Riforma pensioni/ Fornero: no a Quota 100 indiscriminata (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Nella puntata di Agorà in onda oggi su Rai 3 Elsa Fornero è tornata a parlare di riforma pensioni, criticando le scelte operate dal Governo

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FORNERO: NO A QUOTA 100 INDISCRIMINATA

Nella puntata di Agorà in onda oggi su Rai 3 Elsa Fornero è tornata a parlare di riforma pensioni, sottolineando che l’Italia non si trova in una situazione di crisi finanziaria, ma “non dobbiamo provocarla. Per non provocarla non dobbiamo spendere soldi, adesso lo voglio dire così, per fare Quota 100 indiscriminata, oppure per fare un Reddito di cittadinanza che rischia di non andare verso le persone che ne hanno più bisogno e di non aiutarle a trovare un lavoro. Dobbiamo calibrare le misure. Se lo facciamo, nessuno ci rimprovera per il nostro debito. Ma è fare cattive politiche basate sul debito che ci porta a rischio di nuovo. E il rischio lo pagano gli italiani”. L’ex ministra del Lavoro ha evidenziato quindi nuovamente quelli che a suo modo di vedere sono errori nell’operato del Governo, sottolinenando altresì che gli stessi possono provocare delle conseguenze spiacevoli per tutti i cittadini. Compresi, sembra implicito, anche coloro che si ritrovano a beneficiare delle misure come Quota 100 e il Reddito di cittadinanza.

160 PAESI TRA CUI SCEGLIERE PER GLI ITALIANI

Anche se non prevista direttamente tra le misure di riforma pensioni, in Italia è stata introdotta una sorta di flat tax al 7% per quei pensionati residenti all’estero che decidono di trasferirsi nei piccoli comuni del Sud. Al tema è stato dedicato anche un articolo dello Spiegel, come riporta Stefano Russo su Deutsch Italia. “Pensione, una meta agognata e spesso difficile da raggiungere, almeno da noi in Italia. Una volta raggiunta si pone un ulteriore problema: conviene spendere quelli che dovrebbero essere i meritati anni di riposo nel proprio Paese o, forse, sarebbe più saggio guardare ad altri lidi, dove la tassazione fiscale è più conveniente?”. La domanda, come spiega aise.it, fa riferimento al fatto che mentre i tedeschi possono scegliere tra 150 paesi nel mondo dove trasferirsi una volta in pensione, gli italiani “possono scegliere invece ben 160 nazioni nel mondo dove farsi accreditare la propria pensione. Nel 2018 sono stati circa 392mila i nostri connazionali che hanno scelto di percepirla all’estero: in Canada (54mila), in Germania (52mila), in Svizzera (47mila), in Australia (46mila) e in Francia (44mila)”.

TRIA E I RISPARMI DI QUOTA 100

Giovanni Tria, in un’intervista al Financial Times, torna a parlare dei risparmi che ci potranno essere dalle risorse stanziate per la riforma pensioni con Quota 100 e il Reddito di cittadinanza. Il ministro dell’Economia evidenzia infatti che ci saranno meno richieste per le due misure rispetto a quanto preventivato. Il che dovrebbe fare risparmiare circa 3-4 miliardi di euro. Fondi che dovrebbero andare a ridurre il deficit, in modo anche da dare rassicurazioni all’Ue circa la volontà di adoperarsi per evitare la procedura d’infrazione per eccesso di debito. Ma che dovranno essere accompagnati da provvedimenti per cercare di diminuire ulterior,mente il disavanzo. In questo senso Tria spiega anche di essere d’accordo con l’idea di ridurre la pressione fiscale della classe media con una flat tax, ma trovando le coperture attraverso tagli alla spesa. Anche perché diversamente si arriverebbe al risultato di far scattare le clausole di salvaguardia e quindi di aumentare l’Iva: cioè si ridurrebbero le tasse da un lato, ma si aumenterebbero dall’altro.

