RIFORMA PENSIONI/ La richiesta Federspev per gli assegni di reversibilità

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, la Federspev chiede dei cambiamenti per quel che riguarda gli assegni di reversibilità, penalizzati nel tempo

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LaPresse

LA RICHIESTA FEDERSPEV PER LE PENSIONI DI REVERSIBILITÀ

In una lettera pubblicata su quotidianosanita.it, Marco Perelli Ercolini ricorda che “la legge Dini del 1995 ha tagliato le pensioni di reversibilità del coniuge superstite senza figli a carico in relazione al suo reddito e qui la prima osservazione: la pensione di reversibilità è una forma previdenziale e non assistenziale, che deriva da un tacito contratto sociale: prestazione sostenuta da espliciti versamenti contributivi a valore corrente durante tutta la vita lavorativa. È giusto, è corretto? Purtroppo un diritto soggettivo è stato cancellato da una necessità economica!”. Per questo il vicepresidente della Federspev “spera dunque, giustamente, che il legislatore intervenga a correggere questi iniqui tagli sulle pensioni e, in particolare, riveda il trattamento fiscale in base all’aliquota marginale su questi trattamenti di pensione che ripeto non sono assistenziali, ma derivano da pesanti versamenti contributivi”. Servirebbero però risorse per finanziare un intervento di questo tipo.

TRIDICO, LA PROPOSTA SULLA RIFORMA PENSIONI

Nella recente conferenza live organizzata dalla sezione Inps Sardegna, sono state affrontate le recenti relazioni dell’Istituto in merito al futuro delle pensioni in Italia dopo la scadenza della riforma Quota 100 (a fine 2021): «dopo Quota 100 non c’è la fine del mondo, ci sono diverse misure di flessibilità da ampliare: l’Ape sociale, i precoci, gli usuranti», spiegava il Presidente Tridico nel presentare la sua proposta all’interno del XX Rapporto Annuale Inps. Per il professore nominato dal Governo Conte, «una possibilità di flessibilità sarebbe quella di “andare in pensione dai 62-63 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo. Il lavoratore uscirebbe dunque con l’assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per ottenere l’altra quota, quella retributiva. Poi è necessario tutelare i fragili, come gli oncologici e gli immunodepressi, che nella fase post Covid devono poter andare in pensione prima». Alla vigilia dell’incontro tra sindacati e Governo per impostare il tavolo sulle pensioni, un ulteriore invito arriva dal mondo Inps tramite direttore studi e ricerche Inps Daniele Cecchi: «il rapporto ha riportato la discussione su tre proposte possibili, a dimostrazione di un tema presente nelle elaborazioni dell’Istituto, ma va considerato che in realtà il potere di decisione finale non lo ha l’Inps ma la politica. L’Inps può solo aiutare il potere politico a trovare soluzioni. Attualmente sulla problematica di fine quota 100 e sul conseguente nodo scalone la politica ha rinviato il tema in agenda, ed è difficile dunque spingersi oltre una certa linea senza rischiare di pestare i piedi al Ministero del Lavoro, organo preposto», riporta Tiscali.it dalla conferenza Inps. (agg. di Niccolò Magnani)

LE PAROLE DI CAZZOLA

Domani è in programma l’incontro tra il ministro Orlando e i sindacati sulla riforma pensioni, un tema che, scrive Giuliano Cazzola su startmag.it, “è da sempre al centro di un dibattito gestito dai peggiori demagoghi e peracottari, in nome di una subcultura molto diffusa nei Bar Sport della provincia profonda. Una questione che chiama in causa aspetti epocali dell’economia, della finanza pubblica, dei grandi squilibri demografici prodotti dall’invecchiamento e dalla denatalità viene affrontato a colpi di luoghi comuni. Il più ripetuto di questi riguarda l’età del pensionamento: nessuno vuole mettersi in testa che l’Italia è il Paese dell’anticipo. Eppure, basterebbe consultare fior di documenti ufficiali che smentiscono questa deriva populista che viene fomentata anche dai media”. Così, dopo aver snocciolato i dati più recenti in merito, l’ex deputato evidenzia come essi dimostrino come “la riforma del 2011 aveva corretto la corsa all’anticipo che invece è ripresa con forza dal 2019”.

AL VIA PAGAMENTO ANTICIPATO DELLE PENSIONI

Da domani inizierà il pagamento anticipato delle pensioni di agosto presso gli uffici postali, seguendo il consueto “calendario alfabetico” che porterà a terminare l’erogazione sabato, ultimo giorno di luglio. Nello specifico, martedì 27 luglio potranno ritirare la pensione i titolari di assegno con l’iniziale del cognome dalla A alla C. Mercoledì 28 toccherà alle lettere dalla D alla G, mente giovedì 29 ai cognomi dalla H alla M. Venerdì 30 sarà la volta delle lettere dalla N alla R, mentre sabato 31 si chiude con i cognomi dalla S alla Z. Prosegue intanto la polemica politica legata alla nomina di Elsa Fornero a consulente di palazzo Chigi, anche se nelle ultime ore sembra far più discutere la consulenza data a Domenico Arcuri, ex commissario straordinario all’emergenza Covid che è stato sostituito dal Generale Figliuolo. C’è anche chi parla di una nuova riforma pensioni targata Fornero, anche se è stato chiarito che l’ex ministra del Lavoro non dovrebbe occuparsi di previdenza nel suo nuovo incarico.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI CAZZOLA E BLANGIARDO

Domani, come noto, ci sarà un incontro tra i sindacati e il ministro del Lavoro Orlando sulla riforma pensioni. Giuliano Cazzola, su Formiche.net, invita il ministro “a leggere in apertura di seduta alcuni brani di una intervista a Huffpost di Gian Carlo Blangiardo, demografo e attuale presidente dell’Istat, nominato dal Conte 1. ‘Con una demografia come questa non è sostenibile che le imprese mandino il proprio personale via a 55-60 anni. Una soluzione, invece, sarebbe quella di mantenere i lavoratori più anziani aggiornati con programmi di formazione continua. L’interscambio fra le generazioni è un valore importante, che viene perduto con i prepensionamenti, i quali creano una brusca cesura. E non è vero, come spesso si dice, che per ogni anziano che se ne va si libera un posto per un giovane’”.

I RILIEVI DI SCOTTI

Sulle stesse pagine, Vincenzo Scotti evidenzia che “il tallone di Achille di tutti i progetti di riforma sta certamente nella mancanza di un chiaro, non pasticciato, sistema unitario che abbia regole omogenee, un gestore unico valido per tutti i lavoratori pubblici privati, dipendenti e autonomi, un’unica base e un unico integrativo”. Dal suo punto di vista, quindi, “ciò che serve è una regolazione di tempi e modalità della transizione da un vecchio sistema a uno nuovo assicurando alle persone e alle comunità familiari la possibilità scegliere l’opzione migliore per utilizzare il proprio risparmio”. Un obiettivo non certo facile da raggiungere, considerando anche le divisioni politiche sul tema esistenti.

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