RIFORMA PENSIONI/ Ultime notizie. Inps e Tridico, le osservazioni di Proietti

- Lorenzo Torrisi

Domenico Proietti non nasconde di ritenere sbagliata la proposta di riforma pensioni avanzata da Pasquale Tridico, Presidente dell’Inps

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Pasquale Tridico (Lapresse)

PROIETTI COMMENTA LE PAROLE DI TRIDICO

Domenico Proietti non nasconde di ritenere sbagliata la proposta di riforma pensioni avanzata da Pasquale Tridico, secondo cui bisognerebbe costruire una previdenza complementare pubblica tramite l’Inps. “Questa, in verità, è una tentazione non nuova, che non trova alcun fondamento nella realtà. In Italia, abbiamo il miglior sistema dei fondi pensione dell’occidente: un sistema libero, plurale e concorrente. Il tema è quello di incentivare le adesioni e su questo, da tempo, chiediamo al Governo un intervento”, dichiara in una nota il Segretario confederale della Uil, secondo cui “è positiva, invece, la volontà esplicitata da Tridico sulla necessità di separare la spesa per pensioni da quella assistenziale. La Uil chiede all’Inps di essere coerente con questa affermazione e operare contabilmente tale separazione. In tal modo, si dimostrerebbe all’Europa che il nostro sistema pensionistico è ampiamente sostenibile e permette di continuare a reintrodurre principi di equità e giustizia, fortemente violati dalla gigantesca operazione di cassa della Legge Monti-Fornero”.

INPS, LA PROPOSTA DI TRIDICO

Nel presentare il rapporto annuale dell’Inps, dal quale emerge che ci sono più di 5 milioni di pensionati che prendono meno di mille euro al mese, Pasquale Tridico ha proposto una riforma pensioni sulla previdenza complementare, che in Italia, a differenza di altri paesi, non esiste a livello pubblico. “Questo vuoto potrebbe essere colmato attraverso la creazione di una forma complementare pubblica gestita dall’Inps, volontaria e alternativa alle forme complementari private, superando l’attuale residualità di partecipazione di FondInps”, ha detto il Presidente dell’Inps secondo quanto riportato da firstonline.info. Secondo Tridico, “l’obiettivo, oltre a garantire una prudente gestione dei fondi, dovrebbe essere quello di sostenere una maggiore canalizzazione degli investimenti in Italia. Nel 2018 i fondi pensione gestivano risorse per 167,1 miliardi, pari al 9,5% del Pil, molti dei quali investiti all’estero. La sfida del fondo Inps dovrà dunque essere quella di aumentare il numero delle adesioni attraverso la costituzione di una valida alternativa ai fondi privati, ma anche quella di aumentare gli investimenti diretti nel nostro Paese”.

QUOTA 100 E LE PAROLE DI TRIDICO

Oggi è stato presentato il rapporto annuale dell’Inps e Pasquale Tridico ha specificato che “il sistema pensionistico è solido”. Secondo quanto riportato da Askanews, il Presidente dell’Inps ha in particolare evidenziato che “oggi i trasferimenti dallo Stato ammontano a circa 110 miliardi, a fronte di una spesa totale per prestazioni di circa 318 miliardi. La trasparenza è necessaria al fine di evitare allarmismi circa la sostenibilità del nostro sistema pensionistico”. Dal suo punto di vista va registrato positivamente “il contenimento della dinamica della spesa pensionistica complessiva dell’Inps di competenza finanziaria, comprensiva dei trasferimenti a carico dello Stato per il finanziamento degli interventi assistenziali, in rapporto al Pil che nel triennio 2016-2018 è risultata sostanzialmente costante passando dal 15,28% al 15,12% (-0,16%)”. Tridico ha anche fornito un aggiornamento sulle domande pervenute per accedere a Quota 100: a fine giugno sono state in tutto 154.095. Le previsioni fanno pensare che a fine anno saranno in pagamento 205.000 pensioni.

FITCH ED ECOFIN “GIÙ SPESA PENSIONI”

Non solo l’Ecofin, ma anche Fitch ora raffredda gli entusiasmi del Governo italiano dopo aver evitato la procedura d’infrazione per debito eccessivo: ieri la riunione dei ministri dell’Economia nell’Eurozona, con Tria presente, ha chiesto esplicitamente all’Italia di ridurre la spesa per pensioni e conti pubblici altrimenti nei prossimi mesi le tensioni tra Ue e Roma potrebbero tornare a farsi sentire. «Attuare pienamente le passate riforme delle pensioni al fine di ridurre il peso della previdenza e lasciare spazio ad altre forme di welfare», si può riassumere dall’intervento finale dell’Ecofin, con attenzione rilanciata anche da Fitch. Questo però “cozza” evidentemente con la Quota 100 e con possibili altre riforme previdenziali, come la Quota 41 e altro che non sia la Legge Fornero: questa mattina Tria replicando alle richieste giunte verso l’Italia, ha ribadito «Fitch può dire quello che vuole, le riforme strutturali ci sono. C’è un piano di azione di riforme approvato insieme al Documento di Economia e Finanza».

