IL CASO/ De Palo (assessore): ecco perchè puntiamo sulla famiglia

L’Assessore GIANLUIGI DE PALO ci spiega l’importanza della famiglia e della necessità di trasformare Roma Capitale in una città sempre più a dimensione familiare

28.10.2011 - int. Gianluigi De Palo
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La protesta dell'Associazione Nazionale Famiglie Numerose (Foto Ansa)

Roma. Neanche un mese fa un esercito di passeggini vuoti aveva cominciato a schierarsi davanti Montecitorio per dire no ai tagli effettuati dal governo alle famiglie con più figli. A guidare la protesta davanti alla Camera dei Deputati, l’Associazione Nazionale Famiglie Numerose, formata da decine e decine di mamme e papà provenienti da tutta Italia con indosso magliette bianche con le scritte “Articolo 31, adesso basta”, “Se colpite i figli, colpite il futuro” e “Famiglie in via di estinzione”. A sostenere la causa dei manifestanti anche l’Assessore alla Famiglia di Roma Capitale Gianluigi De Palo che neanche un mese fa si era incatenato davanti il Parlamento: «Mi sono incatenato a Montecitorio affinché anche il governo nazionale si renda conto che non si può insistere a vessare quotidianamente le famiglie che sono il presente, il passato e il futuro di questo paese e non possono pagare le scelte della politica. È per questo che sono qui», aveva detto l’Assessore: «Mi sembrava importante, alla luce di quello che sta avvenendo, indipendentemente dalla destra e dalla sinistra, ribadire la necessità di modificare la riforma in funzione familiare». Nella giornata di ieri, l’Assessore De Palo ha accompagnato il sindaco di Roma Capitale Gianni Alemanno in piazza Montecitorio, dove il primo cittadino di Roma ha incontrato i membri dell’Associazione Nazionale Famiglie Numerose che continuavano a manifestare contro i tagli imposti alle famiglie dalla manovra del Governo. Alemanno si è fermato a colloquio con il presidente dell’associazione, Mario Sberna, dal quale ha ascoltato le ragioni della protesta. Per parlare di questa necessità di modificare la riforma in funzione familiare, IlSussidiario.net ha contattato proprio l’Assessore Gianluigi De Palo: «Vogliamo arrivare agli Stati Generali del Sociale e della Famiglia, in programma nel febbraio 2012, attraverso una serie di tappe preparatorie per cercare di dire alla città di Roma quello che abbiamo fatto e quello che abbiamo intenzione di fare: vorremmo trasformare Roma in una città sempre più a dimensione familiare, e vorremmo che la capitale desse il buon esempio per quanto riguarda questo tipo di politiche. Roma è già tra i quattro comuni fondatori del Network italiano di città per la Famiglia insieme a Parma, Bari e Varese,  ma sappiamo che tutto ciò che avviene a Roma ha un respiro nazionale. Ci piacerebbe quindi lavorare per fare da traino per tutto quanto il Paese, e siamo convinti che le politiche familiari siano fondamentali, di cui oggi in Italia non è mai stato fatto un discorso serio: facciamo spesso una grande confusione tra politiche sociali e politiche familiari, e tendiamo a mettere tutto all’interno di un unico grande calderone, ma non è così, perché le politiche sociali sono quelle che subentrano quando la famiglia è diventata un problema e non è più una risorsa. La famiglia è di base una risorsa, ma è chiaro che se non la si aiuta con politiche familiari adeguate, può anche diventare un problema. Allora l’idea è quella di lavorare sulla prevenzione di problemi e su un modello, su un progetto di futuro che non può e non deve fare a meno della famiglia. Infatti è in atto un tavolo che sta già lavorando a livello di dipartimenti e tra breve lavorerà anche a livello interassessorile sul tema del quoziente Roma, quindi in direzione del quoziente familiare e di agevolazioni per quanto concerne le famiglie, a cominciare da quelle più numerose.

Presenteremo verso la metà di novembre il dossier sulla famiglia, dove saranno riportati tutti i dati che sono emersi dalla realtà delle famiglie oggi a Roma, e faremo la prima conferenza sulla famiglia, sul modello di quella nazionale, in cui cercheremo di coinvolgere tutti gli attori sociali, le istituzioni, gli enti locali con cui dialoghiamo, l’associazionismo familiare e gli studiosi del tema per riflettere su cosa e come vogliamo trasformare questa città a dimensione familiare. Poi, di lì a poco, lanceremo il nostro Piano Famiglia, in cui presenteremo politiche familiari coerenti tra loro, integrate, quindi senza più andare avanti a “colpi” di asili nido o di sportelli famiglia nei municipi che spesso non dialogano tra loro: cercheremo invece di costituire un modello integrato per far comprendere alla città che Roma ha intenzione di investire sulla famiglia, per trasformare il welfare cittadino sempre più a dimensione familiare. Solo per fare un esempio, per risolvere il problema degli anziani, non bisognerebbe attuare solo politiche per gli anziani, ma è necessario partire dalla famiglia, come anche nel caso delle difficoltà dei minori, per cui è necessario investire sulla famiglia che, oltre ad essere un grande ammortizzatore sociale, rappresenta la realtà che fa risparmiare più di tutte le istituzioni, sia a livello locale che nazionale. Per questo mi sono anche incatenato e ieri ho portato il sindaco con me davanti a Montecitorio, ad ascoltare le Famiglie Numerose. Sono convinto che sia miope qualsivoglia governo, partito politico di qualsivoglia nazione che in questo momento di crisi economica e valoriale che stiamo vivendo non investe sulla famiglia, quell’unica realtà che sia valorialmente che economicamente  riesce a dare delle risposte, perché è così di natura. Nei momenti di crisi è necessario investire energie, idee, proposte e risorse su quello che ha una sua forza intrinseca, proprio come la famiglia. Però, nonostante le difficoltà reali e le varie statistiche spesso poco promettenti, la famiglia in Italia ancora oggi regge, perché più di 14 milioni di persone hanno scelto il matrimonio, quindi tra la coppia e i figli parliamo di oltre 40 milioni di persone che vivono all’interno di una famiglia fondata sul matrimonio. E in un Paese con 56 milioni di abitanti, tra cui molti anziani, si capisce l’importanza di cui parlo. La nostra preoccupazione maggiore è che però, a un desiderio enorme da parte di tanti giovani di fare famiglia, non corrisponda una capacità e una facilità di costruzione di questi progetti, e che quindi paradossalmente i giovani vengano fermati proprio nel loro sogno più grande».

 

(Claudio Perlini)

 

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