Riforma pensioni/ Salvini: a ottobre tavolo su lavoro e previdenza

- Lorenzo Torrisi

Matteo Salvini torna a ribadire l’importanza che la riforma delle pensioni ha per la Lega e annuncia un tavolo a ottobre

salvini, lega
Matteo Salvini, Lega (LaPresse, 2021)

SALVINI: A OTTOBRE TAVOLO SU LAVORO E PENSIONI

Matteo Salvini torna a ribadire l’importanza che la riforma delle pensioni ha per la Lega, che ha promesso di presentare prossimamente una propria proposta in materia. “In questo momento lo ius soli non è un’esigenza, Letta cerca nuovi voti, nuovi elettori, visto che sono sempre meno gli italiani che li votano. Ad ottobre facciamo un tavolo sul lavoro e le pensioni che penso interessino di più i cittadini italiani e stranieri regolarmente residenti in Italia”, ha detto il leader della Lega, secondo quanto riporta Il Secolo d’Italia, ospite della trasmissione “Zona bianca” in onda su Rete 4. Il Carroccio deve intanto fare i conti con le richieste che arrivano dagli altri partiti della maggioranza sulle dimissioni di Claudio Durigon, il sottosegretario all’Economia che Il Sole 24 Ore spiega essere stato ribattezzato l’“uomo delle pensioni” visto che è stato tra i protagonisti della misura nota come Quota 100. Più recentemente si è anche battuto per l’estensione del contratto di espansione e aveva incontrato i sindacati proprio in vista della proposta della Lega sulla riforma delle pensioni post-Quota 100.

I DATI COVIP SUI FONDI PENSIONE

Come riporta Il Sole 24 Ore, nel report “La previdenza complementare. Principali dati statistici” la Covip rileva che “a giugno i risultati dei fondi pensione sono stati in media positivi, soprattutto per le linee di investimento caratterizzate da una maggiore esposizione azionaria”. Al netto dei costi di gestione e della fiscalità, infatti, “i rendimenti si sono attestati, rispettivamente, al 2,7% e al 3,9% per fondi negoziali e fondi aperti; nei Pip di ramo III sono stati del 6,6%. Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dalle cedole incassate sui titoli detenuti, il risultato è stato pari allo 0,7%”. Complessivamente, “da inizio 2011 a fine giugno 2021, il rendimento medio annuo composito è stato pari al 3,7% per i fondi negoziali, al 3,9% per i fondi aperti, al 3,8% per i Pip di ramo III e al 2,3% per le gestioni di ramo I. Nello stesso periodo, la rivalutazione del Tfr è risultata l’1,9% annuo”.

IL DIVIETO DI CUMULO PER QUOTA 100

Rispondendo a un quesito posto da un lettore, orizzontescuola.it ricorda che “i pensionati che hanno utilizzato per uscire dal mondo del lavoro la quota 100 si trovano ad avere un grosso limite: il divieto di cumulo di redditi da lavoro con quelli da pensione pena la sospensione del trattamento previdenziale per tutto l’anno solare in cui si sono percepiti i redditi da lavoro. Unica eccezione i redditi derivanti da lavoro autonomo occasionale nel limite dei 5mila euro l’anno”. Il sito del Giornale ricorda invece che con la mensilità di agosto l’Inps ha proceduto a effettuare il conguaglio fiscale (sia a debito che a credito) legato al modello 730 per quanti l’hanno presentato entro la fine di giugno. “Oltre all’Irpef, sul rateo di pensione di agosto saranno trattenute le addizionali regionali e comunali relative al 2020” e “sarà inoltre applicata la trattenuta per addizionale comunale in acconto per il 2021: iniziata a marzo, proseguirà fino al prossimo mese di novembre. Continuerà poi il recupero delle ritenute Irpef inerenti all’anno 2020, nel caso in cui queste siano state effettuate in misura inferiore rispetto a quanto dovuto su base annua”.

RIFORMA PENSIONI, GLI EFFETTI DI QUOTA 100

Quota 100 è arrivata al suo ultimo anno di vigenza, ma farà sentire i suoi effetti ancora nella scuola e nella sanità. Piacenzasera.it riporta le stime dell’Ugl, secondo cui “già a settembre 2021, con l’inizio delle lezioni, usciranno dal mondo della scuola 27.592 docenti di cui 16mila grazie a ‘Quota 100’. Del computo totale quasi la metà degli insegnanti (12.209) andrà in pensione soltanto nelle 6 regioni del Nord, Emilia Romagna inclusa (più di 2.000). Numeri che rendono le uscite preventivate più alte rispetto all’anno scorso e rendono più difficile il turnover. E la questione dell’avvicendamento del personale in ambito pubblico è difficile anche nel settore sanitario. A breve, infatti, fra corsa ai pensionamenti e mancanza di occasioni di formazione, nella nostra regione mancheranno migliaia di medici di base”.

LE RICHIESTE DELL’UGL

La Segretaria generale dell’Ugl Emilia-Romagna, Tullia Bevilacqua, ricorda che “attraverso il segretario generale Paolo Capone, abbiamo proposto al governo il progetto ‘Quota 41’, perché riteniamo che dopo 41 anni di versamenti di contributi ogni lavoratore e lavoratrice abbia il giusto diritto di andare in pensione e di godersi quello che non è privilegio, bensì, appunto: un suo preciso diritto. Inoltre, riteniamo fondamentale che per le donne che hanno cominciato a lavorare tardi, con più di 20 anni di contributi versati ed il raggiungimento di un’età avanzata, si valuti il limite di 65 anni per l’accesso ai requisiti pensionistici, senza dover far ricorso al regime delle quote e tenendo conto del fatto che alle stesse donne è demandato in ambito familiare un carico di lavoro (domestico e caregiver) difficilmente quantificabile o sopportabile dagli uomini”.

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