RIFORMA PENSIONI/ Scuola, Lega “sbagli Pd-M5s su posti Quota 100”

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, caos su effetti Quota 100: mondo scuola, Pittoni (Lega) “pasticci M5s-Pd sull’assegnazione dei posti”

decreto scuola
(LaPresse)

PENSIONI SCUOLA, L’IRA DELLA LEGA SU QUOTA 100

Con un lungo comunicato pubblicato dai colleghi di ScuolaInforma.it il senatore della Lega Mario Pittoni attacca il Governo sul fronte pensioni nel mondo scuola facendo riferimento a presunti “pasticci” e sbagli sul calcolo dei posti per la riforma di Quota 100. Secondo l’esponente del Carroccio l’assegnazione dei posti liberatisi a seguito di uscita dal lavoro per effetto della Quota 100 è stata tardiva: «come previsto dalla legge di conversione del decreto legge n. 126/19, se è vero che permette a quanti avevano titolo all’immissione in ruolo con valore pieno (giuridico ed economico) nel corso delle operazioni relative all’anno scolastico 2019/2020 di recuperare quel loro diritto almeno con valore giuridico, è però segnata da un errore di prospettiva che, alla lunga, sarà foriero di nuovo contenzioso e del perdurare di situazioni di instabilità nella gestione del personale della scuola». Secondo Pittoni verrà violato il diritto dei docenti in ruolo che avrebbero potuto ottenere con la mobilità 209-2020 l’assegnazione richiesta e per la quale avrebbero avuto titolo: «i posti numericamente spettanti per le immissioni in ruolo del 2019 verranno attribuiti, con precedenza su tutte le operazioni di mobilità e di immissione in ruolo relative all’a.s. 2020/2021 e, di conseguenza, sottratti al loro passaggio per la mobilità relativa all’a.s. 2019/2020». (agg. di Niccolò Magnani)

CONFSAL: PENSIONI QUOTA 100, I PROBLEMI PER LA LIQUIDAZIONE

Parlando a Rai Radio 1 sulle conseguenze e i problemi dettati dalla riforma pensioni di Quota 100, il segretario generale della Confsal Unsa Massimo Battaglia spiega quale sia uno dei “nodi” ancora irrisolti sul tema: «Oggi chi nel pubblico impiego esce con ‘Quota 100’ deve aspettare per ottenere la liquidazione sette anni”: cinque anni per arrivare a 67 di età, più il biennio ulteriore che devono attendere tutti». Per provare a limitare il problema il Governo nei prossimi mesi proverà a introdurre l’anticipo del Tfs-Tfr fino a 45 mila euro, tramite la formula del prestito bancario agevolato (fonte La Tecnica della Scuola). Per il sindacalista Confsal però, tale opzione rischia di non essere una soluzione utile per ridurre i tempi sulla liquidazione: «I lavoratori del pubblico che vanno in pensione hanno diritto alla liquidazione. Non a un prestito bancario sui cui bisogna comunque pagare interessi. Alcune banche già lo fanno all’1% e scendere è difficile», conclude Battaglia replicando alla Ministra della PA Dadone, invece assai positiva alla proposta sul prestito agevolato. (agg. di Niccolò Magnani)

CNEL SUL DIVARIO UOMINI-DONNE

Si è parlato in diverse occasioni della necessità di varare una misura di riforma pensioni per cercare di limitare il gap esistente tra uomini e donne. Il Comitato Opzione donna social, come pure i sindacati, propongono di valorizzare il lavoro di cura ai fini previdenziali. Importante è cercare anche di risolvere il problema “a monte”, cioè far in modo di incrementare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Infatti, “la partecipazione dei generi al mercato del lavoro è talmente diversa da configurare due diversi mercati, caratterizzati da diverse entità quantitative, da diverse tipologie contrattuali, forme di occupazione e relativo livello di stabilità, da differenti settori economici di occupazione e, al loro interno, anche da ruoli, professioni e qualifiche ricoperte”,  segnala il Cnel in un documento presentato dal Presidente Tiziano Treu e dalla consigliera Paola Vacchina durante l’audizione in commissione Lavoro alla Camera. “Il Cnel ritiene che il Paese debba fare un salto culturale per l’affermazione del principio di co-genitorialità e di condivisione delle responsabilità del lavoro di cura in tutte le fasi della vita familiare”.

