ELEZIONI/ Alemanno e Polverini, un voto che sa di ultimatum

Lo tsunami elettorale apre molti interrogativi, a livello di segreterie politiche, come a livello delle amministrazioni, divenute veri e propri laboratori. Il commento di MAURIZIO AMOROSO

31.05.2011 - Maurizio Amoroso
PolveriniRenataInmezzora_R375
Renata Polverini

E adesso viene il difficile. Già, il difficile. Più di quanto non lo fosse già prima. Sì, perché non c’è soltanto il voto di Milano e Napoli da metabolizzare. C’è da prendere lezioni anche da quello nel Lazio, che le sue indicazioni le ha date con chiarezza, eccome. E ha detto, per esempio, che i personalismi – almeno nel centrodestra – non pagano. Ha detto che qui, nella regione che guida la ripresina del centro sud, l’antipolitica non ha attecchito. Ha detto che un voto di protesta – se pure da queste parti davvero c’è stato – non è riuscito a maltrattare più di tanto i vecchi partiti e i suoi protagonisti. Ha detto insomma, per dirla con chiarezza, che con la politica delle mani libere non si va da nessuna parte e che giocare in proprio fa solo perdere energie preziose.

Così, per esempio, è finito con una duplice vittoria del Pdl il derby tutto interno al centrodestra che si giocava sul campo di Sora e di Terracina, dove la presidente della Regione, Renata Polverini, era scesa in campo – con l’appoggio a sorpresa del sindaco di Roma Alemanno – con propri candidati, sfidando quelli del partito di maggioranza. Una sfida che aveva portato la giunta regionale sull’orlo della crisi e che aveva costretto il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, a scendere direttamente in campo per ricordare il suo sostegno nel Lazio a tutti i candidati del Pdl.

Non ha avuto fortuna, il tentativo autonomista della Polverini, che pure si dice soddisfatta per avere, con le sue liste, contribuito al successo del centrodestra, “raccogliendo e intercettando voti ed energie che altrimenti non sarebbero arrivati”. Innalzare una bandiera, anche fosse la propria, per cercare di superare i problemi interni alla propria coalizione, ma senza spiegare bene di quale colore è la bandiera e in rappresentanza di cosa si muove, non ha giovato. Il voto di Sora e Terracina mette così un punto alle polemiche degli ultimi giorni e conferma piuttosto – come qualcuno ha detto – che “senza congressi, senza strutture, senza un’organizzazione territoriale non si governa. O almeno non si governa bene”. Alla Regione come al Comune.

Così non è da sottovalutare il risultato delle urne. Bisogna provare a riprendere il dialogo, all’interno della coalizione che guida il Campidoglio e la Pisana. E deve essere per tutti chiaro che il sindaco Alemanno e la governatrice Polverini hanno lo stesso destino. Un motivo in più per cercare di “rianimare” il Pdl dal coma nel quale, malgrado l’elettorato, sembra essere finito.

Anche perché il centrosinistra non sta a guardare e si prepara a dare battaglia. Il risultato dei ballottaggi lo premia soprattutto ad Alatri, Cassino, Pomezia, Ariccia. Ma i derby, nel Lazio, non ci sono solo nel centrodestra: a Mentana, dove sensibile è stata l’astensione al ballottaggio (circa il 15 per cento in meno di votanti), il centrosinistra ha vinto con in alleanza con Pd, Udc e Ivd e ha toccato il 55,5 per cento. AGenzano, cittadina del Castelli, dopo un testa a testa serratissimo, l’ha spuntata il candidato dall’inedito asse Api-Federazione della Sinistra, contro il candidato ufficiale del Pd. E’ finita 50,30 contro 49,69 e si apre un nuovo laboratorio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori