CASO ACEA/ L’esperto: luci e ombre sulla vendita delle quote

- int. Carlo Scarpa

Dopo la bagarre scoppiata durante la discussione riguardo la delibera 32 relativa alla cessione del 21% delle quote comunali di Acea, la seduta è stata sospesa. Il commento di CARLO SCARPA

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Foto: InfoPhoto

Scrivanie rovesciate e lancio di sedie ieri mattina in Aula Giulio Cesare. Nel corso dell’Assemblea capitolina in cui si doveva discutere della delibera 32 relativa alla cessione del 21 per cento delle quote comunali di Acea, è scoppiata una bagarre che ha portato alla sospensione della seduta. Tutto è cominciato con l’annuncio da parte del presidente dell’Assemblea, Marco Pomarici, di una richiesta di “sospensiva” nella votazione degli ordini del giorno che ha fatto infuriare l’opposizione, in particolare i capigruppo de La Destra, Dario Rossin, e di Roma in Action, Andrea Alzetta, che hanno preso a calci e rovesciato alcune sedie e scrivanie. Il sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno, si è successivamente detto «sconcertato dalla gravità dei comportamenti messi in atto oggi dalle opposizioni, con l’unica eccezione dell’Udc. Gesti di violenza, intimidazioni, occupazioni dell’Aula indicano con chiarezza che è in atto un tentativo di bloccare la funzionalità democratica della nostra Assemblea». 

Il primo cittadino ha poi lanciato un appello a tutti i gruppi di opposizione, affinché «si esca da questa situazione anche trovando un’intesa sulle modalità di attuazione della delibera, che però non possono rappresentare una rinuncia alla sostanza di queste decisioni necessarie al bilancio e allo sviluppo della nostra città». Richiesta di dialogo considerata invece «surreale» da Umberto Marroni, capogruppo del Partito Democratico di Roma Capitale, secondo cui le opposizioni «hanno ribadito la disponibilità a discutere del bilancio e holding, mentre contemporaneamente il capogruppo Gramazio nella riunione dei Presidenti di Gruppo annunciava di voler ripresentare un atto illegittimo lunedì nel tentativo di forzare la discussione e mettere un bavaglio alle opposizioni». L’unica vera violenza, sottolinea Marroni, «è quella del Sindaco Alemanno contro il regolamento dell’Assemblea Capitolina e contro la democratica espressione del dissenso da parte dell’opposizione nelle forme previste dalle norme democratiche. La maggioranza si è presentata con un’illegittima ed inammissibile questione sospensiva per far decadere gli ordini del giorno di tutte le opposizione, calpestando le regole democratiche che l’aula si è data».

IlSussidiario.net ha quindi contattato Carlo Scarpa, docente di Economia Politica presso l’Università di Brescia, secondo cui bisogna innanzitutto chiedersi «per quale ragione si ritenga fondamentale tenere Acea in mano pubblica. Evidentemente Alemanno non ha l’impressione che si tratti di una partecipazione strategica e ritiene quindi che Acea possa essere lasciata al mercato». Ragionamenti come quello del primo cittadino romano non sono certo unici in un periodo come quello attuale, basti pensare a quello di Milano che ha scelto di cedere una parte di Sea e, come spiega il Professor Scarpa, «si sta seriamente interrogando su cosa fare delle altre partecipazioni. E’ un momento molto difficile della finanza locale, quindi si tratta di valutazioni che, anche se non ovvie, sono quanto mai legittime».

Ciò che invece risulta più curioso nel comportamento del Comune capitolino è il mancato accordo con Gdf-Suez: «E’ strano – spiega Scarpa – che in passato si sia sostanzialmente messa alla porta la possibilità di una join venture con un grosso operatore francese che è stato di fatto cacciato fuori a favore di Caltagirone, investitore privato che offre sicuramente minori garanzie sotto il profilo della qualità industriale». Resta il fatto che la maggior parte dei comuni italiani sta vivendo una situazione oggettivamente molto difficile e, «non avendo una propria autonomia finanziaria, è chiaro che rispecchiano la crisi del governo centrale». 

Quindi, ipotizza il Professor Scarpa, «si potrebbe pensare di restituire una certa autonomia finanziaria ai comuni, che però si potrebbe tradurre in nuove tasse che ovviamente nessun cittadino vorrebbe. Ritengo che possano essere pensati molti modi per rendere più efficace la macchina comunale, in particolare lavorando sulle importantissime cifre che tutti i comuni investono nel trasporto pubblico locale senza una grande attenzione all’efficienza. Detto questo, la situazione è però tale da richiedere interventi probabilmente anche straordinari».

Tasto dolente, quello del trasporto pubblico capitolino, da pochi giorni più oneroso e di dubbia qualità: «Abbiamo da poco assistito all’aumento delle tariffe di biglietti e abbonamenti, ma la verità è che bisognerebbe incidere concretamente sulla qualità del servizio. Ancora più a monte sono però le stesse macchine comunali ad aver bisogno di essere riviste e migliorate».

Se Alemanno dovesse vendere le tanto discusse quote di Acea, in che modo potrebbero essere successivamente investite le risorse ottenute? A tal proposito, Scarpa spiega che «se si vende una partecipazione comunale, le entrate normalmente non possono essere utilizzate per coprire le spese decorrenti ma devono essere riutilizzate per investimenti su opere diverse. Non so se il progetto del Comune di Roma è invece quello di vendere le quote per continuare a finanziare la spesa corrente, ma si tratterebbe ovviamente di un tentativo illecito, visto che esistono norme nazionali che affermano che questo è vietato. Bisognerebbe quindi concentrarsi sulla possibile destinazione dei fondi che Alemanno pensa di ricavare dalla vendita di Acea».

Chiediamo infine al professor Scarpa un giudizio su possibili scenari futuri. Alemanno riuscirà a vendere questa quota? «E’ sempre difficile fare previsioni sull’esito di un processo politico molto complesso come questo, per altro in una città complessa come quella di Roma. Immagino però che se Alemanno è effettivamente convinto di tutta questa operazione e potendo contare oltretutto sull’appoggio dell’Udc,  credo che politicamente abbia tutte le possibilità di andare fino in fondo».

 

(Claudio Perlini)  

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