Riforma pensioni, ultime notizie/ Precoci e Opzione Donna: cosa cambia

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, cosa cambia per Opzione Donna e precoci in Manovra 2020: ritorno legge Fornero, il “niet” di Salvini e Di Maio

Salvini e Fornero
Elsa Fornero e Matteo Salvini (LaPresse, 2019)

OPZIONE DONNA E PENSIONI PRECOCI: COSA CAMBIA

Donne e precoci, nella prossima Manovra in discussione al Parlamento ci saranno alcune novità ribadite anche nell’ultima bozza al netto della richiesta di Italia Viva di insistere per eliminare al più presto Quota 100 (ma non vi sono novità nel “braccio di ferro” M5s-Conte-Renzi in merito, ndr): come riassume il focus “pensioni” sul Sole 24 ore, per i lavoratori precoci è prevista una finestra di tre mesi per poter andare in pensione. Tali lavoratori, che vantano un anno di contributi versati prima dei 19 anni, potranno uscire con 41 anni complessivi di contributi: tra i requisiti richieste ci sono quelli di svolgere attività con particolarmente gravose e faticose oppure essere care givers, invalidi civili almeno al 74% o disoccupati che abbiano esaurito la Naspi e passato un ulteriore trimestre di inoccupazione. L’assegno è calcolato con sistema misto-retributivo e verrà erogato dopo tre mesi della data di maturazione; in merito invece alle novità rispetto ad Opzione Donna, anche qui nell’esame della Manovra è inserita la proroga per un altro anno, come del resto avvenuto anche un anno fa con il primo Governo Conte. Per le lavoratrici che entro il 31 dicembre matureranno un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e un’età di almeno 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 anni per quelle autonome, ci sarà il via libera alla pensione anticipata con calcolo contributivo: 12 mesi per le dipendenti, 18 mesi per le autonome è l’attesa per l’ingresso ufficiale nella pensione. (agg. di Niccolò Magnani)

SALVINI-DI MAIO “DIFENDONO” QUOTA 100

Un anno fa era la normalità, ora vedere Salvini e Di Maio dalla stessa parte per difendere la medesima misura fa un po’ specie: eppure davanti alla possibilità che alcuni ambienti del Governo Conte-2 possano cancellare al più presto Quota 100 e di fatto ritornare alla legge Fornero tanto combattuta da Lega e M5s fa scattare entrambi i leader, pur essendo acerrimi rivali oggi. Di Maio nel comizio in Sicilia ad Augusta ha semplicemente detto «Qualcuno vuole tornare alla legge Fornero ed è inaccettabile perché quota 100 è una vostra conquista». Stesso discorso di merito sulla riforma di quota 100 anche per Salvini, questa volta da Rimini dove interviene al Congresso della Federanziani: «Vi do la mia parola. Se proveranno a tornare sulla legge Fornero dovranno passare sui nostri corpi». Non solo, sempre il leader della Lega nella successiva diretta Facebook direttamente dal palco di Rimini aggiunge, «Ad oggi sono 200.208 gli italiani che grazie a quota 100 si sono liberati della gabbia della legge Fornero e possono fare i nonni». Intervenendo al Festival del Lavoro, la neo-Ministra Nunzia Catalfo segue la linea del suo leader M5s e ribadisce come è intenzione del Governo di superare la legge Fornero: per questo la titolare del Lavoro ha promesso per il gennaio 2020 l’avvio di nuovi negoziati con sindacati e tecnici per provare a portare il prossimo anno la nuova riforma pensionistica. (agg. di Niccolò Magnani)

BONUS PENSIONI E 13ESIMA: COSA CAMBIA

Secondo gli studi e i calcoli fatti dal Sole 24 ore, il bonus pensioni previsto dalla prossima Manovra di bilancio oltre alla 13esima porteranno modifiche anche importanti negli importi dei prossimi assegni previdenziali: il “bonus” è una somma extra che si aggiunge alla tredicesima mensilità per i pensionati, in arrivo a fino 2019. In sostanza, dal 2 dicembre prossimo, i pensionati titolari di assegni previdenziali con redditi bassi potranno usufruire di questa somma aggiuntiva. Sono due i parametri da dove rispettare per ricevere il bonus da 154,94 euro: l’importo del trattamento pensionistico ricevuto dall’Inps non deve superare il tetto massimo di 6.669,13 euro mentre l’altro limite riguarda il reddito singolo individuale e coniugale, con il “confine” tracciato dal Governo rispettivamente in 10.003,70 euro e 20.007,39 euro. Ci sono però dei distinguo, con la Manovra che chiarisce chi non potrà accedere ai bonus, nonostante i parametri rispettati: non erogato per pensione di invalidità civile, l’assegno sociale, la pensione sociale, la rendita facoltativa di vecchiaia, la rendita facoltativa d’inabilità, le pensioni di vecchiaia e di invalidità della mutualità pensioni a favore delle casalinghe, gli assegni di esodo e l’isopensione. Niente bonus per loro ma la “semplice” tredicesima, quella sì sempre garantita. (agg. di Niccolò Magnani)

LA DISPARITÀ DI GENERE NELLE PENSIONI

Lunedì è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e Maria Giorgini, Segretario generale Cgil di Forlì, sottolinea che “aumenta la violenza anche sulle ultra sessantenni. Se da una parte questo potrebbe essere un dato che evidenzia un aumento dei casi sommersi finalmente denunciati, ci deve far riflettere anche sulla condizione della popolazione anziana, oggi sempre più povera e più diseguale”. Secondo un comunicato riportato da forlitoday.it, la sindacalista ricorda che “l’ingresso alla pensione penalizza chi ha avuto periodi di discontinuità al lavoro, tanto da rendere difficilmente utilizzabile la pensione anticipata per le donne (solo il 36%) che ancora svolgono la maggior parte del lavoro di cura rinunciando non solo alle possibilità di carriera ma spesso anche all’occupazione. Per le medesime ragioni di mancanza dei requisiti solo il 26% delle domande di ‘quota 100’ è effettuata dalla donne. Teniamo conto inoltre che le pensioni delle donne sono del 35 % inferiori a quelle degli uomini”.

