RIFORMA PENSIONI/ Ultime notizie. I due pilastri essenziali per Damiano

- Lorenzo Torrisi

I dati del Rendiconto Sociale del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps sembrano offrire degli spunti interessanti in tema di riforma pensioni

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Cesare Damiano (Lapresse)

I DUE PILASTRI ESSENZIALI PER DAMIANO

I dati del Rendiconto Sociale del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps sembrano offrire degli spunti interessanti in tema di riforma pensioni. Lo conferma anche Cesare Damiano, secondo cui dai dati “emerge un quadro di flessibilità molto interessante che richiede, anche in previsione della scadenza di Quota 100 nel 2021, la definizione di una misura strutturale e universale di anticipo pensionistico. Accanto a questa, l’altro dato di cui tenere conto riguarda i lavori usuranti e gravosi, già normativamente disciplinati”. Secondo l’ex ministro del Lavoro, “progettare un sistema previdenziale che sia equo e sostenibile significa avere a mente un’architettura che, in modo strutturale, poggi su due pilastri: la flessibilità e l’usura; perché non tutti i lavori sono uguali e, anche sul lato previdenziale, debbono essere trattati diversamente”. Anche per questo sarà dunque importante che si arrivi presto, anche con la nascita di un’apposita commissione, a una nuova definizione dei lavori usuranti, come auspicato da più parti.

IN GERMANIA 1,5 MLD PER LE MINIME

In Germania socialdemocratici e cristianodemocratici hanno raggiunto un accordo per una riforma pensioni che aumenti l’importo delle minime. Secondo quanto riporta il sito del Sole 24 Ore, saranno spesi 1,5 miliardi di euro “per andare in soccorso economico di chi, avendo svolto lavori poco pagati, ha una pensione troppo bassa per il costo della vita. Si calcola che del provvedimento beneficeranno tra 1,2 e 1,5 milioni di pensionati, l’80 per cento donne”. A proposito di donne e pensioni c’è da ricordare che domani presso la sede della Cgil si terrà un’iniziativa “per evidenziare le problematiche dell’attuale sistema pensionistico e quanto le riforme degli ultimi dieci anni abbiano pesato in particolare sulle donne”. Il sito di Rassegna sindacale ricorda che “per la Cgil è necessario riconoscere il lavoro delle donne e valorizzare quello di cura, come richiesto dai tre sindacati confederali nella piattaforma unitaria, ed è tempo di ottenere risposte concrete per superare la riforma Fornero, dando così un futuro pensionistico ai giovani, alle donne e ai lavoratori gravosi”.

QUOTA 100, IL CONFRONTO CON OPZIONE DONNA E APE SOCIAL

Dai dati contenuti nel Rendiconto sociale 2018 del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps e analizzati dal Sole 24 Ore emergono delle considerazioni interessanti. In primo luogo, la riforma pensioni con Quota 100 “ha garantito un’uscita agevolata a quasi 95mila lavoratori del solo settore privato” in questo primo anno di operatività. Una cifra più alta rispetto a quanti sono finora riusciti nel corso degli anni ad andare in pensione con Opzione donna e Ape social (89.000 persone circa). Inoltre, “solo il 27,1% delle pensioni ‘Quota 100’ sono andate a lavoratori in condizioni di difficoltà (disoccupazione, cassa integrazione, eccetera), mentre Opzione donna ha aiutato il 53% delle lavoratrici in difficoltà e le domande di Ape sociale sono arrivate nel 65,5% dei casi da disoccupati, seguiti da lavoratori in condizioni di parziale invalidità (21%)”. Da notare anche che rispetto alle risorse stanziate, per l’Ape social si contano risparmi per 197 milioni nel 2018 e di 52 milioni per quest’anno. Risorse che potranno essere usate per la sua proroga nel 2020.

INCONTRO TRA SINDACATI E PD

Oggi a Bologna Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil hanno avuto un incontro con alcuni rappresentanti del Partito democratico per parlare delle rivendicazioni unitarie che saranno al centro della manifestazione di sabato a Roma. Al termine dell’incontro, Graziano Delrio, secondo quanto riporta Adnkronos, ha spiegato che “sugli aspetti che riguardano i redditi da pensione (perequazione e aumento delle risorse per la quattordicesima che allarghi la platea dei pensionati che la ricevono), abbiamo assicurato l’impegno di cercare tutti gli spazi possibili all’interno della manovra finanziaria e un percorso da costruire insieme che approdi a specifiche iniziative legislative”. Il capogruppo dem alla Camera ha aggiunto che alcune proposte “sono già depositate e abbiamo garantito un lavoro comune per la legge quadro sulla non autosufficienza attesa da tanti anni”. Delrio ha anche ricordato che i fondi per non autosufficienza aumenteranno nel prossimo triennio di 550 milioni di euro. Vedremo se ci sarà una dichiarazione anche dei rappresentanti sindacali.