LA PROTESTA DEGLI EX PARLAMENTARI

La riforma pensioni c’è stata anche per i parlamentari. Che però non vogliono passare per “una casta chiusa e insensibile alle ragioni dell’equità sociale”, spiega Antonello Falomi, Presidente dell’Associazione dei deputati e senatori a riposo. Secondo quanto riporta Repubblica, durante l’Assemblea generale dei soci, Falomi ha voluto ricordare che il contributo di solidarietà sulle pensioni più alte non prevede alcun ricalcolo con il metodo contributivo della pensione, mentre gli ex parlamentari hanno dovuto fare i conti con “un taglio medio del 41 per cento, a fronte di un vitalizio medio di 61.348 euro lordi annui, ampiamente al di sotto della soglia di 100  mila euro”. Senza dimenticare che il taglio “diventa del 50 per cento se lo riferiamo ai 311 che hanno una età superiore a 85 anni. Parliamo di colleghi e di colleghe che vivono una fase particolarmente fragile della loro vita”. Dal suo punto di vista a nessun cittadino “è stato riservato il trattamento inflitto agli ex parlamentari e ai titolari di pensioni di reversibilità. L’obiettivo vero della decisione di taglio selvaggio dei vitalizi era ed è quello di continuare ad alimentare una campagna politico-mediatica di denigrazione e di delegittimazione della funzione parlamentare colpendo le garanzie anche economiche”.

LA RICHIESTA DI RIFORMA PENSIONI PER L’INPGI

Nel decreto crescita, ancora all’esame del Parlamento, è stato inserito un emendamento che cerca di lasciare margini di manovra per risanare l’Inpgi. “L’emendamento sancisce che prima ci devono essere interventi della, sulla, nella cassa previdenziale, che deve dare segnali di un trend di miglioramento, e poi ragionare sull’ampliamento della platea dei contribuenti. Servono misure di contenimento serie sulla spesa a cominciare dai tetti alle pensioni, quelle pensioni che sono fuori da ogni scala di valore, e che l’Inpgi eroga, naturalmente nella piena facoltà di un istituto che opera nella sua autonomia”, spiega Vittorio Crimi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, in un’intervista a Prima Comunicazione. Dal suo punto di vista, “se gli interventi decisi e adottati saranno valutati significativi, ci sono le basi per procedere all’allargamento della platea dei contribuenti”. Insomma, si dovrà procedere a una riforma pensioni riguardante i giornalisti per poter mettere al sicuro il loro istituto previdenziale.

RIFORMA PENSIONI, GLI EFFETTI DI QUOTA 100

C’è un certo pessimismo sugli effetti che la riforma pensioni con Quota 100 potrebbe avere sul sistema sanitario. Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, Segretari generali rispettivamente di Fp-Cgil Roma e Lazio, Cisl-Fp Lazio e Uil-Fpl Roma e Lazio, in una nota riportata da affaritaliani.it segnalo che “tra pensionamenti e uscite per ‘quota 100’, il sistema sanitario regionale rischia di non reggere alla prova del turnover: le 5 mila assunzioni programmate vanno almeno raddoppiate”. Secondo i tre sindacalisti, “serve un piano serio di assunzioni che copra davvero i fabbisogni delle aziende sanitarie e ospedaliere, e serve uno sforzo vero di coordinamento dei percorsi di stabilizzazione: con le aziende che procedono in ordine sparso si rischia di disperdere competenze e di perdere il controllo sul funzionamento dei servizi”.

IL PROBLEMA NELLA SANITÀ

Il punto è che “stabilizzazioni e reinternalizzazioni procedono a macchia di leopardo, e ancora va definito il percorso di stabilizzazione per i giubilari”. Dunque, “servono pochi principi chiari e rigorosamente applicati da tutti. I concorsi devono servire da bacino di reclutamento per tutte le aziende della regione, le selezioni devono riconoscere il valore delle competenze specifiche e delle attitudini dimostrate sul campo, gli organici devono essere misurati sui bisogni di salute reali delle persone”. Val la pena di evidenziare che il problema degli effetti della riforma pensioni sul sistema sanitario rischiano di farsi sentire non solo nel Lazio, ma anche in altre regioni, specie dove già la sanità non è molto efficiente.

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