BEN HUR/ L’esperto: ecco perchè non ha mai avuto un grande successo

- int. Franco Palmieri

Il Kolossal hollywoodiano “Ben Hur”, diretto nel 1959 da William Wyler e interpretato da un indimenticabile Charlton Heston sbarca a Roma con un grandioso spettacolo live. FRANCO PALMIERI

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Un momento della presentazione dello show (Foto Ansa)

Il Kolossal hollywoodiano “Ben Hur”, diretto nel 1959 da William Wyler e interpretato da un indimenticabile Charlton Heston sbarca alla Nuova Fiera di Roma di Ponte Galeria dove resterà dal 29 settembre al 6 novembre. Le leggendarie corse delle quadrighe, le lotte tra i gladiatori e le battaglie navali saranno rappresentate dal vivo in uno spettacolo senza precedenti, presentato nel 2009 all’Arena 02 di Londra e successivamente in altre cinque città europee, ma mai in Italia. Importante il contributo di Stewart Copeland, batterista e fondatore del gruppo “The Police”, che ha curato tutte le musiche dello show: «Per riuscire a rendere in musica l’influenza asiatica sulla cultura romana – ha detto Copeland – sono stato a Istanbul, dove ho sentito i gitani che suonano nelle strade». “Ben Hur Live” sarà quindi un kolossal anche dal vivo, con la voce narrante di Luca Ward (doppiatore di Russell Crowe ne “Il Gladiatore”) e combattimenti con spade vere “che possono fare male”, come ha dichiarato il regista Philip W. McKiney. Giuda Ben Hur, principe ebreo, viene tradito dal suo amico d’infanzia, il tribuno Messala, ma troverà la sua vendetta durante la corsa delle quadrighe al Circo di Antiochia, scena leggendaria del film. «La storia racconta avvenimenti che hanno una grande importanza non solo per Roma, ma per tutta la cultura occidentale. – commenta il produttore Rolf Deyhle – Ho prodotto questo show perché, dopo aver osservato il mercato mondiale, mi sono convinto che lo spettacolo ha tutte le caratteristiche per essere accolto con un enorme successo. I turisti vengono a Roma proprio per la sua storia, e noi la raccontiamo”. IlSussidiario.net ha chiesto un parere al regista e attore Franco Palmieri: «Credo che oggi questo kolossal-musical abbia la stessa portata dei grandi film di trenta, quarant’anni fa, e la stessa intenzione di portare davanti al pubblico uno spettacolo grandioso come gioco, come piacere. Sarà una grande occasione anche per  Roma e i suoi cittadini, che potranno osservare in prima persona un momento che sicuramente appartiene  alla città e che fa parte del loro Dna e della loro storia. È sempre molto bello per un pubblico poter rivedere le proprie radici, e lo spettacolo ha proprio questa funzione». Palmieri spiega poi che «oggi il teatro in quanto tale ha più una vocazione simbolica, dove il gesto, l’azione e la scenografia hanno un valore simbolico e poetico. In questo caso, invece, il musical riprende la spettacolarità a cui si poteva assistere una volta con i grandi film, facendo rivivere grandi emozioni che permettono al pubblico di “giocare” per due ore con i propri sentimenti, emozioni e fantasie, ed è certamente un dato molto positivo».

Un grande spettacolo, quindi, anche se, come spiega Palmieri, «il teatro di prosa non gode senz’altro della stessa salute del musical o di altre forme di spettacolo e si può considerare una specie di “Cenerentola” insieme alla musica classica, forse perché manca un’educazione adeguata del pubblico e anche probabilmente un lavoro più reale da parte degli artisti che devono misurarsi con ciò che il pubblico chiede oggi». Franco Palmieri commenta poi la presenza e la colonna sonora di Stewart Copeland, fondatore dei “Police”: «La partecipazione di Copeland è importante in un fenomeno come questo che oggi è mediatico, di comunicazione: il musical attuale è una grande piazza, una grande arena, paragonabile a un concerto di una grande rock band. Quindi è innegabile che questi personaggi e questi eventi appartengano oggi ad una mitologia collettiva, e la loro presenza fa risaltare ancora di più il carattere mediatico di questo avvenimento». Eppure spettacoli del genere stentano ancora a fare il loro ingresso in Italia, e questo perché, secondo Palmieri, «siamo il Paese della lirica, e non del musical: viviamo in un Paese che ha una sua cultura, una sua natura e una sua struttura e, anche se sono passati oltre cento anni dalla morte di Verdi, ancora in qualche modo esiste in ognuno di noi. Il nostro Paese nasce con la lirica, e questa tradizione inevitabilmente rallenta qualsiasi nuovo fenomeno di mercato, come quello del musical». Infine, commentiamo il successo di “Ben Hur Live”, che appare già annunciato: «Gli ingredienti per un grande successo ci sono tutti, e poi queste sono operazioni che nascono già col “vento in poppa”, che quindi già prevedono un enorme successo planetario, e credo proprio che il pubblico resterà molto soddisfatto».

 

(Claudio Perlini)



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