J’ACCUSE/ Bertone (Cisl): Mercedes, un caso che mette in crisi l’industria romana

- int. Mario Bertone

MARIO BERTONE denuncia il fatto che in cinque anni, in Italia, la Mercedes ha cambiato cinque amministratori delegati facendo ricadere le colpe delle perdite sui lavoratori

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Che cosa ha in mente la Mercedes per i siti di assemblaggio e di produzione di materiali che ha intorno a Roma, come quelli di Latina e di Tivoli? Il 13 febbraio si è aperta una vertenza, perché la grande casa automobilistica tedesca ha deciso di mettere in mobilità – vale a dire che ha cominciato a parlare di esuberi – 188 lavoratori. La sensazione dei sindacati è quella di un progressivo smantellamento e di una politica aziendale che scarica sui lavoratori responsabilità che arrivano da ben altra parte. Mario Bertone, segretario generale della Cisl di Roma, avverte che i sindacati, uniti tra di loro, porteranno la vertenza a livello nazionale e chiameranno in causa le istituzioni per sollecitarle a intervenire in una vicenda, che sotto molti aspetti appare contraddittoria.

Che cosa succede esattamente?

Succede che la Mercedes Italia cambi, nel giro di cinque anni, cinque amministratori delegati, e allo stesso tempo, non riesca a fare un piano industriale credibile e serio. E che, come se non bastasse, faccia ricadere la colpa di tutto questo – con una perdita accumulata di 60 milioni di euro, undici solo in quest’ultimo anno – sui lavoratori.

I conti della “casa madre” di Stoccarda sono tutt’altro che negativi, anzi.

Appunto. Quest’anno a Stoccarda si chiude con degli utili per oltre 11 miliardi di euro. Qui, nella zona di Roma, non si riesce vedere uno spiraglio, un piano credibile, un intervento che riesca a invertire una tendenza gestionale disastrosa. Tutto intorno un fiorire di “luoghi comuni” che non hanno alcun senso.

Quali sarebbero ?

Si parla della zona di Roma come di un’area di impiegati della pubblica amministrazione, ma nessuno sa che, bene o male, la zona di Roma è anche il secondo polo industriale italiano, con la presenza di numerosi aziende di cui non è contemplata l’esistenza. Ma non c’è un intervento concordato e programmato tra pubbliche istituzioni e aziende.

Tutto questo comporta dei problemi di carattere sociale?

Si sta impoverendo una zona senza fare nulla. Lei faccia solo una somma di quello che hanno comportato i tagli e i correttivi nella pubblica amministrazione, la riforma traumatica delle pensioni e una riduzione dei posti di lavoro come sta avvenendo in questi giorni nei siti della Mercedes Italia. Ci vuole poco a comprendere che c’è una perdita secca di reddito e di capacità di acquisto.

Voi avete già avuto un confronto con la controparte aziendale, ora cercherete di conivolgere le istituzioni?

La vicenda è partita il 13 febbraio, e a giorni ci rivedremo per la seconda volta. Ma è evidente che non possiamo rivolgerci alle istituzioni solo per informarli e registrare che ci sono lavoratori in cassa integrazione. Il problema qui è più ampio e ormai richiede una programmazione di interventi a livello di occupazione e di rilancio dell’economia.

La cosiddetta “fase due”, un piano che, dopo aver messo in sicurezza i conti, rilanci l’economia

Appunto è solo questo che aspettiamo. Ma qui sembra che passi solo una “linea tedesca”, anche quando gli errori vengono fatti da vertici aziendali inadeguati. E, alla crescita, mi pare che, tra governo e varie istituzioni locali, non ci pensa seriamente nessuno.

Chiederete indicazioni, interventi, investimenti, tutto quello che spetterebbe a qualsiasi istituzione pubblica di fronte a una situazione di crisi?

Questo è il minimo. Purtroppo, continuiamo ad assistere a piani industriali sbagliati, cambiamenti di amministratori delegati una volta all’anno e licenziamenti.

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