PAPA/ Padre La Manna (centro Astalli): Francesco ha fatto sentire persone i rifugiati

Ieri Papa Francesco ha incontrato i rifugiati del centro Astalli, nel cuore di Roma. GIOVANNI LA MANNA, presidente della struttura, ci racconta la straordinaria visita

11.09.2013 - int. Giovanni La Manna
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Papa Francesco (Infophoto)

E’ sceso da un’anonima berlina sorprendendo di nuovo tutti: perché, lui che scendeva, era il Papa, perche la berlina era anonima e perché era senza scorta. Francesco ha così incontrato i rifugiati del centro Astalli, nel cuore di Roma. «A cosa servono alla Chiesa i conventi chiusi? I conventi dovrebbero servire alla carne di Cristo e i rifugiati sono la carne di Cristo», ha detto loro, dopo averli incontrati uno ad uno. «Ognuno di voi, cari amici – ha aggiunto -, porta una storia di vita che ci parla di drammi di guerre, di conflitti, spesso legati alle politiche internazionali», «porta soprattutto una ricchezza umana e religiosa, una ricchezza da accogliere, non da temere». Giovanni La Manna, gesuita e presidente del Centro Astalli, è stato con Francesco per tutto il tempo della visita, e ci parla dello straordinario incontro.

Perché il Papa è venuto a trovarla?

Gli avevo scritto per invitarlo ai primi di aprile, subito dopo la sua elezione. Il 10 ricevo una chiamata. Era lui. Mi dice: «sono Papa Francesco, ho ricevuto la tua lettera. Prometto di venire a trovarti. Non so ancora quando. Saluta i rifugiati da parte mia». In agosto, c’è stata una seconda telefonata per stabilire quando sarebbe venuto.

E lei se l’aspettava che avrebbe accettato il suo invito?

La certezza non ce l’avevo. Più che altro lo speravo fortemente e, dopo Lampedusa, dopo aver visto quanto realmente gli stessero a cuore gli ultimi, ho iniziato a pensare che non fosse così improbabile che accettasse.

Cosa l’ha colpita dell’incontro di ieri?

Ha voluto incontrare e ascoltare tutti, uno per uno. Qualcuno gli ha sussurrato delle parole all’orecchio. Sappiamo che molti hanno storie drammatiche, difficili da raccontare in presenza ad altri. Gli stavano raccontando proprio quelle storie. Si sono fidati del Papa. E il Pastore della Chiesa di Roma si è preso cura delle persone della sua Diocesi.

Perché a un rifugiato, che di suo ha parecchi problemi, dovrebbe importare di parlare col Papa?

Perché il Papa nei loro confronti ha quella’attenzione e quella comprensione che l’indifferenza di molti gli nega. A costoro, spesso, non viene neppure riconosciuto il fatto di essere persone. Francesco, invece, li tratta come tali, riaccendendo in loro la speranza. D’altra parte, in Francesco è chiaro come Cristo sia venuto tra gli uomini senza fare distinzioni tra colore della pelle, lingua, provenienza, repubblicani, prostitute e peccatori.

 

I rifugiati del suo centro da dove provengono?

Ultimamente, soprattutto da Siria ed Egitto. Continuano a giungere, inoltre, da anni dall’Afghanistan. Il che ci interpella sulla nostra missione “di pace”.

 

Credono che il Papa possa scongiurare la guerra?

Non chiedono al Papa di risolvere i problemi. Ma sanno che, insieme a lui, è possibile porre rimedio alla situazione. I rifugiati sanno che se il Papa prega e digiuna per i loro Paesi, qualche frutto lo sortisce.

 

Cosa le ha detto personalmente?

Mi ha incoraggiato a continuare con la mia opera, confermandomi nella mia vocazione al servizio dei rifugiati.

 

(Paolo Nessi)

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