RIFORMA PENSIONI/ Tridico e la Quota 100 targata Draghi

- Lorenzo Torrisi

La proposta di riforma pensioni di Pasquale Tridico (una Quota 100 con 64 anni di età e 36 di contributi) viene associata a Mario Draghi

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Mario Draghi, Presidente del Consiglio (LaPresse, 2021)

RIFORMA PENSIONI, LA QUOTA 100 TARGATA DRAGHI

La proposta di riforma pensioni di Pasquale Tridico che prevede la possibilità di accedere alla quiescenza con 64 anni di età e 36 di anzianità contributiva è stata ribattezzata da trend-online.com “Quota 100 targata Draghi”. C’è da dire che a parte la differenza nei requisiti, rispetto all’attuale Quota 100, quella in questione prevede anche il ricalcolo contributivo dell’assegno. Intanto Mara Carfagna, come riporta Il Messaggero, dal Women20, il G20 delle donne che si chiude oggi a Roma, chiede maggiori investimenti sugli asili, perché le diseguaglianze tra uomini e donne, secondo il ministro per il Sud e la coesione territoriale, dipendono in gran parte “dall’assenza e dalla carenza di infrastrutture sociali. Per le donne significa difficoltà, se non impossibilità, a cercare un lavoro e trovarlo, significa carriere più discontinue e quindi significa salari più bassi e pensioni più basse. E questi problemi al Sud trovano una concentrazione maggiore”.

CIA VERONA CHIEDONO RIFORMA PENSIONI IN MANOVRA

Già nella prossima Manovra di Bilancio che il Governo Draghi dovrà incardinare il prossimo autunno, dovrà esserci una riforma pensioni che possa soddisfare tutte le richieste di sigle, associazioni e imprese. Il compito sarà molto più che arduo, ma con la scadenza di Quota 100 a fine dicembre l’urgenza dell’intervento si fa sempre più impellente: i pensionati della Cia Verona (Agricoltori italiani) lanciano per questo motivo un appello, che segue quello di pochi giorni fa dei colleghi toscani. «Bisogna aumentare le pensioni minime, estendere la quattordicesima, tutelare le pensioni dalla perdita del potere d’acquisto, ridurre la tassazione e riconoscere l’Ape sociale agli agricoltori, consentendo loro di andare in pensione senza penalizzazioni», spiega nella nota Laura Ferrini, presidente Anp Cia Verona. Non solo riforma degli assegni previdenziali, anche la stessa qualità di vita dei pensionati dovrà essere migliorata con una nuova medicina e assistenza territoriale: ««La sanità territoriale va rafforzata attraverso strumenti e soluzioni di prossimità, supportati da una nuova normativa sulla non autosufficienza e una legge sull’invecchiamento attivo. Abbiamo la responsabilità di tenere accesi i riflettori sull’ingiustizia sociale che colpisce milioni di pensionati, ridotti alla soglia della povertà. Sostenuti troppo spesso solo da retorica, mai da interventi concreti a loro tutela. La nuova legge di bilancio ci troverà agguerriti su questo fronte come lo siamo da anni. Porteremo proposte concrete sul tavolo delle commissioni governative, chiamate a preparare la riforma previdenziale e fiscale in campo pensionistico, anche tramite incontri con i parlamentari veneti». (agg. di Niccolò Magnani)

LA STORTURA DEL METODO CONTRIBUTIVO

In un articolo pubblicato sull’Eco di Bergamo, Marco Valerio Lo Prete ricorda un passaggio dell’ultimo Rapporto Inps, secondo cui il metodo di calcolo contributivo è “attuarialmente iniquo e regressivo, in quanto redistribuisce risorse dai più poveri ai più ricchi”. Infatti, evidenzia il giornalista, “a causa di politiche previdenziali che ignorano le variazioni nella speranza di vita tra cittadini di reddito diverso – si pensi all’età pensionabile calcolata sulla base della speranza di vita media o ai coefficienti di trasformazione del montante contributivo ‘ciechi’ rispetto al reddito – rischiamo di arrivare al paradosso, sintetizzato sul Corriere della Sera, per cui ‘i più poveri (che vivono meno) finanziano i più ricchi (che vivono di più)’. Una tale stortura ovviamente non è del tutto ignorata dal legislatore: proprio per questo motivo, infatti, la legge riconosce alcuni ‘mestieri usuranti’ con annesse vie preferenziali al pensionamento”.

VISSANI SULLE PENSIONI MINIME

Interpellati da Adnkronos, lo chef Gianfranco Vissani e suo figlio Luca hanno commentato l’ipotesi di estendere l’uso del green pass anche ai ristoranti, evidenziando come le chiusure degli stessi sia una scelta irripetibile, “anche alla luce del fatto che nessuno ha pensato a calmierare le bollette della luce per esempio che ora sono anche aumentate, mentre la gente ancora è scioccata e non esce facilmente di casa e gli stranieri che arrivano in comitiva storcono il naso quando gli chiediamo di rispettare il distanziamento fino a decidere di andarsene. Noi però i frigoriferi dobbiamo tenerli accesi e così tutto il resto con spese che, nel nostro caso specifico, si aggirano intorno ai 100mila euro l’anno solo di luce, senza contare il milione di euro di fatturato perso durante il lockdown. I politici dicono sempre le stesse cose da 30 anni in un Paese, l’Italia, che è il più tassato del mondo. Un Paese in cui ci sono pensioni ridicole, da fame vera, e in cui chi ha davvero bisogno non è tutelato, salvo eccezioni naturalmente perché se da un lato il reddito di cittadinanza sarà andato anche a chi effettivamente ne aveva necessità, in molti altri casi è andato a chi nel frattempo lavorava in nero”.

RIFORMA PENSIONI, TRIDICO E QUOTA 100

In un articolo sul Foglio, Luciano Capone evidenzia come Pasquale Tridico, durante la presentazione dell’ultimo Rapporto Inps, abbia di fatto smentito se stesso riguardo l’utilità della misura di riforma pensioni nota come Quota 100 nell’incentivare l’occupazione giovanile. “In pratica, come previsto da qualsiasi economista serio quando il primo Governo Conte varava la sua ‘manovra del popolo’, Quota 100 non era una misura per andare incontro alle classi più svantaggiate, ma un costoso regalo a una fascia di popolazione che non aveva particolari disagi. L’identikit era, prevalentemente quello di un uomo del nord, dipendente pubblico e con un reddito medio-alto. Inoltre, non avrebbe avvantaggiato i giovani attraverso un mitologico ‘turnover’”, scrive Capone.

IL CAMBIO DI LINEA DEL PRESIDENTE DELL’INPS

Riguardo quest’ultimo aspetto, viene riportato uno stralcio del Rapporto Inps in cui si legge che “con l’avvio di Quota 100, il saldo cumulato assunzioni-cessazioni sembra attestarsi su un trend non crescente”. Questo quando negli anni precedenti il trend era invece crescente. Per Capone, “la morale è semplice e anche abbastanza elementare: per far aumentare l’occupazione giovanile bisogna ridurre le tasse sul lavoro e non regalare generose pensioni anticipate a chi lavora (anche perché questo poi, nel lungo termine, si traduce in un aumento dei contributi o delle tasse a carico di chi lavora)”. Il punto è che Tridico, ricorda il giornalista del Foglio, “ha voluto Quota 100 e materialmente contribuito alla stesura del decreto, promettendo una sostituzione giovani-anziani che non c’è stata”.

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