RIFORMA PENSIONI/ Meloni: prioritario far ripartire le nascite

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Giorgia Meloni ricorda l’importanza di far ripartire le nascite anche per sostenere il sistema previdenziale

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Giorgia Meloni (LaPresse)

LE PAROLE DI GIORGIA MELONI

Giorgia Meloni, ospite di Mezz’ora in più, ha detto che le prime cose che farebbe se andasse al Governo “sarebbero politiche di sostegno alle imprese e incentivi alla natalità. La libertà d’impresa abbassando le tasse e diminuendo la burocrazia è fondamentale, la ricchezza di un Paese infatti la creano le imprese e non lo Stato. Inoltre, uno dei più grandi problemi in Italia riguarda la natalità. Un grande piano di incentivo alla natalità per far ripartire le nascite sarebbe prioritario, con i tassi di adesso tra 30 anni non potremo più pagare le pensioni”. Restando in tema di riforma pensioni, Gilberto Luppi, Presidente di Lapam Confartigianato Emilia Romagna, come riporta modenatoday.it, ricorda che la sfida del Recovery plan “è riuscire ad attuare riforme efficaci nella pubblica amministrazione, nella giustizia, nel fisco e nelle pensioni e contemporaneamente ridurre il debito pubblico, il divario tra Nord e Sud, le diseguaglianze generazionali e di genere. Si tratta di una sfida che deve vedere protagoniste anche le piccole e medie imprese”.

LA “QUOTA MAMMA” PER LE PENSIONI

Nel mare-magnum di ipotesi per sostituire la riforma pensioni di Quota 100 nei prossimi mesi, è passata un po’ in sordina la proposta della “quota mamma” fatta dal segretario generale Cisl Luigi Sbarra: si tratta in sostanza di riconoscere 12 mesi di anticipo pensione per ogni figlio partorito e punta ad allargare la platea di pre-pensionamento rispetto alla già confermata Opzione Donna. «Secondo noi sarebbe necessario almeno un ulteriore intervento dedicato alle donne con figli: il riconoscimento di 12 mesi per figlio per anticipare l’età della pensione oppure a scelta della lavoratrice incrementare il coefficiente di calcolo della pensione», aveva spiegato nei giorni scorso il leader della Cisl, succeduto ad Annamaria Furlan. La proposta aveva ricevuto un primo “endorsement” dalla Ministra per il Sud e la Coesione Territoriale Mara Carfagna e potrebbe anche per questo motivo trovare spazio nei prossimi colloqui tra sindacati e Ministero del Lavoro sul fronte pensioni: «”La maternità è (anche) un lavoro da riconoscere: apprezzo l’idea dei sindacati di dare alle donne un anno di sconto sull’età pensionabile per ogni figlio. E’ la proposta di legge su ‘Quota mamma’ che presentai nel 2020, è arrivato il momento di discuterne sul serio». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, IL RICHIAMO DI PROIETTI ALLA FLESSIBILITÀ

Secondo Domenico Proietti, il contratto di espansione “è uno strumento utile solo parzialmente. Interessa, infatti, solo una porzione delle aziende italiane, a normativa vigente quelle sopra i 250 dipendenti, inoltre è particolarmente  svantaggioso proprio per i lavoratori e lavoratrici con carriere più deboli”. Secondo quanto riporta Ansa, per il Segretario confederale della Uil bisogna varare misure di riforma pensioni “che introducano una flessibilità più diffusa di accesso alla pensione a partire dai 62 anni anche tenendo conto della diversa gravosità delle attività dei lavoratori”. Intanto Maurizio Landini, Segretario generale della Cgil ha replicato a Matteo Salvini secondo cui il Governo non può fare le riforme. Come riporta La Stampa, il sindacalista ha infatti detto di ritenere “che oggi sia il momento delle riforme. Fiscale, delle pensioni, della scuola, del mondo del lavoro. Abbiamo bisogno di una legge sulla rappresentanza degna di questo nome”. Vedremo quali saranno effettivamente le mosse dell’esecutivo in campo previdenziale.

LE PAROLE DI CAZZOLA E DE PALO

In un articolo pubblicato su formiche.net, Giuliano Cazzola spiega che in Italia le politiche per la famiglia sono “state sacrificate sull’altare sacrilego delle pensioni (peraltro di fronte a queste prospettive demografiche è da irresponsabili pensare di abbassare l’età di pensionamento)”. Basti pensare che “in termini di Pil alla maternità e ai figli è dedicato circa l’1% che è un 1/17° di quanto è destinato alle pensioni. Ma – il fatto sembrerebbe essere ‘segretato’ visto che non se ne parla mai – dal 1995 ad oggi vi è stata una vera e propria spoliazione di risorse dalle politiche famigliari a quelle pensionistiche”. Gigi De Palo, Presidente del Forum delle associazioni familiari, aprendo gli Stati generali della natalità, venerdì si è retoricamente chiesto: “Chi pagherà le pensioni se si assottiglia il numero dei giovani che pagano le tasse?”, “e ancora: la sanità sarà ancora gratuita, se ogni 1.000 lavoratori ci sono – già oggi – circa 600 pensionati?”. Interrogativi da tener presente anche nel varare interventi di riforma pensioni.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI ROMINA MURA

Romina Mura spiega di aver preso un impegno con i sindacati per una misura di riforma pensioni che possa aiutare a creare anche dei posti di lavoro in un’area come quella della Sulcis, dove nuove opportunità occupazionali sarebbero certamente importanti. Come riporta cagliaripad.it, infatti, la presidente della commissione Lavoro della Camera, che ha preso il posto di Debora Seracchiani, sua collega di partito, visitando lo stabilimento della Portovesme ha detto che nell’azienda “si potrebbe procedere a nuove assunzioni. Infatti, oltre il 20% dei lavoratori sono over 55 e intervenendo sulla norma pensionistica, i metallurgici aventi i requisiti di età e contributivi, sarebbero compresi fra i lavoratori gravosi e potrebbero andare in pensione, liberando posti di lavoro. Intervenire su questo è un impegno che ho preso con i sindacati”.

IL SILENZIO DEL GOVERNO SULLE PENSIONI

Importante, anche per l’esito di questa iniziativa, sarà capire l’orientamento del Governo in tema di previdenza. In questo senso Mauro Marino, in un articolo pubblicato su ilnordestquotidiano.it, evidenzia che “adesso il governo Draghi, dopo mesi di silenzio, dovrà necessariamente scoprire le sue carte. Bisognerà vedere se intende seguire le direttive dell’Europa che vorrebbe mantenere l’odiosa legge Fornero operando solamente qualche piccola modifica migliorativa o se invece avrà il coraggio e la forza di operare una legge di ampio respiro, che affronti tutti i complessi temi che angustiano milioni di italiani ed avere così una legge chiara e duratura che metta, finalmente, per sempre, nel cassetto la legge Fornero”.

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