I TIMORI PER IL RITIRO DELLA PENSIONE DI MARZO

Si avvicina il 2 marzo, giorno di pagamento delle pensioni. L’Eco di Bergamo riporta la parole di Rossana Pepe, Segretaria generale Slp-Cisl di Bergamo, secondo cui Poste Italiane a livello locale si è attivata per fronteggiare questo appuntamento che cade in un momento particolare, visti i recenti casi di contagio da coronavirus. Tuttavia. “mancano iniziative più forti a livello centrale al di là della disponibilità ad una riunione in videoconferenza per il pomeriggio del giorno 2 marzo, cioè dopo la conclusione del primo giorno di pagamento delle pensioni”. Per quanto si possa suggerire l’uso di Postamat o l’utilizzo di sistema elettronici di pagamento, sono tanti ancora gli anziani che preferiscono ritirare l’importo della pensioni in contanti. In particolare, si stima che un buon 20% di chi accredita la pensioni sul conto postale poi si rechi agli sportelli per il ritiro delle banconote, in particolare i pensionati a basso reddito. Si spera quindi che almeno non ci siano sovraffollamenti negli uffici postali.

CAZZOLA SUI VITALIZI

In un articolo pubblicato sul Riformista, Giuliano Cazzola affronta un tema che sta tornando alla ribalta nel dibattito sulla riforma pensioni: quello dei vitalizi degli ex parlamentari. L’ex deputato spiega che “i criteri seguiti per il ricalcolo del trattamento non c’entrano nulla con i contributi versati”. Inoltre, “l’ammontare risultante è stato moltiplicato per coefficienti di trasformazione (creati in vitro) e per gli anni di esercizio di mandato”. Dunque il ricalcolo è stato fatto con metodi discutibili. Ma “si tratta, alla fine, di un procedimento limitato ad alcune migliaia di cittadini italiani ed applicato soltanto a loro, in nome di un principio insussistente di eguaglianza, dal momento che, almeno per ora, nessun cittadino italiano è stato sottoposto, obbligatoriamente, ad un’operazione siffatta”. Per Cazzola è oltretutto falso sostenere che “il ricalcolo degli ex vitalizi interamente secondo il sistema contributivo” “renderebbe uniformi le regole previste per gli ex parlamentari a quelle in vigore per tutti gli italiani”.

LE PAROLE DI MONTI

Intervistato da La Stampa, Mario Monti evidenzia che l’Italia potrà certo chiedere maggior flessibilità sui conti pubblici a fronte dell’emergenza relativa al coronavirus. “Tuttavia, i maggiori disavanzi sarebbero ancora una volta per spesa corrente, non per investimenti. Agli italiani di domani lasceremmo maggiore debito non coperto da un maggiore capitale”. Secondo l’ex Premier, “dopo due anni di pesanti sacrifici non evitabili”, evidente riferimento alla sua esperienza di Governo in cui è stata varata anche la riforma pensioni targata Fornero, l’Italia “era uscita dalla crisi finanziaria nel 2013. Gran parte dei sette (dico 7!) Anni successivi hanno goduto di un contesto internazionale favorevole, che gli altri Paesi hanno saputo trasformare in crescita. L’Italia no. I vari Governi, anche se non li metto tutti sullo stesso piano, hanno fatto riforme strutturali insufficienti, qualche contro-riforma, come sulle pensioni, e una serie di interventi con l’occhio più attento ai voti che alla crescita”.

RIFORMA PENSIONI, IL COMUNICATO INPS

Con un comunicato l’Inps intende fare alcune precisazioni in riferimento alla puntata della trasmissione Fuori dal coro andata in onda martedì scorso, anche in relazione alla misura di riforma pensioni con cui è stato previsto un blocco parziale delle rivalutazioni degli assegni. “La prima cosa da chiarire è che le scelte strategiche che hanno impatto sul patrimonio immobiliare dell’Inps sono regolamentate da provvedimenti legislativi e non sono frutto di decisioni autonome dell’Istituto. Si è trattato di complesse manovre finanziarie, condotte da Parlamenti e Governi di diverso colore politico negli anni precedenti, volte a ristabilire l’equilibrio dei conti pubblici anche mediante la dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato e degli enti pubblici. L’Inps ha correttamente rispettato ed applicato tali leggi”, si legge nel comunicato.

LE PRECISAZIONI SUL BLOCCO DELLE RIVALUTAZIONI

Vengono fatte anche delle precisazioni riguardo gli affitti delle sedi degli uffici dell’Istituto, come pure sugli immobili a uso ufficio di sua proprietà. Si precisa anche che l’ex colonia del Lido di Venezia è stata conferita a un fondo immobiliare gestito da Invimit. “Infine è necessario chiarire che il blocco delle rivalutazioni delle pensioni è stato stabilito da vari interventi legislativi nei precedenti 10 anni, volti al contenimento della spesa e non ha nulla a che fare con la gestione degli immobili Inps, né sono decisioni dell’Inps”. Ovviamente l’Inps auspica che Fuori dal coro voglia informare i suoi telespettatori circa queste precisazioni e rettifiche.

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