Robert Plant (Led Zeppelin) “Ho sognato John Bonham”/ “E mio figlio morto a 5 anni…”

- Lucia Filardi

Robert Plant dei Led Zeppelin con il lockdown ha viaggiato con la mente: ha sognato il compianto compagno di band John Bonham e il figlio morto a 5 anni…

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I Led Zeppelin

Robert Plant, voce dei Led Zeppelin, ha raccontato durante un episodio del suo podcast “Digging Deep” di aver sognato il compianto compagno di band John Bonham. Quest’ultimo è stato uno dei batteristi più influenti della storia della musica rock, morì nel 1980 a soli 32 anni dopo aver bevuto troppo alcol e soffocato nel sonno dal suo stesso vomito. Da quel momento, i Led Zeppelin decisero che senza di lui non potevano andare avanti e pochi mesi dopo l’accaduto annunciarono il loro definitivo scioglimento.

Con una riflessione su come la mancanza di interazione umana possa portare le persone a sognare in modo diverso in isolamento, Robert Plant ha rivelato quelli che sono stati i suoi sogni durante il lockdown. Oltre all’amico John Bonham, gli sono apparsi nella mente anche il padre e il figlio Karac scomparso prematuramente mentre lui si trovava in tour nel 1977.

Le parole di Robert Plant

Ho sognato di passare del tempo con vecchi amici come John Bonham, con mio padre, con mio ​​figlio che se ne andò quando aveva cinque anni. E sono stati magnifici momenti, di grande sollievo. Prima ero sempre a pianificare la prossima cosa, durante il lockdown ho avuto del tempo per sognare con calma, per viaggiare con la mente. E mi ha fatto bene, mi ha fatto bene alla mente e allo spirito”.

Robert Plant ha descritto così, nel suo podcast, quello che è stato il suo “viaggio mentale” fuori dal tempo e dallo spazio nei mesi che hanno costretto la popolazione mondiale a rinchiudersi nelle proprie case, ognuno solo con se stesso. E’ stato in quel periodo, tra l’altro, che il cantante dei Led Zeppelin ha ritrovato per caso una vecchia lettera che gli scrisse la madre in cui lo invitava a lasciare la carriera artistica per trovarsi un lavoro, magari da contabile. Lo ha raccontato dicendo: “Il fatto è che ho aperto quella lettera per la prima volta solo tre mesi fa. Siamo qui adesso perché ci piace ciò che facciamo e c’è un certo prezzo da pagare perché sia possibile. Allo stesso tempo è decisamente meglio che essere un contabile o qualsiasi cosa che sarei finito a fare”.



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