TURISMO/ Così le “microtasse” di Monti penalizzeranno il settore

- int. Vittorio Ferri

Molte delle tasse locali e nazionali sul turismo, dice VITTORIO FERRI, rischiano di essere dannose per i flussi turistici. Sono balzelli che non vengono reinvestiti nel settore

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Foto Infophoto

Arriva la bella stagione e con il caldo iniziano ad arrivare nella Capitale i flussi più consistenti di turisti, soprattutto stranieri. Godersi le bellezze monumentali con il sole rende giustizia agli angoli caratteristici di Roma dopo una primavera non esaltante dal punto di vista meteorologico. Ad aver patito maggiormente dei capricci del maltempo sono gli stabilimenti balneari della costa laziale, da Ostia a Torvajanica. Assobalneazione denuncia la perdita di un milione e mezzo di euro per i mancati introiti dovuti alle cabine ancora sfitte. Mentre il Governo vara nuove “micro-tasse” sul turismo decise dal governo, due euro per ogni biglietto aereo erogato oppure un euro e mezzo per ogni sbarco nelle Isole Minori. Abbiamo chiesto un commento per Il Sussidiario.net a Vittorio Ferri, Docente di Programmazione economico territoriale e politiche del Turismo. 

Le nuove “micro-tasse” possono disincentivare il turismo nel nostro Paese? Oppure, non trattandosi di grandi importi, non ci sarà nessun effetto negativo?

In generale, potrebbero avere un effetto di regolazione dell’accesso verso alcune destinazioni che possono avere sovraccarichi in alcuni periodi dell’anno tuttavia può esser motivo per preservare alcuni luoghi particolarmente sensibili a livello ambientale, ad esempio alcune piccole isole che spesso risultano troppo affollate. L’approccio recente alle imposte non è comunque dei più brillanti poiché sono state concepite con l’intento di far cassa e non di migliorare le destinazioni turistiche. I turisti, però, non vanno solo tassati ma vanno anche assicurate loro delle possibilità di voice, vale a dire tutti quegli strumenti attraverso i quali possono segnalare disservizi e suggerire migliorie.

Roma, in particolare, ha beneficiato degli effetti della tassa di soggiorno?

La tassa di soggiorno, introdotta nel 2011, è stata inizialmente molto discussa, tuttavia i primi dati dell’applicazione relativi al Decreto di Roma Capitale non mostrano livelli di depressione sugli arrivi e sui pernottamenti. Roma ha scelto di applicare una tassa soggiorno (intendendo per tale il costo dell’imposta di soggiorno per una notte, a persona) pari a 2 euro per alberghi a 2 e 3 stelle, e a 3 euro per alberghi a 5 stelle. La quota di gettito recuperata è stata però in minima parte utilizzata per interventi su monumenti e potenziamento dei mezzi pubblici. Lo stesso discorso vale per le altre due città del nostro Paese, Venezia e Firenze, che hanno applicato il tributo.

Esistono tasse simili negli altri paesi europei?

In Francia, ad esempio, la tassa di soggiorno esiste da più di cent’anni e Parigi è sempre prima fra le mete mondiali turistiche. La Catalogna, che comprende la città di Barcellona, sta pensando di introdurla mentre a Berlino debutterà il primo gennaio del prossimo anno con contributi massimi di tre euro per notte. Tornando in Italia, anche a Milano si sta discutendo l’opportunità di istituirla.

 

Pensa che gli effetti sulle casse dei comuni turistici potrebbero essere più pesanti poiché le nuove tasse varate dal Governo non erano previste nel consuntivo di bilancio, varato l’anno scorso?

 

Questo fa parte dei problemi ricorrenti della politica pubblica italiana con provvedimenti di natura emergenziale ed è una tendenza, purtroppo, quasi irreversibile. Anche l’Iva finirà per penalizzare il settore nel nostro Paese. Più equa sarebbe un’applicazione ragionata città per città: del resto, Milano non ha il flusso turistico di Roma o Venezia e non presenta gli stessi punti di forza o gli stessi punti deboli.

 

Spesso, gli italiani tendono a scegliere di trascorrere le vacanze all’estero, penso alle isole greche o a quelle spagnole.

 

Questo dipende da due fenomeni: i moltissimi pacchetti offerti su internet e la moltitudine di voli organizzati dalle compagnie aeree low-cost che hanno reso accessibili molte destinazioni. Ovviamente, questi due fattori sono strettamente legati fra di loro e traggono profitto l’uno dall’altro. Sicuramente, il Sud d’ Italia, che non ha niente da invidiare alle spiagge greche o spagnole, resta una grande opportunità che non abbiamo saputo cogliere: mancano ancora molte strutture e i collegamenti non sono ancora a un livello competitivo o che possa essere in grado di attirare il turista straniero.

 

(Federica Ghizzardi)

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