IL CASO/ 3. Se la semplicità del garzone arriva più in là del critico d’arte

- Gaetano Troina

Prosegue il dibattito sulla statua di Oliviero Rainaldi. Per GAETANO TROINA, fuor di metafora, stride che la statua dedicata a uno dei papi più vicini alla gente urti il sentimento popolare

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La scultura di Oliviero Rainaldi

“Matruzza quntu è ladiu!”. “Madonna quanto è brutto!”. Da buon cittadino romano ero andato nella piazza della stazione Termini per verificare di persona tutto quello che in questi giorni si dice e si scrive intorno al bronzo che in onore del Beato Giovanni Paolo II è stato posto proprio in quella piazza romana, ma che per sua vocazione è una sorta di piazza di tutti i cittadini del mondo.

Guardavo, pensavo, mentre dentro di me avvertivo un profondo senso di fastidio, ma non ero ancora arrivato a formularmi un giudizio definitivo (in verità gli spunti negativi erano parecchi e pochi, pochissimi quelli positivi), quando improvvisamente il mio pensare è stato squarciato (forse anche perché espresso nel mio dialetto originario) dall’espressione: “Matruzza quantu è ladiu!”. Ecco la sintesi che ricercavo. Mi sono immediatamente, totalmente e popolarmente riconosciuto in quella espressione- invocazione che sintetizzava puntualmente il mio disagio.

Colpito dall’espressione-invocazione immediatamente ne ho ricercata la fonte: un gruppo di giovani tifosi palermitani giunti a Roma per la finale di calcio contro l’Inter. In dialetto ho chiesto: “Non vi piace?” La risposta plurale è stata “Come è possibile che una cosa così possa piacere? Non ricorda per niente il Papa!” Ho  continuato a parlare con questi giovani palermitani e ho appreso che quasi tutti sono “garzoni di bottega”, contenti di avere un “posto” di lavoro in tempi così difficili. Questi semplici “garzoni”, nella loro semplicità, hanno permesso che in me emergesse e si evidenziasse la spiegazione del perché provavo un senso di fastidio nel guardare questo che sempre di più (ai miei ignoranti occhi poco avvezzi all’arte) diveniva solo un ammasso di bronzo.

Avvertivo fastidio perché sono stato educato al fatto che “ogni segno è tale perché rimanda sempre a qualcosa d’altro, magari a qualcosa o qualcuno di più grande della sintesi espressiva del segno”; nel nostro caso, invece, il Papa, la sua storia, il suo essere al servizio del Divino erano completamente oscurati dalla presuntuosa e snobistica idea “dell’informe” che parlerebbe al cuore e che susciterebbe domande e risposte su ciò che intende rappresentare.

In gioventù mi aveva provocato (e continua a farlo ancora) l’informità dei Prigioni di Michelangelo, ma questo “informe” che aveva di fronte è solo tale e non riesce a “rimandarmi” proprio a nulla. Quando i segni non rimandano a qualcosa (e nel nostro caso il segno deve essere popolare perché inserito in una piazza popolare) e sono solo fastidiosi per una sana memoria dei fatti a cui vorrebbero riportarsi possono essere o “menzogna” o “superficialità”. Io mi trovavo di fronte ad una superficialità (magari ammantata di accademia) che era divenuta per il mio sguardo popolare la menzogna di un Vero Ricordo.

Sarà pure un’opera d’arte (io ho miei seri dubbi), certamente non è un “segno efficace”. Spero che questa volta non valga il proverbio: “A caval donato non si guarda in bocca”. Io ho guardato in bocca e, per quello che vale,  voto affinché questo ammasso bronzeo sia tolto dallo sguardo e dalla sana memoria popolare. Ovviamente, sono un profondo ignorante in tema di arte.

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