METRO C/ L’esperto: il perché di un ritardo lungo oltre vent’anni

La linea C della metropolitana doveva essere pronta per il 2000, non lo è ancora nel 2012. Secondo ANDREA GIURICIN è un problema di tutte le infrastrutture italiane

03.02.2012 - int. Andrea Giuricin
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Foto Infophoto

La linea C della metropolitana romana è stata definita da qualcuno l’opera incompleta più costosa d’Europa. Incompleta, perché il progetto è partito nel 1990 con l’intenzione di inaugurarla per il 2000, anno del Giubileo, ma si è cominciato al lavorare veramente solo nel 2001 e nel 2012 siamo ancora lontani dalla fine dei lavori. La più costosa, perché l’aumento dei costi rispetto alle stime fatte inizialmente è oggi pari al 163,5% in più. Da un miliardo e 952 milioni, infatti, si è arrivati oggi a 5 miliardi e 72 milioni di euro. E le prospettive sono che solo nel 2018 si terminerà una parte del percorso totale. La linea C nella sua totalità ha una lunghezza pari a 25,5 chilometri di cui 8,2 in superficie. Deve collegare il centro storico di Roma con la periferia est andando oltre il Grande Raccordo Anulare. In tutto sono previste trenta fermate con intersezioni con la linea A a San Giovanni e a Ottaviano San Pietro e con la linea B alla fermata del Colosseo. Secondo Andrea Giuricin esperto di problematiche legate al mondo dei trasporti contattato da IlSussidiario.net, il caso dei ritardi e dei costi della linea C della metropolitana romana non ha giustificazioni. “Non è solo un problema inerente a questo caso particolare, ma è un problema generale che in Italia si ripresenta sempre o quasi quando si tratta di infrastrutture”. Nel caso di Roma, aggiunge “una città che ha un bisogno estremo di una linea metropolitana adeguata, siamo davanti alla peggiore situazione in Europa, forse solo Istanbul ha una situazione peggiore”.

La linea incompiuta più costosa d’Europa. E’ davvero così? E perché si è arrivati a questa situazione?

Che sia una incompiuta è un dato di fatto:  ancora oggi principalmente se ne parla e ben poco se ne fa. Questo significa allungamento dei tempi e maggiore incertezza. Maggiore incertezza a sua volta significa aumento dei costi. E’ tutto collegato. Questa è la prima problematica da considerare, un problema di tempi.

Gli altri fattori?

Il secondo fattore da considerare è che se è vero che Roma è una città abbastanza complicata per portare a compimento una linea metropolitana data la sua natura e la presenza di notevoli beni architettonici, anche Atene era nella medesima situazione eppure sono riusciti a concludere i lavori entro la programmazione, quella cioè delle Olimpiadi. Il terzo punto tocca infine l’aspetto dei finanziamenti.

In che modo?

Per circa dieci e anche più anni i finanziamenti per la linea C non ci sono stati: erano solo sulla carta, ma in realtà non esistevano. Evidentemente c’è un problema di finanziamento. Se non ci sono i soldi il progetto non può andare avanti, i tempi si allungano e il progetto diventa ancora più costoso. Il che ci fa capire come sia pericoloso dare via a un progetto se manca questa parte fondamentale, il finanziamento.

Le sembra giustificabile una situazione del genere?

Non è giustificabile nel modo più assoluto. Ma purtroppo non è solo un problema della linea C a Roma, ma in generale è un problema che in Italia si ripresenta sempre o quasi per quanto riguarda le infrastrutture. Tutte le infrastrutture in Italia hanno subito rallentamenti, tutte le infrastrutture hanno subito un aumento dei costi rispetto al piano originale.

Perché succede questo?

C’è una analisi significativa fatta da RTC (Rail Train Company, ndr) sui costi di costruzione sulla propria rete presentata al Senato nel 2007. Questa analisi mostrava che i costi italiani per un chilometro di alta velocità sono tripli rispetto a quelli europei. Ma se RTI poteva dimostrare i propri costi, non è colpa sua per questi costi: la colpa va piuttosto ricercata nel modo in cui si fanno le gare in Italia, e anche perché tante volte  i finanziamenti non arrivano e l’opera si blocca. E bloccare l’opera significa aumentare i costi.

A Roma una nuova linea metropolitana significherebbe moltissimo per risolvere almeno in parte la situazione del traffico di superficie.

Roma è in una situazione tra le peggiori, forse la peggiore non solo in Europa, ma al mondo per quanto riguarda la costruzione di linea metropolitana. Forse solo Istanbul in Europa è messa peggio di Roma. La capitale per via della sua situazione di traffico di superficie avrebbe bisogno non di una linea C, ma di una linea D, E e anche F come ogni altra grande città europea.

Cosa si può fare per risolvere questa situazione?

Il nuovo governo qualcosa sta facendo, ad esempio con l’introduzione dei project bond, oppure con i cosiddetti  PPR, i Progetti privati pubblici dove il privato entra ad aiutare il pubblico laddove non ci sono finanziamenti. Poi un altro passo necessario e fondamentale sarebbe il taglio di tutta la burocrazia che circonda le infrastrutture e il lavoro. Con i tagli e le innovazioni citate i progetti potrebbero aumentare il ritmo e diminuire i costi.

Che previsioni si possono fare per il completamento della linea C?

Dipende quale tratta pensiamo, non oso pensare al termine di tutto il percorso, sono abbastanza pessimista visto come si è proceduto fino ad oggi.  Nel caso ci siano davvero le olimpiadi a Roma nel 2020, spero si riesca a concludere per quella data, ma siamo in Italia quindi questo non è così certo.

Si è fatto l’esempio della metropolitana di Madrid conclusa in 36 mesi.

Ma non solo l’esempio di Madrid. Si cita sempre il contesto archeologico di Roma, ma diciamo chiaramente che non è colpa dei reperti archeologici il ritardo, questa è una scusa della politica. C’è ovviamente a Roma la presenza di reperti archeologici,  ma ci sono anche in altre città. Costerà un po’ di più fare il lavoro, ma guardiamo a quello che hanno fatto ad Atene mettendo i monumenti al fianco della linea e così facendo hanno addirittura valorizzato la metropolitana. Quella del problema archeologico è  una scusa politica per non aver saputo fare nulla in così tanti anni.

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