ELEZIONI/ De Palo (assessore): il mondo cattolico deve uscire dalla “lista”

GIANLUIGI DE PALO, assessore alla famiglia del Comune di Roma dice la sua sulle linee guida per il futuro: giovani e famiglia le priorità. Nuove sfide per i cattolici

08.02.2013 - int. Gianluigi De Palo
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Il Colosseo (Foto: Infophoto)

Famiglia e turismo. Sono i punti cardine dell’Italia ed è su questi che bisogna puntare per un rilancio del nostro paese. È quello che sostiene Gianluigi De Palo, assessore alla famiglia, all’educazione e ai giovani del Comune di Roma e fondatore del movimento Ol3, il contenitore di bene comune creato nei mesi scorsi insieme ai due vicepresidenti, l’attrice Beatrice Fazi e il regista Claudio Morici. In questo periodo di campagna elettorale, dove nei salotti del dibattito si sentono i politici parlare spesso di alleanze e promesse per il futuro, De Palo va controcorrente, poco interessato a liste e partiti, preferisce al contenitore i contenuti. Sussidiario.net l’ha intervistato in esclusiva.

Come valuta la situazione politica attuale, mi riferisco, in particolare, agli schieramenti creati tra  centrosinistra, centrodestra e il centro di Monti?

È una situazione particolare, poco chiara. La vera difficoltà è che molta gente, anche il sottoscritto, non sa veramente dove collocarsi proprio perché non c’è nemmeno una chiarezza antropologica dietro ai partiti politici. Le ideologie non ci sono più: destra, sinistra e centro di per sé non significano nulla.

È giusto il dibattito sui valori non negoziabili?

Sì è fondamentale per un motivo molto semplice. Con l’Europa che decide fondamentalmente la politica economica, con i governi transnazionali che decidono la politica estera ed energetica, e con le poche risorse a disposizione non ci rimane che affrontare questi temi che non sono assolutamente secondari

Perché?

Sono temi fondanti l’uomo, la vita e il futuro. A seconda di dove cade la scelta dei valori si ha una visione di ciò che sarà il tuo futuro. Oggi come oggi in Italia stiamo vivendo, tra le altre cose, anche una crisi demografica di proporzioni impensabili e stiamo continuando a parlare di altre situazioni che non vanno a risolvere questo problema.

Questo dibattito, quindi, non può coincidere con scelte partitiche?

Nessun partito purtroppo ha fatto una scelta chiara sul futuro. Nessuno ha detto in maniera chiara un sì nei confronti della natalità o delle politiche familiari. Si parla ancora di quoziente familiare quando il forum delle famiglie propone il fattore famiglia… Paradossalmente il mondo politico non è attento alla sostenibilità di una serie di proposte. Si parla pochissimo di contenuti, e più di alleanze.

Quali sono i problemi reali da affrontare nell’immediato e quali gli impegni del mondo cattolico?

Il tema fondamentale oggi è un fisco più equo: se non aiuti le famiglie ad arrivare a fine mese non solo la gente è costretta a non fare figli ma non riesce nemmeno a vivere. In secondo luogo c’è da affrontare il tema dei giovani e del lavoro. Oggi con il 37% di disoccupazione bisogna immaginare qualcosa per dare una risposta concreta alle giovani generazioni. Qualche tempo fa si parlava del problema dei contratti a progetto, che non funzionavano, oggi non ci sono nemmeno quelli ed è questa la cosa grave che va automaticamente a cozzare con il desiderio di famiglia dei giovani. Terzo, dobbiamo interrogarci riguardo l’attenzione al senso dello Stato. Ci sono troppi sprechi.

Qualche esempio?

Io faccio l’assessore al Comune di Roma e dico, per esempio, che non è possibile il divario economico tra un consigliere regionale e un assessore comunale.
Sprechi oggettivi che vanno ridimensionati e tagliati. E non è tutto. Io sono fermamente convinto che noi dovremmo poter contare su famiglia e turismo e, invece, le stiamo dilapidando senza rendercene conto e senza capire quale effettivo rilancio concreto potrebbe garantire all’Italia una loro valorizzazione.

È in questo senso che nasce il movimento Ol3? Quali sono i suoi obiettivi?

Ol3 nasce con l’idea di riprendere il discorso che Papa Giovanni Paolo II fece ai giovani di Tor Vergata il 19 agosto 2000. Disse in sostanza rivolgendosi a loro: voi non vi rassegnerete a un mondo in cui altri esseri umani stanno peggio di voi…e declinò tutti i verbi al futuro. E noi ci siamo interrogati sul perché e la nostra
risposta è che quel futuro è il nostro presente.

Cioè?

Oggi è il tempo in cui i giovani non si devono rassegnare. Pensiamo che quella generazione che quel giorno era lì ad ascoltarlo e su cui Giovanni Paolo II ha investito tanto debba essere coinvolta nelle scelte importanti, oggi hanno un età giusta per potersi impegnare.

Sul suo sito appare un articolo intitolato “Cattolici e politica: un futuro ol3 i santini”. Una sorta di slogan… Che cosa intende dire?

Il concetto è che oggi come oggi il mondo cattolico deve uscire dalla lista. È giusto che vengano messi nelle liste, ma dobbiamo fare un salto di qualità e trasformare questa occasione nel consenso. La sfida futura non è solo quella elettorale ma rispetto ai valori che proponiamo. I temi non negoziabili muoiono e perdono forza se non riusciamo a farli diventare concreti

Dopo lo scandalo nel Lazio, cosa ci vorrebbe, secondo lei, per restituire un’immagine dignitosa alla sua regione?

Uomini e donne di buona volontà che si mettono in gioco. E poi ci vorrebbe senz’altro un dimezzamento dei costi totali dell’amministrazione perché dare a un consigliere regionale 10 o 12 mila euro è una cifra
impensabile per ogni comune cittadino, e credo sia quello forse che li fa pensare di essere onnipotenti.

Chi la spunterà alle elezioni regionali 2013?

Non ne ho idea. I sondaggi dicono Zingaretti. Io sto cercando di fare bene l’assessore a Roma che è molto impegnativo.

(Elena Pescucci)

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