RIFORMA PENSIONI/ Le stime di Tridico su Quota 100 (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Pasquale Tridico, Presidente dell’Inps, ha parlato delle stime sui risparmi che si potrebbero avere dalla riforma pensioni con Quota 100 e dal Rdc

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Luigi Di Maio (LaPresse)

LE STIME DI TRIDICO SU QUOTA 100

Si è parlato molto in questi giorni della possibilità che il Governo possa mettere sul piatto della trattativa con Bruxelles, per evitare la procedura d’infrazione, i risparmi delle risorse stanziate per riforma pensioni e reddito di cittadinanza. Risorse che, ha detto Pasquale Tridico, a margine di un convegno sulla blockchain, “secondo me saranno intorno a un miliardo solo per il reddito. Un paio di miliardi dovrebbero arrivare da quota 100. È una cifra di stima, a dicembre ci dobbiamo ancora arrivare. Questa cifra è basata su una media di spesa osservata sinora”. Il Presidente dell’Inps, secondo quanto riporta Mf-Dow Jones, ha anche espresso il proprio favore per una misura come il salario minimo. “Secondo me, l’esistenza di una pluralità di contratti fatti molto spesso per fare dumping sociale, ridurre i diritti e portare i salari a 3/4 euro l’ora, rende necessario l’individuazione di un salario minimo. A mio parere, nel frattempo, inserire una soglia per il reddito minimo al di sotto della quale non si può andare, al di sopra della quale invece si può andare con le contrattazioni, è un atto di civiltà”, ha aggiunto.

RIFORMA PENSIONI, LE MANCANZE PER GLI ANZIANI

Domenica a Fossadello di Caorso, in provincia di Piacenza, la Cgil ha organizzato un incontro con il Sindacato dei pensionati Spi cui ha partecipato anche il Segretario generale Maurizio Landini. Come racconta piacenzasera.it, c’è stato anche un intervento di Bruno Pizzi, Segretario generale dei pensionati della Cgil della provincia. “Contributi pensionistici insufficienti, non adeguato riconoscimento del valore sociale ed economico dei pensionati per le giovani generazioni, ma soprattutto a mancare sono un qualificato e diffuso diritto d’aiuto per anziani fragili, cure professionalmente valide per quelli non autosufficienti e tutele adeguatamente riconosciute ai lavoratori impegnati in questi difficili compiti. Problemi che, in una società sempre più vecchia, con pensioni sempre più esigue e relazioni familiari gradualmente allentate, rischiano facilmente di trasformarsi in pericolose bombe sociali”, ha detto Pizzi, aggiungendo: “Ricordiamoci che mancanza di dignità per i nostri anziani equivale ad assenza di dignità per tutto il Paese”.

FINO A 5 ANNI DI ANTICIPO PER LE GRANDI IMPRESE

Prosegue l’iter parlamentare per la conversione in legge del decreto crescita. Con un emendamento è stato inserito nel provvedimento anche il contratto di espansione, che molti hanno già associato a una misura di riforma pensioni, in quanto consentirà alle imprese con più di mille dipendenti di predisporre degli “scivoli” verso la quiescenza fino a 5 anni di anticipo rispetto alla maturazione dei requisiti richiesti. La misura avrà carattere sperimentale (per il 2019 e il 2020) e potrà essere usato, ricorda Il Sole 24 Ore, nel caso di riorganizzazioni aziendali. Di fatto ci sarà un allungamento della Cigs per 18 mesi, anche non continuativi, prima dei veri e propri “scivoli” a carico delle aziende. Le quali dovranno però effettuare nuove assunzioni. Per chi è lontano dal traguardo pensionistico potrà scattare una riduzione dell’orario di lavoro fino al 30% massimo. Rispetto alla formulazione iniziale, l’anticipo rispetto all’ingresso in pensione potrà essere quindi di cinque anni e non più di sette.

RENZI CONTRO MONTI, MA PRO-FORNERO

Attraverso una lettera pubblicata sul Corriere della Sera, Matteo Renzi ha voluto rispondere a quanto aveva scritto, sempre sul quotidiano milanese, Mario Monti, che aveva paragonato il Governo guidato dall’ex Segretario del Pd a quello attualmente in carica. L’ex Premier cita anche la riforma pensioni che porta il nome di Elsa Fornero, dandone comunque un giudizio positivo. “Paragonare la nostra esperienza a quella di Salvini e Di Maio è sbagliato. Farlo dopo che uno ha votato a favore in Parlamento per il governo di Salvini e Di Maio è quasi ridicolo. Con il suo gabinetto Monti ha fatto bene sulle pensioni, grazie al sacrificio personale di Elsa Fornero. Si è fermato davanti alla riforma del mercato del lavoro, ha sbagliato ad alzare le tasse e ha ceduto su tutta la linea nel negoziato su banche e su fiscal compact. Il suo governo poteva fare molto, ma ha smesso di lavorare quando Monti, come ad altri prima di lui, ha smesso di pensare al Paese e ha iniziato a pensare alle elezioni”, sono le parole di Renzi.

