RIFORMA PENSIONI/ Quota 41, ipotesi rimandata di un anno

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, sfumata l’ipotesi di introdurre Quota 41, questa eventualità pare essere rimandata almeno di un anno

reddito di emergenza
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QUOTA 41, IPOTESI RIMANDATA DI UN ANNO

In un articolo pubblicato su orizzontescuola.it, Patrizia Del Pidio fa il punto sulle misure di riforma pensioni inserite nella Legge di bilancio, la principale delle quali è l’introduzione di Quota 102 per un anno in sostituzione di Quota 100, giunta alla scadenza. “Scemano, quindi, le speranze di potersi pensionare nel 2022 con una quota 41 per tutti, ma c’era da aspettarselo visto che da più parti la misura era stata bocciata perché troppo costosa. Certo poteva attuarsi con un ricalcolo contributivo ma, sicuramente, c’era troppo poco tempo per lavorare ad un piano che rendesse la quota 41 per tutti sostenibile per le casse dello Stato. Si tratta solo di rimandare di nuovo il problema? Sicuramente, visto che, in ogni caso, di nuovo il prossimo anno ci troveremo a fare i conti con il tram tram dell’attesa di una riforma. Che diventa, di anno in anno, sempre più necessaria per dare, finalmente sicurezza ai lavoratori che di anno in anno si sentono più precari a causa di misure previdenziali sperimentali e non strutturali”.

PENSIONI DI GARANZIA, FONDO IN MANOVRA

Dopo gli incontri avvenuti negli ultimi giorni tra partiti e Premier Draghi, in vista della scadenza per la presentazione degli emendamenti alla Manovra di Bilancio 2022, qualcosa si muove sul fronte riforma pensioni.

È rimasto infatti intatto – e verrà portato in Parlamento – l’emendamento del Pd sul Fondo per la pensione di garanzia di giovani e lavoratori post-1996: sono 2,9 miliardi di euro dal 2024 previsti dal progetto Nannicini, l’esponente Dem ed economista. Come riassume il focus di “Today”, la proposta sulla pensione di garanzia riguarda un fisso di circa 1000 euro lordi al mese a partire dai 65 anni anagrafici, con 40 anni di lavoro alle spalle che comprende però tutte le professioni, compresi gli anni con “buchi contributivi” (dovuti ai lavori precari). Come ha poi spiegato il professor Raitano al “Manifesto”, intervenendo ‘ex post’ al momento del pensionamento «la misura destinerebbe poi la spesa unicamente a quelli effettivamente con problemi di inadeguatezza della pensione; non riguarderebbe infatti coloro, che dopo anni di precariato, hanno fatto una carriera stabile. Infine incentiva ad impegnarsi a lavorare, dato che la garanzia cresce con l’attività o l’età di ritiro». (agg. di Niccolò Magnani)

LE SCELTE FISCALI NECESSARIE PER I PENSIONATI

Sabato i sindacati scenderanno in piazza anche a Cagliari. Il Segretario generale della Fnp-Cisl Sardegna, Alberto Farina, ricorda che “è per lo meno difficile che con una pensione media mensile pari a € 771,62 – circa 154 euro in meno rispetto alla media nazionale – che quasi 475mila pensionati sardi, cioè un quarto della popolazione isolana, possano contribuire ad aumentare il livello dei consumi e far crescere quindi l’economia della Sardegna. È risaputo che migliaia di pensionati hanno fatto enormi sacrifici in questi anni di crisi per ‘salvare’ figli e nipoti in gravi difficoltà economiche”. Come riporta sardegnaierioggidomani.it, per il sindacalista “lo Stato non può continuare a penalizzare, dal punto di vista del carico fiscale, i ‘soliti noti’: cioè lavoratori e pensionati. Sono i ceti medi e popolari che contribuiscono per l’85 per cento alle entrate dell’erario. Gli 8 miliardi per il fisco devono essere concentrati sui redditi da lavoro e pensione. L’inflazione sale e si abbatte sui ceti più deboli, serve subito una nuova politica dei redditi e delle tariffe”.

RIVALUTATI I CONTRIBUTI INARCASSA

Come ricorda casaeclima.com, “Inarcassa (Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti) segnala che con nota del 12 novembre 2021, i ministeri vigilanti hanno approvato la rivalutazione ISTAT per il 2022 delle pensioni e dei contributi allo 0,2%”. Questo vuol dire che l’importo dei contributi minimi per il 2022 sarà pari a 2.365 euro per il soggettivo e a 710 euro per l’integrativo”. Gli altri parametri utili da conoscere per gli iscritti a Inarcassa sono: “Tetto del reddito pensionabile € 125.450 (oltre il quale non è dovuto alcun contributo); il limite di reddito per la contribuzione ridotta € 47.200; pensione minima € 11.206; contributo facoltativo minimo € 215”. Intanto orizzontescuola.it ricorda che nel 2022 l’accredito della pensione Inps avverrà il 1° giorno del mese tranne che per gennaio (il giorno 4), maggio (il giorno 2) e novembre (il giorno 2). A ottobre, invece, l’accredito non avverrà il giorno 1, bensì il giorno 3, solo per i conti correnti bancari.

RIFORMA PENSIONI, LA RIVALUTAZIONE PER IL 2022

Come ricorda Il Sole 24 Ore, “l’anno prossimo gli importi delle pensioni in pagamento aumenteranno per effetto dell’adeguamento all’inflazione prevista nel 2021 e contestualmente verrà abbandonato il meccanismo di rivalutazione in vigore, con qualche modifica, dal 2012 per ritornare a quello a fasce”. Più nello specifico, “con il decreto ministeriale del 17 novembre scorso , pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26 novembre, è stato stabilito che il tasso provvisorio da applicare nel 2022 per adeguare gli assegni previdenziali al costo della vita è dell’1,7 per cento. Si tratta di un dato provvisorio perché calcolato sui valori effettivi dei primi nove mesi dell’anno, mentre quelli degli ultimi tre sono stimati. A inizio 2023 si applicherà il valore definitivo”, con contestuale conguaglio.

IL MECCANISMO DI INDICIZZAZIONE A FASCE

La rivalutazione non sarà dell’1,7% per tutti gli assegni visto che, come detto, il meccanismo di indicizzazione funzione a fasce. Chi prende una pensione più alta vedrà ridotta la rivalutazione all’1,275%. Il quotidiano di Confindustria ricorda anche che “un fondo pensione estero non è tenuto ad operare da sostituto d’imposta per le prestazioni pensionistiche erogate”, quindi “i percipienti dovranno indicare le somme in dichiarazione”. La risposta a interpello fornita dall’Agenzia delle Entrate è certamente di interesse dal momento che i fondi pensione comunitarie possono raccogliere adesioni sul territorio italiano e dunque più di un cittadino potrebbe trovarsi nella situazione di indicare le somme percepite in sede di dichiarazione dei redditi.

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