PERIFERIE/ L’architetto Leon Krier presenta il piano per Tor Bella Monaca

- La Redazione

Secondo Krier è possibile riprogettare la periferia ritornndo ad un’edilizia tradizionale

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Tor Bella Monaca (foto: ilSussidiario)

Per chi ha negli occhi l’immagine di Tor Bella Monaca oggi, il modello computerizzato che scorre sullo schermo ha una potenza incredibile. Al posto delle mastodontiche torri una cittadina con portici, piazze e fontane, ispirata ai criteri neo-tradizionalisti dell’architetto Leon Krier. Ma non è un sogno, garantisce lo stesso Krier. Anzi «quelli che dicono che questo progetto non è possibile o sono ignoranti o sono ipocriti», attacca l’architetto.

«In tutto il mondo si contruiscono città tradizionali e lo si fa bene», perché non a Roma. Krier parla di Tor Bella Monaca oggi come di un mostro architettonico: «La città non può essere una cosa sempice, Tor Bella Monaca è di una semplicità monumentale, e quindi un errore monumentale. Non si può chiedere alle persone di vivere in monumenti falliti». Oltretutto «la zona delle torri è frutto di una politica energetica ricca di sprechi, che non possiamo più permetterci per il futuro».

Krier ribadisce che l’idea di fondo del nuovo piano regolatore è quella di una «città policentrica»: non più un unico centro storico intorno al quale ruota in modo caotico un’area enorme, ma tanti piccoli borghi autosufficienti. «Ognuno dei centri – spiega l’architetto – non deve essere più grande di 33 ettari, la distanza che una persona può percorrere a piedi in dieci minuti. L’area di Tor Bella Monaca è più grande del tridente romano: si dovrà passare dalla struttura di una città sproporzionata ad una città di tipo tradizionale, tornare alla dimensione umana».

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Anche la dimensione e la posizione degli edifici dovrà rispondere a queste esigenze di "umanizzazione": «Non si costruiranno edifici più alti di tre o quattro piani, quello che un uomo può fare a piedi. Oggi le persone dicono "sono un abitante dell’R8", è una cosa incredibile». Krier mostra sul video ricostruzioni 3D («sono fatte in Cina – dice – possibile che in Italia non si sappia farle?») di un quartiere costruito sul modello delle vecchie città comunali, la cui vita ruota intorno alla piazza, ai negozi, alle aree di passeggio.

«Ognuno di questi nuovi quartieri avrà una piazza centrale, aree devolute alla funzione non residenziale, oltre a parchi e zone agricole che delimitano i quartieri». Un progetto rivoluzionario anche dal punto di vista sociale: «In Italia finora solo i borghesi hanno potuto abitare nelle palazzine; ora per la prima volta si sperimenta questa tipologia per persone dalle modeste possibilità economiche».

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