EMERGENZA ABITATIVA/ Prestagiovanni (Ater): soluzione in 2/3 anni con il Piano casa

Anche BRUNO PRESTAGIOVANNI, presidente del consiglio di amministrazione dell’Ater, si dice molto preoccupato riguardo alla sempre più grave emergenza abitativa capitolina

21.12.2011 - int. Bruno Prestagiovanni
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Foto: Imagoeconomica

«La situazione è abbastanza critica e come sempre a Roma c’è un grande bisogno di case per rispondere all’emergenza abitativa sempre più critica.  Come Ater vediamo che la richiesta di alloggi di edilizia residenziale pubblica è sempre molto alta, ed esiste una graduatoria degli aventi diritto che vede circa 1700 persone a dieci punti, nonostante ci siano altre migliaia di richieste con punteggi inferiori. Su questo tema speriamo che in breve tempo, quindi in due o tre anni, si possano dare risposte grazie ai provvedimenti che verranno introdotti adesso con il nuovo Piano Casa della Regione Lazio». IlSussidiario.net ha contattato Bruno Prestagiovanni, presidente del consiglio di amministrazione dell’Ater, l’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale del Comune di Roma, che riguardo alla grave emergenza abitativa capitolina ammette di essere «molto preoccupato, perché visto il momento di congiuntura economica e le tante difficoltà anche degli enti pubblici nell’erogare finanziamenti, ho paura che le disponibilità economiche siano sempre più esigue».

Cosa potrà prevedere il nuovo Piano Casa?

Mentre da una parte la norma può consentire di liberare aree per costruire nuove abitazioni, dall’altra mancano i fondi per realizzarle, quindi la situazione è complicata. E’ chiaro che dovremmo cercare nuove fonti di approvvigionamento, ma soprattutto cercare di impegnarci sulla gestione di quello che è il patrimonio attuale. La legge regionale trasforma gli IACP (Istituti Autonomi Case Popolari) in enti pubblici economici, e nello stesso tempo vincola gli stessi con dei canoni di rotazione e dei prezzi di alienazione del patrimonio disponibile che li colloca fuori mercato non ponendoli nella possibilità di diventare a tutto tondo un ente pubblico economico. Tra l’altro l’ultima manovra del governo Monti reintroduce un’imposta comunale sugli alloggi di edilizia residenziale pubblica che graverà sulle casse degli enti già disastrati in maniera pesante rischiando di portarli al collasso.

Cosa pensa invece dell’emergenza sfratti nella capitale?

Un ente pubblico economico ha necessità di raggiungere, o quantomeno tendere al pareggio di bilancio e nello stesso tempo non può farsi carico di un costo sociale. Attualmente sembra che ci siano oltre 5 mila ordinanze di sfratto pronte nella città di Roma e le cause sono svariate, e tra queste c’è anche la morosità. C’è tutta una serie di fattori che si legano, e non ultimi a mio avviso ci sono la congiuntura economica e la cattiva di gestione di questi enti nella storia.

Come commenta il dato rilevato dalla Comunità di Sant’Egidio, secondo cui 2.000 nuove famiglie a Roma rischiano di perdere la casa entro il 2012 e più di 50.000 nuove famiglie potrebbero andare ad ingrandire le file dei cosiddetti “nuovi poveri”?

Con l’avvento dell’euro è diminuito il potere d’acquisto del denaro, e credo che questo sia un fatto inconfutabile e facilmente dimostrabile. Con gli aumenti dell’imposizione fiscale dovuti alla situazione economica ci sono persone, soprattutto nelle famiglie mono reddito, una volta considerati ceti medi, che oggi con 1300 euro faticano ad andare avanti. Ma possiamo considerarli nuovi poveri? Non credo che sia corretto definirli così, ma è senz’altro vero il fatto che oggi queste famiglie hanno serie difficoltà ad andare avanti e a raggiungere la quarta settimana del mese. Credo che ognuno dovrebbe fare la sua parte per garantire lo stato sociale e soprattutto per far passare un messaggio di tipo educativo per cui non è scandaloso che chi guadagna di più si faccia carico di chi guadagna meno.

Cosa pensa infine della situazione affitti?

La situazione critica degli affitti è data ovviamente dalla crisi economica che stiamo attraversando: come si può immaginare che il prezzo degli affitti si abbassi se non diminuisce il costo del denaro? Quest’ultimo viene utilizzato dai costruttori ed è quello che vincola sia il prezzo di vendita che degli affitti. Gli unici enti che potrebbero a  mio avviso garantire affitti a prezzi calmierati e con costi di costruzione ben determinati e ammortamenti a lunghissimo tempo sono proprio quelli pubblici economici che si occupano di edilizia residenziale pubblica. Ecco quindi che torniamo al discorso iniziale, perché se non ci sono possibilità economiche per costruire immobili tutto questo non si riuscirà a fare, e non possiamo immaginare che l’imprenditoria privata possa prevedere prezzi calmierati con un costo del denaro così elevato.

 

(Claudio Perlini)

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