IL VOTO DEGLI ISCRITTI CGIL

Il Fatto Quotidiano ha dedicato un articolo al voto degli iscritti alla Cgil, che è andato in larga misura (il 40%) a Lega e Movimento 5 Stelle. Vengono riportate alcune parole di Sergio Cofferati, ex numero uno della Cgil, che ricorda: “Nel ’94 contestammo in piazza la riforma delle pensioni di Berlusconi. Fu una protesta molto ampia, ma che ebbe la sua sostanza in Parlamento nella Lega, che ritirò la fiducia a Berlusconi e fece cadere il governo”. Nell’articolo compaiono anche le parole di Ivan Pedretti, Segretario generale dello Spi-Cgil, secondo cui “il tema per noi non è per chi votano gli iscritti, ma se i valori espressi da quella forza politica sono in contraddizione con quelli del sindacato. E la Lega spesso si contrappone alle idee di solidarietà, inclusione sociale, tolleranza, diritti delle donne che per noi sono fondamentali”. Per Pedretti occorre “confrontarci con i lavoratori per riaffermare i nostri valori. Il sindacato deve tornare a essere un punto di riferimento nel territorio, costruendo relazioni sociali e aiutando la gente nel concreto”.

LA PRIORITÀ CHE SPETTEREBBE ALLE DONNE

In un intervento su Il diario del lavoro Alessandra Servidori, commentando l’ultimo Rapporto della Covip, segnala che “le pensioni delle lavoratrici dovrebbero essere la vera priorità in ambito previdenziale, piuttosto che il pensionamento anticipato. Tema sempre attuale e con il quale il Paese si confronta da tempo di fronte a due ‘spinte’ fortissime: la sostenibilità del sistema e le aspettative di molte persone legate a condizioni soggettive particolari. Segnaliamo come le donne accedano in maniera significativa alla pensione con quella di vecchiaia e, soprattutto, vedano allargarsi in negativo il gender gap relativo al valore della stessa pensione”. Un gap causato principalmente a “una sostanziale disparità nelle carriere lavorative. Le lavoratrici sono spesso costrette a periodi di inattività, legate ad esempio alla maternità o alle esigenze di cura verso i genitori. Per gli stessi motivi, sono più inclini ad accettare o cercare lavori part-time, con la conseguenza che il loro reddito è inferiore a quello dei loro colleghi. Ciò si ripercuote sulla pensione”.

RIFORMA PENSIONI, LA POSIZIONE DEL GOVERNO

È noto il fatto che l’Ue non è favorevole alla riforma pensioni con Quota 100. Sembra che il Governo italiano possa giocare su questo per riuscire a evitare una procedura d’infrazione che sarebbe certamente negativa per il Paese. Secondo quanto scrive Repubblica, infatti, l’esecutivo “è pronto a mettere sul piatto della trattativa con l’Europa tutti i risparmi derivanti da reddito di cittadinanza e quota 100. In modo strutturale, non solo per quest’anno, ma anche nei prossimi”. Di fatto verrebbe messo “per iscritto e con dati puntuali, nella imminente lettera di risposta alle richieste di Bruxelles, che gli avanzi delle due misure cardine di Lega e Cinque Stelle saranno blindati da assalti politici di varia natura. E andranno a ripianare il disavanzo, a tenere dunque i conti in riga”.

I DATI DELLA RELAZIONE COVIP

Valentina Conte ricorda che “non si tratta di briciole. Dalle pensioni potrebbero arrivare tra i 5 e i 7 miliardi nel triennio. Dal reddito di cittadinanza almeno 3. Ma in quest’ultimo caso il bottino potrebbe salire molto più su”, per via dei controlli che potrebbero portare a revoche del sussidio. Il Sole 24 Ore, intanto, ha analizzato alcuni dati dell’ultima relazione della Covip da cui emerge che l’anno scorso solamente 6 dei 26,4 miliardi di Tfr dei lavoratori sono stati trasferiti ai fondi pensione e “negli ultimi dieci anni la quota di Tfr girato ai fondi pensione non ha mai superato il 21% del totale”. Inoltre, il 25% degli iscritti alla previdenza complementare l’anno scorso non ha effettuato alcun versamento contributivo. Un segnale non positivo per il secondo pilastro previdenziale.

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