QUOTA 100 E IL TURNOVER NELLE PARTECIPATE

La riforma pensioni con Quota 100, è stato detto in diversi frangenti dalla maggioranza Lega-M5s, avrebbe dovuto favorire un ricambio generazionale nel mercato del lavoro. Secondo la Fondazione studi consulenti del lavoro, il tasso di sostituzione è migliorato negli ultimi mesi, ma è certamente inferiore alle attese. Il Foglio ha contattato le principale aziende partecipate dallo Stato quale fosse la situazione in tal senso e anche in questo caso i numeri non sembrano in linea con quanto auspicato dal Governo Conte-1. Per Eni si parla di 1.200 assunzioni a fronte di 500 pensionamenti, di cui solo 150 relativi al 2019. Nel caso di Enel e Leonardo le uscite previste non sembrano essere dovute a Quota 100. Lo stesso sembra potersi dire per Fincantieri, Poste Italiane e Ferrovie dello Stato. Inoltre, evidenzia il Foglio, c’è da tener presente che gli accordi di Enel e Leonardo coi sindacati per la riorganizzazione del personale sono stati resi possibili dalla Legge Fornero: un risvolto quasi paradossale visto che Quota 100 è stata varata proprio con l’obiettivo di superare la riforma pensioni del 2011.

APPELLO DI BERGAMINI PER GLI ESODATI

Dopo aver ricordato di essere tra quei parlamentari di Forza Italia che votò no alla riforma pensioni targata Fornero, Deborah Bergamini, in un articolo pubblicato sul Riformista, ricorda che ci sono ancora degli esodati privi di salvaguardia, nonostante siano ormai passati otto anni dalla Legge di stabilità del 2011. “Di una nuova salvaguardia, prevista nella manovra di Bilancio ora in discussione in Parlamento, e che garantirebbe il pensionamento alle migliaia rimasti senza assegno, non c’è traccia. La loro prospettiva, quindi, è dovere aspettare ancora sei anni, o forse più”, aggiunge Bergamini, secondo cui “bisogna superare le consuete dinamiche parlamentari tra opposizione e maggioranza e richiamare le forze politiche ad un’unità di intenti che parta dalla ragione per arrivare a soluzioni ragionevoli. Sarebbe urgente che questo governo assumesse l’iniziativa, recepisse gli emendamenti presentati in tal senso e avviasse un confronto serio che metta fine a una vicenda che non fa onore al nostro Paese”.

LE PAROLE DI CATALFO

“Sulle pensioni abbiamo già fatto un primo incontro perché, come sapete, l’intenzione è quella di superare la Fornero, e ci saranno ulteriori incontri a partire da gennaio”, ha detto il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo a margine del “Festival del lavoro – Anteprima 2020”, organizzato dai consulenti del lavoro a Roma. Il riferimento è ovviamente agli incontri con i sindacati che sul tema della riforma pensioni hanno una piattaforma unitaria. Intanto un articolo del Giornale parla della possibilità di uno sciopero generale, ma “manca solo una firma, forse quella più importante. Quella del segretario generale della Cgil. Maurizio Landini allergico, come si inizia a insinuare in ambienti sindacali, a proteste contro il governo Conte, sostenuto dalla maggioranza più a sinistra degli ultimi anni (M5s, Pd e Leu)”. “Se i tre confederali decideranno uno sciopero, sarà il primo dal dicembre del 2011, quello di tre ore contro la riforma Fornero. Più recente quello delle sole Cgil-Uil del 2014 contro il Jobs Act”, viene poi aggiunto.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI GASBARRO

In tema di riforma pensioni va segnalato un intervento sul blog di Nicola Porro di Leopoldo Gasbarro in cui l’autore si chiede “perché in Italia sulle pensioni non ci dicono la verità?”. A mettere a rischio il sistema previdenziale, evidenzia il direttore di Wall Street Italia, sono infatti “i nuovi scenari demografici. Viviamo di più, molto più di prima e parallelamente facciamo meno figli”. Il punto è che “gli straordinari guadagni in termini di durata della sopravvivenza producono un continuo aumento di popolazione nelle età senili. Al 1°gennaio 2019 la stima dell’indice di vecchiaia è di 172,9 ultra 64enni per cento giovani al di sotto dei 15 anni, era 143,4 per cento solo undici anni prima (Istat Rapporto annuale Italia 2019)”. Unendo a ciò il fatto che “l’incapacità di guidare il mondo dei risparmi verso investimenti remunerativi sta facendo perdere ricchezza alle famiglie italiane”, per Gasbarro ci sono almeno sei domande da farsi.

LE DOMANDE DA PORSI

La prima è ovviamente quanto impiegherà il sistema a saltare. C’è poi da chiedersi perché nessuno avvisi i cittadini di quanto sta accadendo e perché non si voglia realizzare un piano per “rimettere in discussione gli squilibri che si stanno determinando”. “Perché non si pensa ad un corretto piano di immigrazioni che tenda a razionalizzare le risorse ed i capitali umani produttivi? Quando spariranno per la demografia 6 milioni di persone in età lavorativa portando il saldo dei lavoratori a 17 milioni, come faranno a gestire il disavanzo per garantire le pensioni in essere? Perché nessuno pensa ad un fortissimo piano di natura fiscale che permetta di detassare qualunque somma sia orientata alla previdenza integrativa?”, aggiunge Gasbarro.

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