Riforma pensioni/ Opzione Donna: per chi vale e fino a quando

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, i chiarimenti dell’Inps per l’Opzione Donna: per chi vale, fino a quando e con che modalità

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PENSIONI OPZIONE DONNA: PER CHI VALE

Un messaggio Inps dello scorso 13 gennaio ha scandito termini, requisiti e condizioni della Opzione Donna, parte della riforma pensioni inserita in Manovra di Bilancio e prorogata fino al 31 dicembre 2022.

Viene così confermata l’uscita anticipata dal lavoro con il calcolo contributivo per tutte le lavoratrici dipendenti con almeno 58 anni di età (59 la soglia per le autonome) e 35 di contributi, alla quale potranno dunque partecipare le donne del 1963 (del 1962 le autonome). L’Inps ha stabilito che bisognerà aver raggiunto pienamente i requisiti entro la fine del 2021: non solo, la Manovra ha previsto la possibilità di «accedere al trattamento pensionistico anticipato c.d. opzione donna alle lavoratrici che abbiano perfezionato i prescritti requisiti entro il 31 dicembre 2021». In particolare, chiarisce ancora la nota dell’Istituto, con l’Opzione Donna il diritto alla decorrenza della pensione viene raggiunta «quando sono trascorsi dodici mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti, nel caso in cui il trattamento pensionistico sia liquidato a carico delle forme di previdenza dei lavoratori dipendenti. Oppure trascorsi diciotto mesi dalla data di maturazione dei previsti requisiti, nel caso in cui il trattamento sia liquidato a carico delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, L’AUSPICIO DI TRIDICO

Come spiega Il Sole 24 Ore, nel corso del convegno “Estratto conto dei dipendenti pubblici” sono stati illustrati i risultati dell’inserimento nel database dell’Inps di “migliaia di pratiche cartacee riguardanti le posizioni previdenziali dei dipendenti del ministero della Giustizia e di quello dell’Istruzione”. L’operazione “ha determinato la valorizzazione e la sistemazione delle posizioni assicurative dei lavoratori pubblici dei due comparti, al fine di assicurare una liquidazione rapida delle prestazioni richieste e in particolare della rendita pensionistica. “Servirebbe un accordo all’interno di tutta la Pubblica amministrazione” per “garantire il diritto di tutti alla soluzione di continuità tra il lavoro e la prima pensione ricevuta”, ha detto il Presidente dell’Inps Pasquale Tridico.

LA MOSSA DELL’ENPAPI

Il quotidiano di Confindustria spiega anche che l’Enpapi, la Cassa degli infermieri liberi professionisti, ha inviato nell’ultimo trimestre del 2021 “l’estratto conto annuale a circa 73mila iscritti, accompagnato da diffide di pagamento per la regolarizzazione di quasi 20mila posizioni”. “Contemporaneamente all’invio dell’estratto conto, l’Enpapi ha elaborato anche il conguaglio 2020, nel cui ambito la struttura dell’ente ha dovuto fare i conti con circa 2mila istanze di rateizzazione da processare”. Infine, è stata anche effettuata un’attività di recupero crediti relativa al periodo 2015-18 per un valore di 100 milioni di crediti contributivi richiesti. Tutto questo ha anche però determinato “ritardi nella presa in carico delle istanze e nella gestione dell’attività ordinaria, per i quali l’ente si è scusato con gli iscritti”.

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