RIFORMA PENSIONI/ Per Quota 102 c’è il divieto di cumulo di Quota 100

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Quota 102 prevede il divieto di cumulo con altri redditi da lavoro dipendente o autonomo previsto già da Quota 100

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Immagine di repertorio - Pixabay

PER QUOTA 102 DIVIETO DI CUMULO DI QUOTA 100

Illustrando i contenuti della Legge di bilancio, Il Sole 24 Ore spiega che Quota 102 prevede il divieto di cumulo con altri redditi da lavoro dipendente o autonomo previsto già da Quota 100. Inoltre, viene specificato che “per il personale del comparto scuola e Afam (alta formazione artistica e musicale), le domande di cessazione dovranno essere presentate il 28 febbraio 2022, con effetti dall’inizio dell’anno scolastico o accademico 2022/2023” e che “i pubblici dipendenti che accedono alla nuova tipologia di pensione potranno avvalersi dell’anticipo del trattamento di fine servizio/rapporto, nel limite di 45mila euro lordi, a condizioni agevolate”. Il quotidiano di Confindustria ricorda anche che tra le misure di riforma pensioni inserite nella Legge di bilancio c’è anche un fondo del valore di 550 milioni per favorire l’uscita anticipata dei lavoratori delle piccole e medie imprese in crisi il cui utilizzo sarà disciplinato da un decreto dei ministeri dello Sviluppo economico, dell’Economia e del Lavoro.

BRAMBILLA SU QUOTA 102

Alberto Brambilla, intervenendo agli Stati generali dei consulenti del lavoro, ha parlato anche di riforma delle pensioni. “Quota 102? A me non piace parlare di quote ma penso che introdurre i 64 anni di età, adeguata all’aspettativa di vita, con 37-38 anni di anzianità contributiva possa essere una soluzione per dare flessibilità in uscita soprattuto perché siamo nel contributivo”, ha detto il  Presidente del Centro studi itinerari previdenziali secondo quanto riporta Labitalia/Adnrkonos. Intanto il Segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, come riporta Lapresse, a margine dell’incontro che ha avuto con gli operai della Saga Coffee a Gaggio Montano, ha dichiarato: “Stiamo discutendo con il Governo perché nelle prossime riforme si rivolgano soprattutto a pensionati e lavoratori dipendenti. Soprattutto per quest’ultimi è necessario alleggerire la pressione fiscale per permetter loro di guadagnare di più”.

PENSIONE PER I GIOVANI PIÙ IMPORTANTE DI QUOTA 102

Domani si terrà una manifestazione sindacale unitaria a Messina. Giovanni Mastroeni, Antonino Alibrandi e Ivan Tripodi, rispettivamente Segretari generali provinciali di Cgil, Cisl e Uil, hanno spiegato, come riporta messinaindiretta.it, che la mobilitazione intende evidenziare che la Legge di bilancio “è una manovra inadeguata che necessita una forte correzione. Ci sono molte zone grigie, dal lavoro, alle infrastrutture, al sociale, le pensioni e la lotta all’evasione fiscale che rappresentano punti cardine. In questo quadro, il Mezzogiorno quindi la Sicilia e Messina devono essere dei punti di partenza, anche sul Pnrr. Essere in piazza a Messina significa dare una risposta forte del paese al Governo perché sono questioni importanti che devono essere affrontate per dare una prospettiva seria di sviluppo e nuovo lavoro, ma anche risposte ai giovani chiedendo sicurezza nelle riconversioni ambientali e flessibilità in uscita a 62 anni per chi può e deve andare in pensione”. In tema di riforma pensioni, per i sindacati “piuttosto che quota 102, serve una pensione di garanzia per i giovani e più sostegno ai lavoratori”.

CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ IN SCADENZA

In un articolo pubblicato sul Giornale di Sicilia viene ricordato che quest’anno andrà in scadenza il contributo di solidarietà sulle pensioni superiori ai 100.000 euro lordi l’anno introdotto con la Legge di bilancio 2019. “Originariamente il termine ultimo sarebbe dovuto essere il 31 dicembre 2023, ma, dopo la sentenza n. 234/2020, la Corte Costituzionale ha ridotto da cinque a tre anni il periodo di applicazione della decurtazione e così lo stop avverrà il 31 dicembre del 2021. In pratica, la Corte Costituzionale ha ritenuto il periodo del contributo quinquennale troppo lungo”. Viene inoltre ricordato che “da gennaio 2022 resta, invece, la perequazione ridotta con tre aliquote e scaglioni. Contenuta nel comma 260 della stessa legge 145/2018, prevedeva in origine la rivalutazione al 110% per le pensioni fino a tre volte il minimo, con un meccanismo a scaglioni per quelle più alte”. Dunque ci saranno pensioni di importo diverso l’anno prossimo rispetto a quelle percepite quest’anno. Ma non per tutti.

RIFORMA PENSIONI, LA PROROGA DEL CONTRATTO DI ESPANSIONE

Nell’approfondimento curato dalla Fondazione Studi Consulenti del lavoro dedicato alle misure di riforma pensioni contenute nella Legge di bilancio si legge che “uno dei capitoli più sicuri della riforma pensionistica sarà quello relativo ai prepensionamenti, con in particolare la proroga del contratto di espansione. Il contratto di espansione è stato prorogato fino alla fine del 2021 e consiste in uno ‘scivolo’ finanziato da imprese e Stato che consente di accogliere i lavoratori che risolvano consensualmente il rapporto di lavoro entro il 30 novembre 2021 e che alla data di risoluzione del rapporto di lavoro si trovino a non più di 5 anni dalla prima decorrenza utile di pensione di vecchiaia o anticipata”.

FINO A 5 ANNI DI SCIVOLO PENSIONISTICO

Viene specificato che “l’azienda che sottoscrive un accordo in sede ministeriale, oltre ad esodare i lavoratori deve impegnarsi a rinnovare il proprio organico con nuove assunzioni a tempo indeterminato, e possibilità di formazione con integrazioni salariali finanziate da Inps. Il dipendente accompagnato a pensione percepisce fino a 5 anni di un assegno pari a quanto maturato in Inps fino al momento del recesso e gode di una protezione invidiabile: una garanzia contro qualsiasi futura riforma pensionistica peggiorativa, che tutela contro la dolorosa pagina di storia degli esodati” e che “la proposta contenuta nella manovra è di prorogare per altri 2 anni (dal 2022 al 2023) tale strumento e di allargarlo alle imprese (anche riunite in gruppo) complessivamente con organico di non meno di 50 unità lavorative”.

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