuttavia utile ricordare che il sistema contributivo rende più costosa la scelta di anticipare il pensionamento“.

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