RIFORMA PENSIONI/ L’incrocio tra versamenti ed esonero dei contributi

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, la proroga dei versamenti dei contributi previdenziali dovuti dagli iscritti alle gestioni autonome speciali si incrocia con l’esonero contributivo

reddito di emergenza
Lapresse

L’INCROCIO TRA VERSAMENTI ED ESONERO CONTRIBUTIVO

In un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore viene evidenziato che “la proroga dei versamenti dei contributi previdenziali dovuti dagli iscritti alle gestioni autonome speciali degli artigiani, dei commercianti, dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, nonché degli iscritti alla gestione separata Inps incrocia l’esonero parziale dei contributi previsto dalla Legge di bilancio 2021. E, per effetto della proroga del termine di presentazione della domanda per quest’ultimo, dal 31 luglio al 30 settembre, gli interessati potrebbero dover prima versare i contributi e poi chiedere il rimborso qualora fossero ammessi al beneficio”. Intanto Matteo Salvini, da Milano Marittima, come riporta Il Giornale di Sicilia, dopo avere incontrato Giancarlo Giorgetti ha detto: “Tra noi non c’è bisogno di nessun patto. Non c’è niente da chiarire. Abbiamo pianificato insieme il lavoro che ci aspetta, tra green pass, pensioni, lavoro e Mps”.

IL POST QUOTA 100 SULLE PENSIONI

Dopo il nulla di fatto al Ministero del Lavoro la scorsa settimana, ieri il “niet” di Tridico sulla Quota 41 ha riaperto la forte indecisione su cosa potrebbe avvenire dopo la scadenza di Quota 100 a fine anno: la riforma pensioni come urgenza è stata ribadita ieri sera a Palazzo Chigi nel vertice con Draghi sul Green Pass in azienda, ma al momento gli scenari sul tavolo restano comunque svariati. Dalla “normale” pensione di vecchiaia definita dalla Legge Fornero è ancora la scelta principale (67 anni di età e almeno 20 anni di contributi), mentre sul fronte anticipo è ancora in vigore l’uscita a 42 anni. Restano poi sul piatto l’Ape Sociale, i precoci-usuranti e l’isopensione, con tutte le opzioni presentate dai partiti e dai sindacati tutt’altro che “fuori gioco” ma tutti in “potenza” per il dibattito sulla Manovra del prossimo autunno. (agg. di Niccolò Magnani)

LE PAROLE DI TAJANI

Antonio Tajani ribadisce la posizione contraria di Forza Italia al Reddito di cittadinanza, perché “così com’è strutturato non funziona e non porta risultati, crea soltanto molto assistenzialismo”. Il coordinatore nazionale del partito di Berlusconi, intervistato da affaritaliani.it, parla anche di un tema legato alla riforma pensioni. Afferma infatti che “lo Stato deve mettere in condizione di lavorare chi ha voglia di lavorare e assistere chi non è in grado. Penso ad esempio ad anziani che non hanno la pensione di reversibilità o alle persone che hanno una disabilità, che possono in alcuni casi anche guarire, e che percepiscono pensioni allucinanti per come sono basse. Noi siamo sicuramente per abrogare questo reddito di cittadinanza, poi è ovvio che bisogna aiutare le persone in condizioni di povertà. Ma per come è strutturato oggi il RdC regala soldi perfino a delinquenti e disincentiva il lavoro, senza contare che i risultati sul lato dell’occupazione sono del tutto irrisori. Non va bene, bisogna assolutamente cambiare tutto”.

IL PROBLEMA APERTO DELLE RIVALUTAZIONI

Commentando le vicende riguardanti Montepaschi, Fortunato Vinci parla dell’ipotesi di un nuovo aumento di capitale, che rappresenterebbe un “enorme spreco di risorse, che sarebbe, secondo la definizione di Mario Draghi ‘debito cattivo’, continua senza soste, mentre i pensionati non ricevono, ormai dal 2012, l’adeguamento degli importi pensionistici. Sono briciole, ma con i prezzi dei beni che salgono, anche quelli di prima necessità, senza alcuna giustificazione, sarebbero comunque un aiuto”. Vinci, come riportato da agenziastampaitalia.it, ricorda che “migliaia di pensionati hanno fatto ricorso al tribunale di Milano, a quello di Palermo, hanno invocato l’intervento della Corte Costituzionale, che più volte, e con più sentenze, ha ribadito che ‘non è consentito, perché illegittimo sotto il profilo costituzionale, la reiterazione di misure intese a paralizzare il meccanismo perequativo’. Niente. Da allora solo un’elemosina, con un bonus una tantum”.

RIFORMA PENSIONI, L’ANALISI SU QUOTA 100

In un articolo apparso contemporaneamente sul Menabò di Etica Economia e su lavoce.info, Giuseppe Pio Dachille, Edoardo Di Porto e Monica Paiella si concentrano sugli effetti che la misura di riforma pensioni nota come Quota 100 ha avuto sulle opportunità di lavoro per i giovani liberando posti occupati dai pensionandi. Gli autori spiegando che “il riscontro empirico riguardo alla presunta sostituzione tra lavoratori giovani e anziani è tuttavia limitato e non in linea con le attese”. Infatti, “una stima del tasso di sostituzione per dicembre 2019 si aggira in un intervallo compreso tra il 61 per cento (marzo 2019) e il 46 per cento (novembre 2019), con un picco isolato dell’84 per cento nel giugno 2019: ogni due pensionati in più in ‘quota100’ si ‘recupera’ solo un lavoratore, a volte anche meno”.

I DATI SULLA STAFFETTA GENERAZIONALE

Più nel dettaglio, “durante i primi mesi in cui la misura è in vigore, l’effetto meno che proporzionale sulle assunzioni è più marcato; a regime, però la stima si stabilizza al sotto di 0,5 lavoratori assunti per pensionato quota 100, fino a raggiungere un valore statisticamente non significativo a dicembre 2019. Le stime restano stabili anche con specificazioni più parsimoniose in termini di variabili di controllo”. Attraverso le analisi dei dati, “la staffetta generazionale, dunque, sembra essersi verificata solo parzialmente. Il risultato sembra essere piuttosto robusto e spiegato solo in minima parte dalla variabilità settoriale e territoriale delle aziende considerate. L’anticipo pensionistico appare quindi come uno strumento poco efficace per l’accesso al mercato del lavoro dei giovani”.

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