LANDINI SU QUOTA 100

Intervistato da Repubblica, Maurizio Landini ha dato un giudizio sulla riforma pensioni con Quota 100 e il Reddito di cittadinanza, alla luce del fatto che le due misure, anche l’anno prossimo, come nel 2019, dovrebbero comportare spese minori a quelle previste, cosa che ha permesso tra l’altro di evitare la procedura d’infrazione da parte dell’Ue. “L’impatto delle due misure sulla crescita si è fermato allo 0,2%. Evidentemente il Paese ha bisogno anche di altro, non necessariamente alternativo alla sacrosanta lotta alla povertà. Penso soprattutto agli investimenti nei servizi sociali, dalla scuola alla sanità e alla ricerca, e poi quelli nella manutenzione del territorio e in una vera politica industriale che accompagni il passaggio a una produzione ambientalmente sostenibile. Infine investimenti nella cultura, nel turismo e, invece di chiudere i porti, nella logistica”, ha detto il Segretario generale della Cgil, secondo cui “occorre abbassare le tasse a chi le paga davvero, aumentando, come Cgil, Cisl e Uil stanno chiedendo, le detrazioni per il lavoro dipendente”.

LE PROPOSTE DI RIFORMA PENSIONI

Continuano a fiorire le proposte di riforma pensioni in questo periodo. Su Econopoly, blog del sito del Sole 24 Ore, Corrado Griffa, manager bancario e industriale, spiega di ritenere necessaria una profonda ristrutturazione del sistema previdenziale, “prevedendo un affiancamento della previdenza integrativa privata che possa godere del c.d. regime ‘EET’ (esenzione nella fase dei versamenti: c.d. accumulazione, esenzione sui frutti degli investimenti nel corso della fase di accumulazione, tassazione nella fase di erogazione della rendita pensionistica)”. Intervistato da formiche.net, invece, Luciano Monti, Professore alla Luiss, propone di finanziare dei servizi per i giovani, in modo da fermare l’aumento dei Neet, mediante “un’imposizione una tantum per tre anni sulle pensioni al di sopra di una certa soglia. Una questione che, a nostro parere, potrebbe anche passare al vaglio della Corte costituzionale dato che il prelievo forzoso sulle pensioni più alte sarebbe destinato a un’attività specifica e soprattutto risolverebbe un problema emergenziale”.

RIFORMA PENSIONI, LA RICHIESTA FIPAC

Arriva una richiesta di riforma pensioni che ha che fare con le quattordicesime. Secondo un sondaggio realizzato da Swg per la Federazione italiana pensionati attività commerciali, aderente alla Confesercenti, l’82% dell’extra pensione ricevuta a luglio servirà a pagare delle spese obbligate, in particolare relative alla salute, mentre l’8% potrà essere destinata al risparmio e solo il 5% a consumi veri e propri, in particolare per una vacanza o per altre spese legate magari ai saldi estivi. “Dal sondaggio emerge chiaramente come i percettori di quattordicesima aspettino la mensilità in più per pagare quello che non sono riusciti a pagare durante l’anno con le pensioni. Serve, sostanzialmente, a saldare gli arretrati e a fare quello che si è rinviato, interventi sanitari inclusi”, spiega Sergio Ferrari, Presidente Nazionale di Fipac Confesercenti.

COME CAMBIARE LA QUATTORDICESIMA

Dal suo punto di vista, “il quadro è di sofferenza: l’assegno in più arriva infatti a persone con un trattamento pensionistico modesto, entro i 13 mila euro lordi circa. Persone che ormai sono arrivate al limite, e avrebbero bisogno di un sostengo: sulle spese sanitarie, in primis, ma anche sulle bollette che stanno diventando un onere sempre più schiacciante per la popolazione anziana più debole. Una quota crescente dei nostri pensionati: per questo, riteniamo che vada alzato almeno a 15mila euro il tetto di trattamento previdenziale annuo lordo richiesto come requisito per accedere alla quattordicesima. Rimane, per altro, un’inaccettabile discriminazione nei confronti dei pensionati autonomi, i cui requisiti sono più stringenti di quelli previsti dai dipendenti: una stortura da raddrizzare al più presto”.

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