PROBLEMI NELLA SANITÀ

A Verona, nel corso della Giornata del Medico 2019, è stato rilanciato l’allarme sugli effetti della riforma pensioni con Quota 100 sulla sanità. “Entro il 2026 in Veneto si ritireranno dal lavoro 2.500 medici specialisti e di medicina generale. La nostra è una delle regioni italiane che più soffrirà la carenza di camici bianchi per effetto dei pensionamenti”, ha detto Carlo Rugiu, Presidente dell’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri di Verona, secondo quanto riportato da veronasera.it. “I numeri del ricambio generazionale sono inadeguati. La discrepanza fra la programmazione e il fabbisogno ha prodotto un imbuto formativo che sta bloccando l’accesso alle Scuole di specialità a oltre 460 medici laureati”, ha aggiunto, spiegando che per risolvere la situazione si può “aumentare il numero dei medici di medicina generale in formazione, assumere gli specializzandi al penultimo e ultimo anno ed estendere la rete formativa anche agli ospedali spoke”. Ma serve anche la collaborazione di Regione e atenei universitari.

GLI OBIETTIVI REALISTICI PER LE DONNE

Orietta Armiliato, dalle pagine del Comitato Opzione donna social di cui è amministratrice, ricorda che nel darsi obiettivi per una riforma pensioni, come per altri ambiti, è importante non inseguire traguardi “utopici” piuttosto che difficilmente compatibili con la realtà legislativa o economica. In tema di interventi a favore della platea femminile, dunque, se “andassimo a perorare istanze riferite all’età anagrafica quando report, statistiche ed analisi (Inps/Istat/Ocse e via così) sanciscono che il problema delle donne è prioritariamente quello di NON riuscire a raggiungere una soglia di contribuzione oltre i 35 anni, a causa delle carriere discontinue dovute proprio al fatto di dover assumere il ruolo di dispensatrici di welfare gratuito, assegnato sia per (sotto)cultura, sia per convenzione, sia per comodo, le nostre mozioni sarebbero immediatamente rispedite al mittente, tant’è che l’età pensionabile per le donne, anche rispetto al l’aspettativa di vita attualmente rilevata, è stata individuata attorno ai 62/63 anni”. Anche questo spiega perché il Cods propone la Quota 100 rosa, con un requisito pensionistico quindi a 62 anni.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI DONA

La ricerca commissionata dallo Spi-Cgil a Fondazione Di Vittorio e Istituto Tecné, che offre diversi spunti in materia di riforma pensioni, essendo stata svolta su un campione di pensionati con più di 65 anni, è stata commentata anche da Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione nazionale consumatori, in particolare nella conclusione secondo cui più del 90% degli intervistati ritiene di aver perso parte del proprio potere d’acquisto. “È vero! È la pura verità. Tutti i pensionati hanno perso potere d’acquisto, anche quelli che percepiscono una pensione inferiore a 3 volte il trattamento minimo”, ha detto Dona, secondo quanto riportato da agenpress.it. “In questi anni, infatti, i pensionati hanno avuto un’inflazione sempre superiore rispetto a quella ufficiale, talvolta anche doppia, visto che per loro pesano molto di più i prezzi del carrello della spesa e di voci come alimentazione e abitazione, rispetto ad altre divisioni di spesa come le comunicazioni, sempre in deflazione”, ha aggiunto.

I CAMBIAMENTI PER LE RIVALUTAZIONI

Dalla ricerca emerge anche la richiesta di una riforma pensioni che cambi il sistema delle rivalutazioni, non come fatto però dal Governo con la manovra, visto che ci sarà un aumento, per chi ha un assegno tra i 1.500 e i 2.000 euro, che sarà inferiore ai 3 euro l’anno. “Bisognerebbe tornare ad un sistema di rivalutazione delle pensioni per scaglioni, ossia per fasce di importo, anche se magari riviste rispetto allo schema della legge 388/2000, invece di rivalutarle come ora sull’importo complessivo”, ha evidenziato Dona.

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