ALLARME MONUMENTI/ De Feo: l’intervento di sponsor privati? Il problema è la burocrazia

- int. Diana De Feo

Crolli nella Fontana di Trevi, è allarme monumenti a Roma. Il sindaco Alemanno chiede l’intervento degli sponsor. L’opinione della senatrice DIANA DE FEO

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Foto Infophoto

Roma. E’ allarme crolli a Roma, la città forse che raccoglie al suo interno il maggior numero di monumenti e opere artistiche. L’ultimo episodio si è registrato qualche giorno fa quando si è osservata la caduta di stucchi all’interno della Fontana di Trevi, di tutti i monumenti romani uno dei più noti e maggiormente ammirati. L’episodio, che si somma con altre emergenze registrate già da mesi nella capitale, ad esempio la copertura della Domus Aurea o il Colosseo, è stato recepito dal sindaco Alemanno come un richiamo a nuove e maggiori sponsorizzazioni per il restauro di questi monumenti. Come si sa, il Colosseo è da tempo interessato da una operazione di questo tipo, pur fra molte problematiche. Alemanno ha fatto sapere che in tempi brevi incontrerà il ministro Ornaghi per trovare insieme a lui la possibilità “di costituire un fondo speciale per tutelare i monumenti più importanti di Roma”. IlSussdiario.net ha chiesto alla senatrice Diana de Feo, esperta di arte e cultura e recupero monumenti, di commentare queste parole del sindaco. “La partecipazione di sponsor” ha detto “deve essere considerata la benvenuta, specie in questo momento di crisi che attraversa l’Italia. Se lei va a visitare oggi il Colosseo, troverà una targa che ricorda l’intervento di un ricco patrizio romano che nel 200 dopo Cristo in seguito a un forte terremoto sponsorizzò i lavori di restauro del monumento”. Dunque, se si è potuto fare 1800 anni fa, non si vede perché non farlo oggi. “Attenzione, perché come ci ha insegnato il caso del Colosseo, gli interventi di sponsor privati trovano un forte ostacolo nella burocrazia amministrativa che regola la realtà delle opere d’arte italiane”.

Senatrice, come accoglie le parole del sindaco Alemanno in merito all’ingresso di nuovi sponsor per restaurare monumenti come la Fontana di Trevi?

La partecipazione di sponsor deve essere considerata la benvenuta a condizione che le operazioni per legalizzare queste attività di sponsor siano abbastanza rapide.

Non è così?

Se si deve considerare quello che è successo con i 100 milioni che al momento non sono ancora stati usati né, credo, erogati da Diego della Valle per il Colosseo allora fora ci troviamo di fronte a qualcosa di molto difficile  da realizzare. Ma è importante cercare di sbloccare questa situazione perché in questo momento di crisi italiana prima che cadano altri monumenti è auspicabile un intervento al massimo livello.

Lei ha citato il caso della sponsorizzazione del restauro del Colosseo. Cosa è andato storto in quel caso?

E’ proprio qua il punto del problema.  La sponsorizzazione trova forti resistenze dal punto di vista burocratico: sponsor ce ne sono, ma è difficile arrivare fino in fondo.

Perché? E’ un classico problema di lentezza italiana o qualcosa d’altro?

C’è sicuramente un problema che si ripete continuamente. Guardiamo al caso gli albergatori campani che si erano offerti di sponsorizzare la riapertura della famosa piscina Mirabilis. Dopo un anno di discussioni e accordi vari sono andati dal notaio a fare le firme e poi l’accordo è saltato perché la sovrintendenza di Pompei si è opposta.

Burocrazia fine a se stessa o non si vuole che i privati entrino in questo settore?

Non saprei dirlo, ma certamente c’è una disfunzione, c’è una complesso di pratiche e poi  storia del ricorso ai tribunali amministrativi fa bloccare tutto.

Si aspettava questo improvviso allarme per la Fontana di Trevi?

 

Me lo aspettavo, perché c’è una situazione che attiene all’Istituto centrale del Restauro che dovrebbe far continuamente degli esami dei massimi monumenti, e questo manca. Non solo la Fontana di Trevi, abbiamo visto quanti monumenti andare a pezzi a Pompei, perché ci dovrebbe essere un monitoraggio costante e un registro delle gravità con l’urgenza per intervenire.

 

Dunque c’è una mancanza amministrativa ben precisa.

 

Le posso fare il caso della cappella degli Scrovegni a Padova su cui ho fatto una interrogazione apposita.  Tempo fa c’è stato un crollo e nella cappella è stata fatta una serie di interventi che si sono dimostrati incompatibili con il peso del soffitto e la struttura muraria. Poi si sono registrate infiltrazioni d’acqua che viene pompata via, ma tutto questo intervento non è sufficiente, anzi, rischia di ottenere l’effetto contrario. Insomma una situazione molto grave. Adesso viviamo sperando che non giunga un altro terremoto  per perdere questo bene di interesse mondiale, storico artistico, culturale. In una parola: un bene che è tutto.

 

Casi come questi si verificano perché si attende il crollo eventuale invece di monitorare in precedenza.

 

Come le dicevo, è l’ufficio dell’Istituto centrale dei restauri che dovrebbe intervenire con una sponsorizzazione dei massimi monumenti italiani, catalogandoli e poi agire in precedenza. Perché è meglio prevenire che mettersi a ricostruire dopo un crollo. 

 

A Roma ci sono altri monumenti a rischio?

 

Il Palatino con la Domus Aurea è stato recentemente interessato da un intervento di messa in sicurezza, sono stati fatti alcuni interventi urgenti. Ma comunque se non si procede con una attenta opera di monitoraggio di tutti i principali monumenti italiani e non solo di Roma, dobbiamo convivere con la paura che un prossimo terremoto ci porti via questo bene unico al mondo che è memoria della nostra storia. 

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