RIFORMA PENSIONI/ Botti e Brotini (Cgil) contro le scelte del Governo

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Giacinto Botti e Maurizio Brotini, membri del direttivo nazionale della Cgil, criticano le scelte del Governo

Palazzo_Chigi_Lapresse
Palazzo Chigi (Lapresse)

LE PAROLE DI BOTTI E BROTINI

In un articolo pubblicato su Left, Giacinto Botti e Maurizio Brotini, membri del direttivo nazionale della Cgil, ricordano che il Governo si è impegnato ad aprire da questo mese di dicembre un confronto sulla riforma delle pensioni con i sindacati. “Coerenza e correttezza vorrebbero che ciò avvenisse senza la cancellazione della pur imperfetta quota 100 sulle pensioni – perché fatta solo di 62 anni di età e 38 di contributi -, come chiedono Confindustria e i mercati”, evidenziano Botti e Brotini, secondo cui quella dell’esecutivo è “una risibile disponibilità al confronto, peraltro frutto del timido avvio della mobilitazione sindacale. Rinvii, promesse prive di concretezza e la richiesta esplicita di Draghi di non proclamare lo sciopero in cambio di una disponibilità al futuro confronto: un insopportabile ed inaccettabile paternalismo autoritario. Nessuna disponibilità ad aumentare l’insulto dei 600 milioni di euro stanziati nella finanziaria sul capitolo pensioni”.

IL PUNTO DI ASSOFONDIPENSIONE

Secondo il presidente di Assofondipensione, Giovanni Maggi, il Governo dovrebbe fare molto di più in merito alla previdenza complementare: in attesa di una riforma pensioni a tutto tondo, sottolinea la relazione annuale dei fondi pensioni negoziali, «c’è necessità di un potenziamento non più differibile della previdenza complementare».

Servono poi reali campagne pubbliche per il rilancio della previdenza complementare, specie «per avvicinare i giovani lavoratori, e la riduzione della tassazione sui rendimenti dei fondi pensione a beneficio di un incremento delle adesione», rilancia il presidente Maggi all’ANSA. Nello specifico la richiesta al Governo di una riduzione del prelievo fiscale sui rendimenti (oggi al 20%): «incentivando correttamente il risparmio previdenziale rispetto all’investimento finanziario puro. È necessario agire in fretta per incrementare le adesioni – ha concluso il Presidente di Assofondipensione – rafforzando il secondo pilastro pensionistico nel nostro Paese e per sostenere un sistema di welfare che dovrà essere sempre più sostenibile nel lungo periodo, soprattutto per le giovani generazioni, già penalizzate da carriere spesso discontinue e ritardati ingressi nel mercato del lavoro». (agg. di Niccolò Magnani)

LO SCIOPERO DELLA FIOM A GENOVA

A Genova la Fiom-Cgil ha scioperato e tenuto una manifestazione contro la manovra del Governo e le scelte di riforma pensioni. Come riporta l’edizione locale di Repubblica, infatti, in una nota il sindacato evidenzia che lo sciopero è stato proclamato “per dire basta all’atteggiamento del Governo che, mostrando il pugno di ferro in guanto di velluto, dà risposte totalmente insufficienti alle richieste dei lavoratori a partire dalle misure sulle pensioni che costringono i lavoratori ad uscite sempre più lontane nel tempo, non prevedono un allargamento adeguato dei lavori usuranti e non garantiscono prospettive alle nuove generazioni”. Sempre sul tema pensioni va segnalata la richiesta di Michele Poerio, Presidente di Federspev, che in un articolo su startmag.it, chiede che venga ripristinata la rivalutazione degli assegni pensionistici su tre scaglioni ordinari. “La richiesta attuazione costituisce un atto riparatorio di disconoscimenti parziali o totali del vitale principio di adeguamento delle pensioni all’andamento del costo della vita”, evidenzia Poerio.

LE PAROLE DI LANDINI

Secondo quanto riportato dall’Ansa, è probabile che la prossima settimana il ministro del Lavoro Andrea Orlando convochi i sindacati per discutere della riforma delle pensioni. In attesa di una conferma, vanno segnalate le parole di Maurizio Landini, che in un’intervista al Corriere della Sera segnala che “nella manovra ci sono alcune cose importanti, come l’avvio della riforma degli ammortizzatori, l’aumento della spesa per la sanità pubblica, e le risorse per i contratti pubblici. Ma su fisco, pensioni, scuola, precarietà e politiche industriali non ci siamo ancora, servono dei cambiamenti.  Il 16 novembre il governo ci aveva promesso l’apertura di veri tavoli di confronto su queste materie ma finora non è successo. Mi auguro che da domani le cose cambino”. Il Segretario generale della Cgil ricorda anche che domani è in programma il direttivo della sua organizzazione che potrà cominciare a valutare, in accordo con Cisl e Uil, le eventuali azioni da mettere in atto in caso non arrivassero segnali positivi dall’esecutivo.

RIFORMA PENSIONI, LA CAMPAGNA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Come spiega, oggi “prende il via la campagna nazionale del Partito della Rifondazione Comunista contro la manovra di bilancio del governo Draghi e due misure emblema del carattere antipopolare delle sue politiche: l’aumento delle bollette e il ripristino della legge Fornero sulle pensioni con l’abolizione immediata di quota cento”. Il Segretario nazionale Maurizio Acerbo e il Responsabile nazionale lavoro Antonello Patta evidenziano che in tema di riforma pensioni “il governo Draghi continua sulla linea seguita da decenni dai governi che l’hanno preceduto: pur di non colpire le rendite e le grandi ricchezze, si bastonano i pensionati con allungamento continuo della vita lavorativa, pensioni bassissime, tasse anche dieci volte superiori ad altri paesi europei e, per moltissimi, adeguamento solo parziale all’inflazione”.

IL GIUDIZIO SU QUOTA 102

I due rappresentanti di Rifondazione comunista spiegano che “per le pensioni proponiamo di cassare l’imbroglio di quota 102; per gli uomini la pensione a 60 anni o con 40 di contributi; per le donne la pensione a 55 anni o 35 di contributi; che si metta fine alle pensioni sotto i mille euro e l’adeguamento integrale delle pensioni all’inflazione”. Si è svolta intanto l’assemblea dell’Anpa, l’associazione nazionale pensionati di Confagricoltura, durante la quale, come riporta La Provincia di Cremona, “è stato anche sottolineato il grave rischio di povertà che corrono i pensionati, in particolare gli autonomi, per l’inadeguatezza del sistema: quasi il 60% delle pensioni erogate dall’Inps nel 2020 hanno un importo inferiore a 750 euro”.

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